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Pino Vitale: "La gara contro la Lucchese un appuntamento tradizionale per noi dell'Empoli. I rossoneri hanno fatto una buona squadra. La crisi del calcio? Mancano i dirigenti e non c'č un ricambio generazionale"
27/07/2010 17:40
Pino Vitale è, volenti o nolenti, un pezzo di storia del calcio lucchese e nemmeno tra quelli meno importanti. Per cui, ogni volta che lo si interpella sulla sua vecchia squadra, non ha problemi a dire che il suo cuore è e resterà sempre in questa città per l'amore che ha verso questa gente e verso le persone che ha conosciuto nei numerosi anni in cui ha svolto l'opera di direttore sportivo della società, all'epoca, di via Orzali. Domani sera al Porta Elisa si gioca la classica sfida di inizio stagione tra la Lucchese di mister Favarin e l'Empoli.
Già, il Porta Elisa. Presto un nuovo look, lei cosa ne pensa?
"Direi che prima si dovrà vedere come verrà, poi esprimerò un giudizio. Certo, io sono un po' tradizionalista, ma se le cose miglioreranno perché no?".
Domani sera appuntamento con la sua ex squadra.
"Ormai è una tradizione. Torno sempre volentieri in questa meravigliosa città. Inoltre, anche se è abbastanza presto, è l'occasione per misurarsi in un test abbastanza significativo".
Cosa ne pensa della Lucchese?
"Credo che abbia messo su una buona squadra".
Ci scommetterebbe sopra?
"Diciamo che bisogna vedere prima quali saranno i gironi e gli avversari, di sicuro sono convinto che farà bene perché il mercato non è stato affatto male".
E l'Empoli?
"Abbiamo allestito una squadra di giovani che pensiamo abbiano delle qualità, ma sarà, come sempre, il campo a decidere".
Un suo vecchio amico e calciatore, Bruno Russo, dice che la crisi del calcio è anche causata dalla mancanza di dirigenti capaci.
"Il mio amico Bruno ha centrato il problema. La realtà è che tutti gli ex giocatori fanno l'allenatore e pochi, pochissimi il dirigente. Così non c'è stato un ricambio generazionale e ci troviamo ancora io e qualche altro ad avere sulle spalle trent'anni di professione. Purtroppo spesso i presidenti hanno preferito e preferiscono fare da soli e, inoltre, le squadre con i mezzi necessari sono sempre di meno. Si riduce, così, anche il numero dei posti e delle chances per cui, a tutti gli effetti, c'è stata una contrazione vera e propria. I soldi mancano e i presidenti, quando vedono che non ce la fanno, falliscono, poi magari le squadre vengono ripescate".
Una volta fallire era un'onta.
"Verissimo, adesso si può tranquillamente dire che è quasi la normalità".
Al. Gra.