Porta Elisa News
Tutte le notizie sulla Lucchese Calcio
Il colonnello Di Terlizzi racconta l'inchiesta della Guardia di Finanza sul crac della Lucchese Libertas di Fouzi Hadi
28/04/2010 10:13
Il colonnello Vito Di Terlizzi conosce un po' tutti i meandri dell'impero economico-finanziario dell'ex presidente rossonero Fouzi Hadi. Un impero ben diverso dal regno di Carlo V dove, si era soliti dire, non sarebbe mai tramontato il sole. No, sulle cause della presunta grandezza e della certa, matematica caduta di quello che sembrava essere il re Mida del calcio di serie C, c'è ben poco da dire e da aggiungere rispetto a quello che si è detto o aggiunto fino a qualche settimana fa. Eppure può essere senz'altro istruttivo e costruttivo provare a riepilogare ciò che è avvenuto e, soprattutto, come è avvenuto attraverso le indagini delle Fiamme Gialle.
Colonnello quando ha iniziato a lavorare su questa inchiesta?
"Io sono arrivato nel settembre 2008 ed era stata chiusa l'indagine di riciclaggio di denaro sporco nei confronti di Hadi con un non luogo a procedere e l'archiviazione del caso da parte del tribunale lucchese. Poi, però, cominciarono ad emergere una serie di incongruenze societarie e determinate violazzioni di legge così decidemmo di approfondire anche perché le segnalazioni erano iniziate ad arrivare anche ai nostri orecchi, ma anche sui giornali e non soltanto".
Il fallimento, poi, deve aver accellerato i tempi?
"Esattamente. A quel punto iniziò un lavoro certosino di ricostruzione per vedere se erano stati commessi dei reati che avevano, appunto, condotto la società al crac. Dal novembre 2008, su indicazione del pubblico ministero, cominciò un'inchiesta andata avanti a lungo e non facile".
Che cosa appuraste?
"Ci rendemmo presto conto che la contabilità della società era stata tenuta in maniera alquanto approssimativa. Lo stesso Fouzi Hadi aveva agito in maniera spregiudicata tanto per usare un eufemismo. Aveva, cioè, simulato apporti di capitale che, in realtà, non erano mai avvenuti e che avevano fatto sembrare la società in uno stato economico-finanziario diverso da quello reale. C'erano stati aumenti di capitale assolutamente fittizi, effettuati tramite presentazione al notaio di assegni che, puntualmente, erano scoperti, soltanto dei pezzi di carta".
Eppure si è parlato a lungo di bonifici provenienti dall'estero.
"Sì, peccato che si trattasse di falsi bonifici internazionali e che nessuno, tantomeno liberi professionisti o altri soggetti, avevano verificato sul momento il codice swift".
Ma quale poteva essere l'obiettivo di un businessman come Hadi nel venire a Lucca?
"Non è facile saperlo con certezza. Sicuramente lui voleva accreditare di sé una immagine pubblica di un certo spessore. Questo nei confronti della società civile. Tante speranze quindi e, del resto, non aveva alcun background per cui nulla si poteva sapere di lui e, allo stesso tempo, poteva far pensare a chissà quale possibilità di investimento sul fronte calcistico".
Che idea si è fatto di quest'uomo?
"A mio avviso, più che un imprenditore era un creatore di occasioni. Purtroppo per lui le cose, a partire dalla fine del 2007 e forse anche prima, sono iniziate ad andare male non c'è stato verso di recuperare. Allora ha provato in tutti i modi a restare in sella, ma non ce l'ha fatta".
Aveva interessi in Africa nella Guinea Conakry.
"Sì, ma anche per quell'attività ha avuto problemi seri, con numerosi capo cantieri che, inviati là di punto in bianco per seguire dei lavori, si sono visti lasciare senza direttive per cui, alla fine, una volta rientrati in Italia, si sono rivolti agli avvocati".
A Lucca non ha pagato tanta gente.
"Ecco, in questo caso ha adottato una tecnica in uso anche da parte di altri personaggi più o meno noti alle cronache. Non è che Fouzi Hadi non pagasse nessuno, in realtà qualcuno e qualcosa pagava, ma solo in minima parte per cui chi non riceveva niente e chiedeva informazioni ad altri creditori che, magari, avevano ricevuto qualcosa, si sentiva rispondere che, almeno in parte, assolveva ai propri obblighi e, da qui, la speranza che, prima o poi, avrebbe fatto altrettanto con tutti. Non è stato così".
Avete interrogato Giovanni Torre e Massimo Kutufà che avevano chiesto un colloquio apposito.
"Sì, abbiamo approfondito le loro posizioni e ci sono stati fatti dei nomi che ascolteremo nei prossimi giorni come persone informate sui fatti e non come indagati o coinvolti nella vicenda. Si tratta di persone che la difesa ha chiamato in causa per dimostrare la buona fede e la sostanziale non partecipazione degli assistiti all'attività di gestione della Lucchese Libertas 1905".
Aldo Grandi