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Favarin: "Qualcuno resta a casa, ma onoreremo l'impegno come sempre. Perché non me la tiro? Non sono né Capello, né Mourinho né nessun altro. Sono un onesto lavoratore che ama moltissimo il proprio lavoro"
08/05/2010 10:36
La carovana rossonera è pronta a muoversi verso Monte San Giusto, provincia di Macerata, regione Marche. Dopo sette giorni su sette di pioggia e cielo scuro come la pece, si spera in una pausa con qualche raggio di sole che arrivi a riscaldare l'aria e anche l'atmosfera. La Sangiustese di Corona è salva e farà festa, così come la Lucchese, neopromossa, non farà guerra. Una trasferta pressoché inutile, una passerella per entrambe le formazioni e, soprattutto, l'occasione per qualcuno di mettersi in evidenza. Giovannini, abbiamo già scritto, non ci sarà in quanto presente ad un'altra partita dove incontrerà dirigenti interessati e interessanti in chiave mercato. Ci saranno, invece, come al solito, il presidente Giuliano Giuliani e il fratello Gabriele, i primi tifosi di questa truppa stratosferica e travolgente.
Quanto a mister Favarin, che dorme sonni tranquilli e, in particolare, non conosce più stress, fa prima a dire i nomi dei convocati piuttosto che snocciolare chi resterà a casa. Ecco, quindi, chi partirà per l'ultima tappa di questo giro d'Italia a cavallo di un... pallone: Pennesi, Berti, Petri, Venturelli, Michelotti, Moriconi, Mocarelli, Kras, Michelini, Ferretti, Vannucci, Chadi, Bartoccini, Belluomini, Taddeucci, Raffi, Pera. Largo agli esperimenti, quindi, a cominciare dall'estremo difensore per concludere con gli attaccanti. "Sono tranquillo, certamente - spiega di sabato mattina l'allenatore rossonero reduce dalla serata trascorsa al Country Club di Gragnano in occasione del Premio Fedeltà allo Sport di Valter Nieri - Andare a Monte San Giusto ormai promossi è sicuramente diverso che se avessimo dovuto andarci per fare risultato a tutti i costi. Onoreremo, però, l'impegno, perché le indicazioni che somministro ai ragazzi vanno seguite in campo e perché poi c'è chi deve far vedere qualcosa. Modesto io? Io non sono né Capello né Mourinho, né nessun altro. Sono un uomo innamorato di questo mestiere che cerca di fare nel migliore dei modi, ma che si considera come un operaio che si guadagna il pane ogni giorno, magari con un po' più di visibilità, ma con la medesima consapevolezza di ciò che realmente conta nella vita".
Al. Gra.