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Tessera del tifoso sì, tessera del tifoso no: intervista a tutto campo con il capo della Digos lucchese Pampaloni

07/07/2010 19:06

Tessera del tifoso sì, tessera del tifoso no. C'è chi sostiene che si tratti dell'ennesima misura di sicurezza che farà solo e soltanto più confusione di quanta già non ce ne sia e chi, all'opposto, lo considera un primo, importante passo verso una soluzione pacifica e globale dei problemi di ordine pubblico inerenti le manifestazioni a carattere sportivo, nella fattispecie e nel nostro paese, ovviamente, il calcio. In realtà le frange più vivaci del tifo di tutta la penisola hanno già manifestato la loro contrarietà all'obbligo, per sottoscrivere un abbonamento, di possedere la tessera suddetta. Sollecitando, così, le prese di posizione dei presidenti delle società calcistiche che paventano un crollo degli abbonamenti in vista dell'inizio della prossima stagione. La questione è, purtroppo, molto più complessa e supera di gran lunga le ristrette misure di un rettangolo di gioco. Sono in ballo concetti etici e comportamentali non facili da... recintare con dei semplici paletti verbali o burocratici.
Ne sanno qualcosa, loro malgrado, i responsabili delle questure e, in particolare, i dirigenti della Digos di tutta Italia i quali spendono gran parte del loro tempo quotidiano a cercare di capire cosa accadrà la domenica successiva all'incontro di calcio che vede contrapposte non solo le squadre, ma, sovente, anche i loro sostenitori. A Lucca c'è Patrick Pampaloni, 35 anni di Figline Valdarno, alla guida della Digos e anche lui, come gli altri, affronta, inevitabilmente e indipendentemente da ogni giudizio di merito, le misure disposte dagli organi deputati a decidere sulla sicurezza collettiva degli stadi.


Vogliamo spiegare in sintesi che cosa, realmente, è la tesera del tifoso?
"La tessera del tifoso è una tessera in tutto e per tutto simile a una carta di credito emessa dalla società di appartenenza. Essa è stata recepita a seguito di una direttiva ministeriale del 2009".

D'accordo, ma di che cosa si tratta?
"Guardi, facciamo prima ad elencare quelli che potremmo definire, genericamente, i pregi e i difetti. Cominciando dai primi, si può dire che l'idea introdotta dal ministro Maroni è uno strumento non nuovo nel panorama calcistico moderno. Anche in altri Paesi e non soltanto per il calcio, la vendita dei biglietti allo stadio è solo una delle attività che forniscono introiti alle società. Ci sono il merchandising, i centri commerciali dei moderni stadi, i musei e le altre iniziative legate alla sfera sportiva. Se si accetta questa idea, si può tranquillamente accettare anche una tessera del tifoso tipo quelle distribuite in certi villaggi vacanze o in certi campeggi dove non è ammessa la circolazione del contante, ma si utilizzano solo e soltanto le carte di credito ricaricabili. In sostanza la società mette a disposizione tutta una serie di servizi che il tifoso può acquistare attraverso l'utilizzo della propria tessera".

Ce ne sono già tante di carte di credito...
"Questa si chiama anche tessera di fidelizzazione e, come appena illustrato, è ben altro dall'essere solo una tessera finalizzata al controllo dell'ordine pubblico. Ad esempio può dare diritto a parcheggi a prezzi scontati e altro. Chiaro che a Lucca, in una realtà così piccola, può sembrare inutile, ma a Firenze, garantisco, è considerata una opportunità niente male".

Però...
"Nessun però. Il fatto è che le società di calcio hanno a disposizione budget diversi in base alle proprie tasche ed è ovvio che una grande società di serie A può offrire determinati servizi cosa che, una società di Lega Pro, nemmeno si sogna".

Lucca è una piazza, calcisticamente parlando, di dimensioni ridotte.
"Sì, ma non è considerata più piccola di Torino o Milano e subisce le stesse imposizioni. Non è, in altre parole, considerata un minus per quanto riguarda l'ordine pubblico rispetto alle altre realtà ben più consistenti. Non è considerata diversa sotto il profilo degli standard di sicurezza o del trattamento giuridico rispetto ad altri stadi più capienti".

Perché, secondo lei, i supporters non sopportano la tessera del tifoso?
"Per un vizio di fondo che è quello derivante dal fatto che si tratta di una direttiva ministeriale e non di una legge. Si va, infatti, a toccare i diritti dei cittadini senza avere una legge vera e propria. Tuttavia è anche vero che il ministero condivide certe scelte con gli organismi competenti e le società che si iscrivono a un campionato della federazione italiana giuoco calcio hanno, poi, l'obbligo di adeguarsi al contratto in vigore tra federazione e società sportive. Inoltre la tessera non dà, effettivamente e salvo rarissimi casi, dei diritti aggiuntivi per cui viene percepita come una ulteriore, inutile ed estenuante forma di controllo".

Qualche altra ragione meno tecnica?
"La tessera del tifoso non piace perché non piace l'idea che ci sia un vento forte che spinge, come, in effetti, c'è da qualche anno, verso l'aumento delle misure di sicurezza per assistere alla partite. Il tifoso questo non lo accetta".

Essere obbligati a sottoscrivere la tessera del tifoso non è una grande liberalità.
"Chi vuole abbonarsi deve accettarla così come prevede la direttiva ministeriale. Mi rendo perfettamente conto che viviamo in un Paese dove si fanno le regole, ma nessuno le rispetta. Certo, questa misura sarà appena un palliativo, ma andiamo avanti e proviamo a risolvere i problemi".

Al. Gra.

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