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Giovannini ha la ricetta anti-crisi: "Non gettare il cappello in aria, lavorare uniti e ritrovare la brillantezza perduta"

02/03/2010 08:04

Paolo Giovannini la ricetta per superare il momento di difficoltà ce l'ha. Ed è ben chiara: non gettare il cappello per aria, compattarsi, trasmettere serenità. Il diesse rossonero è scontento, come tutti, della prestazione esibita a San Giovanni dalla sua squadra, ma la sua analisi prova a non fermarsi all'ovvio, all'evidente.

Tre gare, un punto: c'è un filo conduttore unico in questo momento di appannamento dei rossoneri?
"No, distinguerei. A mio avviso la gara contro il Gubbio è stata ottima, superiore a molte partite casalinghe giocate, e vinte, dalla Lucchese. Diverso è il discorso per le due trasferte dove parecchie cose non hanno funzionato e per le quali non ci possiamo certo dire soddisfatti. Fuori casa siamo mancati".

Il problema sembrerebbe quindi essere più legato alla gare in trasferta secondo questa analisi, non al momento in generale.
"Allora, partiamo da un dato di fatto senza crocifiggere nessuno: ci sono alcuni elementi che non stanno attraversando un momento felice, in tanti mancano di brillantezza e un dribbling sbagliato non si tenta la seconda volta in questi casi. Questa situazione finisce per cozzare in parte con il modulo, perché è dispendioso e in trasferta forse si avverte di più".

Quindi è un problema anche di modulo?
"Si lega a quanto appena detto: è un collettivo in difficoltà e il modulo, dispendioso di per se stesso, ne risente. Il Bari, per fare un esempio, gioca con quattro attaccanti, ma se quelli davanti fanno fatica ecco che ne risente tutto l'equilibrio. Probabile che in trasferta si debba pensare a qualcosa di più prudente".

Tante cause insomma.
"Sì, gli altri hanno iniziato a conoscere il modulo, noi siamo in un periodo di difficoltà e forse in troppi si è pensato che il campionato fosse già chiuso. Direi che al 60% è un problema di brillantezza e al 40% di perdita di fiducia".

L'unica cosa da evitare sarebbe proprio subentrasse la paura.
"Inutile nascondersi: la squadra ora non è serena. Tocca a noi agire per riportare il giusto clima. Dobbiamo fare qualcosa tutti insieme, ognuno per quello di competenza. Così ne usciremo fuori. Oggi abbiamo tenuto una prima riunione con tutti i miei collaboratori. Se ne esce remando tutti nella solita direzione".

Ovvero?
"Intanto non volendo spaccare il mondo, non tirando il cappello per aria, cercando di far ritrovare la brillantezza perduta a qualche elemento e, probabilmente, studiando qualche accorgimento tattico e qualche cambio. Potenza, per fare un nome, in questo momento può avere qualcosa in più da spendere. E poi tornare a vincere. Con una vittoria sono sicuro tornerebbe anche lo smalto".

In molti pensano che contro il ProVasto sia una sorta di finale: concorda?
"No, non lo è. Ma dobbiamo ripetere una gara sul tipo di quella prodotta con il Gubbio e pensare naturalmente a vincere. Non dimentichiamoci che se la Lucchese gioca da Lucchese non ce n'è per nessuno. Aggiungo che il campionato, dopo domenica, si è ulteriormente abbassato come quota e poi ho colto un altro segnale positivo".

Sarebbe?
"Che nella lotta per i play off sono ormai coinvolte molte più squadre. Questo significa che ci saranno meno partite scontate e molte più lottate con accanimento. Questo, per noi, è un vantaggio".

Tabelle in testa ne ha al momento?
"Posso dire che il campionato si vince con 62-63 punti, ma qui non è questione di tabelle. Non ci sono calcoli da fare: si deve pensare a cancellare la prestazione di domenica scorsa e questo lo esigerei anche se si avessero 14 punti di vantaggio. Niente calcoli, gara per gara e niente discorsi sul futuro come qualcuno pensa: non è ora il momento. Né io né i miei collaboratori si parla di quello che potrà essere la prossima stagione, dei nomi o di altro. Siamo tutti concentrati sull'obiettivo".

Ai tifosi che si sente di dire?
"Che stanno facendo tutto quello che c'è da fare. Anche in Valdarno ci hanno incitati, ci sono stati accanto e sono convinto lo continueranno a fare. Almeno quelli che ci seguono, degli altri non mi interessa. Siamo una famiglia e le loro critiche sono ben accette".

Fabrizio Vincenti

 

 

 

 

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