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Venturelli: "Dopo aver accettato la proposta di Giovannini di fare l'allenatore della Berretti sono tornato a casa e mi sono messo a piangere. Ho rivisto tredici anni della mia vita passati sui campi di calcio e ho pensato che una parte di me era passata per sempre"
15/05/2010 15:43
Emanuele Venturelli ha detto stop. Stop al calcio giocato e
scarpette attaccate al muro. Una decisione affrettata? No, lui è
assolutamente convinto, anche se dispiaciuto, ma nessun rammarico. Era
arrivato il momento di dire basta anche se il cuore, quello, andrebbe
avanti ancora per decenni a pompare su e giù per i terreni erbosi degli
stadi di mezza Italia. Il forte difensore rossonero ha detto stop dopo
tredici anni di professionismo e lo ha fatto senza clamori, così,
semplicemente, accettando la proposta di Paolo Giovannini che gli
affiderà, la prossima stagione, la panchina della formazione Berretti
rossonera. Ecco una lunga intervista, la prima concessa subito dopo
l'annuncio ufficiale fatto da Giovannini in conferenza stampa, di
Emanuele Venturelli apparsa questa mattina sul Nuovo Corriere di Lucca
a firma Aldo Grandi.
"Mi è venuto da piangere quando sono arrivato a casa - racconta il
difensore rossonero - perché, sicuramente, si stava chiudendo una parte
di me molto importante, un lungo periodo che mi ha accompagnato con
gioie e qualche amarezza, seppure poche, da quando avevo poco più di
vent'anni. Paolo Giovannini, direttore sportivo della Lucchese, mi
aveva proposto ed io ho accettato di lasciare il calcio giocato e
intraprendere una nuova avventura, a partire dalla prossima stagione,
come allenatore della formazione Berretti e di collaborare con la prima
squadra".
Sua moglie, vedendola così affranto, come l'ha presa?
"Mi ha incoraggiato e mi ha detto che la scelta di accettare questo
incarico è stata la migliore perché, a suo avviso, potrò far bene anche
nelle vesti di tecnico delle giovanili".
E Venturelli, invece, come la pensa?
"Credo che, a prescindere dal fatto che come giocatore mi dispiace,
però, allo stesso tempo penso che sia la decisione più giusta. Sono
entusiasta e convinto della proposta fattami da Giovannini e l'ho
accettata molto volentieri anche se è normale che ci sia un forte
dispiacere a smettere".
Avrebbe potuto benissimo continuare, magari, da un'altra parte?
"Credo che il mio desiderio, anche due anni fa quando venni a
Lucca, fosse quello di continuare, una volta smesso di giocare, a poter
lavorare con questa società. Quindi, andarmene non era nelle mie
priorità".
Che tipo di allenatore sarà, secondo lei, Emanuele Venturelli?
"Sarà un allenatore che cercherà di insegnare il più possibile ai
ragazzi, un allenatore cui piace molto fare tattica e fare le cose nel
miglior modo possibile e lo pretenderà anche dai suoi giocatori".
Dicono che lei abbia avuto sempre più testa che piedi. E' d'accordo?
"Sì, perché è stata anche una necessità per poter giocare a certi
livelli, dovendo usare molto prima il cervello delle gambe. L'ho sempre
ritenuta una caratteristica fondamentale e che mi appartiene".
In che senso?
"Trovando avversari fisicamente più forti di me, ho dovuto provare ad
antipare ogni movimento e soluzione per tamponare le fasi di gioco".
Adesso che ha detto basta col pallone tra i piedi, guardandosi alle
spalle e avendo la possibilità, per assurdo, di poter cambre qualcosa
nel suo percorso di calciatore professionista, cosa cambierebbe?
"Sono molto contento della mia carriera. Credo di avere ottenuto quello
che meritavo. Per fortuna non ho grossi rammarichi e direi che quello
che ho fatto va più che bene e ne sono felice".
Secondo lei è importante accontentarsi o bisogna sempre cercare di più?
"Bisogna sempre cercare di più, migliorarsi e cercare nuove sfide e
nuovi obiettivi. E' quello che, poi, può portarti al successo".
Se dovesse descriversi e descrivere la propria esperienza di calciatore ai prossimi ragazzi che allenerà, cosa direbbe?
"Credo che il sacrificio e il porsi sempre degli obiettivi sia
sempre stata la mia filosofia di pensiero e penso che i futuri
giocatori dovranno pensare la stessa cosa se vogliono ottenere, come ho
fatto io nel mio piccolo,delle soddisfazioni".
Direbbe a suo figlio prova a fare il calciatore o lo avvierebbe verso
una professiona più sicura anche se, magari, meno emozionante?
"E' chiaro che le emozioni che possono darti questo sport, non
potrà dartele nessun altro lavoro. C'è bisogno, però, di sacrificio e
ti devi cercare fortemente quello che vuoi. Quindi, lascerei a lui la
scelta dicendogli che sarebbe una esperienza stupenda e bellissima, ma,
allo stesso momento, potrebbe riservarti grosse delusioni e ci vuole
una grande forza di volontà per far sì che questo non accada".
Siamo al commiato e ai saluti: c'è qualcuno che, dopo 15 anni di pallone preso a calci, vorrebbe ringraziare?
"Il mio ringraziamento va a tutte le componenti che ho avuto il piacere
di conoscere, dai presidenti, direttori, allenatori e tifosi. Il
ringraziamento massimale vorrei farlo a tutti i compagni che ho avuto e
che mi hanno dato la possibilità di condividere momenti stupendi".