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Sgabello teppista sei il primo della lista
02/03/2010 07:40
Nonostante ci si affanni a cercare la razionalità a ogni
costo, l'uomo di razionale ha poco. E ‘ istinto e passione, prima di
tutto, solo dopo razionalità. Figuriamoci il calcio, che dell'uomo e
della sua vita è una metafora strabiliante. Domenica, a San Giovanni,
nonostante fosse a tutti chiara che la situazione era diversa da quella
vissuta anni addietro, in molti hanno sentito che potesse essere una
domenica infausta. Perlomeno difficile. Così, d'istinto. E così è
stato. E' un campo maledetto, o almeno molti tifosi ormai lo pensano.
Anche noi abbiamo brutte sensazione laggiù, mitigate solo dalla buona
cucina del luogo. E la Dea Eupalla si diverte puntualmente a dare ragione agli scaramantici.
Altrettanto puntualmente si è assistito alle solite sceneggiate con
i palloni che magicamente sparivano come la Sangio si è portata in
vantaggio. Evidentemente Braglia ha fatto scuola. O forse a San
Giovanni fanno scuola da loro sull'argomento e sull'argomento c'è sempre da imparare. Davvero una situazione
fastidiosa. Ma tant'é. Anche questo, da quelle parti, è la regola.
Come
sempre da quelle parti è prassi, così ci ha intimato un solerte
steward all'ingresso, non fare entrare gli sgabelli ai fotografi - caso unico nella nostra
triennale esperienza per i campi di tutta Italia - perché potenzialmente
pericolosi per l'incolumità di chi sta in campo. Sgabello teppista, sei il primo della lista.
"Passi per quelli con le gambe in legno, ma se sono in ferro proprio
no, non se ne parla nemmeno", ha intimato fieramente lo steward con tanto di auricolare
appresso. Del resto si sa: in legno, se tirato in testa, fa un gran
bene.
Delle due, l'una: o si pensa che chi va in campo sia pericoloso, e
allora non lo si ammette, oppure se non lo è deve essergli data la
possibilità di svolgere il proprio lavoro. Anche perché la stessa
macchina fotografica è un pericolo se proprio si vuole vedere nero. Per non
parlare degli ombrelli. O di una scarpa. Per le referenze del caso
chiedere al presidente Bush o, se medium, a Nikita Kruscev. Raccontiamo
l'episodio non certo per una qualche sorta di vittimismo: se c'è una
cosa che non sopportiamo sono le solidarietà, soprattutto se di
categoria: sanno di conformismo e di ipocrisia. E sono da piagnoni. Noi
ci ridiamo su dopo un attimo di comprensibile incazzatura.
Ma certo la situazione per l' accesso agli impianti calcistici è
grottesca. Ridicola. Da far west. Un vero e proprio fai da te. Le
interpretazioni di cosa far entrare, non far entrare, permettere o non
permettere sono lasciate al caso, al livello intellettivo di chi
effettua i controlli, alla sua elasticità, al senso di responsabilità.
E a volte, evidentemente, si può tranquillamente dire: cervello
cercasi. I tifosi lo sanno bene. Del resto, sempre a San Giovanni, anni addietro si registrò
pure l'episodio dello striscione "Sara con noi", quello sulla giovane
tifosa scomparsa nel 2007, che con grande acume qualcuno ritenne una
forma di sostegno a una diffidata. Diffidata, purtroppo, dal continuare
a vivere. Salvo che per un solerte burocrate.
Ma il fai da te negli stadi italiani continua, e si arricchisce di
una nuova puntata sui biglietti. A Viareggio e Carrara ora possiamo
aggiungere anche San Giovanni Valdarno, dove i tagliandi per i settori
non ospiti sono in vendita direttamente al botteghino dello stadio e
sino all'inizio della gara. Anche qualcosa oltre, per venire
giustamente incontro ai ritardatari. Anche a San Giovanni, dunque, non
ha validità il decreto del ministero dell'Interno del 6 giugno 2005,
che all'articolo 5 recita testualmente: "Dalle ore 19,00 del giorno
precedente lo svolgimento degli incontri è vietata la vendita o
cessione dei titoli di accesso al settore ospiti e, in ogni caso, nel
giorno di svolgimento di qualsiasi competizione calcistica è vietata la
vendita diretta dei biglietti nell'area di servizio esterna
dell'impianto sportivo". Che sia un decreto di qualche Offizio della
vecchia, cara Repubblica di Lucca dipartita nel lontano 1799? Il
mistero rimane.
Fabrizio Vincenti