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Tessera del tifoso: una contestazione sbagliata nei modi e nel luogo
06/08/2010 09:21
Lo abbiamo detto a chiare note nelle scorse settimane. Non crediamo alla tessera del tifoso. La vediamo come uno strumento inutile e occhiuto, con derive commerciali preoccupanti. Come pure abbiamo sempre cercato di non fare di tutta un'erba un fascio della galassia ultrà, ritenendo che nelle curve italiane vi siano anche, ma non solo, fenomeni di aggregazione positivi. Ma la contestazione a cui abbiamo assistito due sere fa in piazza San Michele, proprio non la comprendiamo. Più nei modi che nel luogo.
Per carità, il diritto di contestare è sacrosanto e la vetrina offerta, una piazza di tifosi con mezzi informazione a iosa, era allettante. Ma se poteva avere un senso ribadire la contrarietà alla tessera del tifoso in quel contesto, ci è parsa davvero sbagliata, autolesionistica e ingenerosa la scelta di quasi impedire di parlare a chi è salito sul palco o di farlo perlomeno con un sottofondo davvero fastidioso. Dicevamo sbagliata, e lo ribadiamo: la società rossonera non è stata certo all'avanguardia nell'adozione della tessera né l'ha sollecitata. Si è limitata a recepirla come hanno dovuto fare tutti.
Anzi, bene dire che le dichiarazioni sull'argomento del presidente Giuliani sono state molto poco ortodosse - a memoria solo il presidente del Palermo Zamparini è stato più politicamente scorretto nel definire inutile questo nuovo strumento - i più, tra i suoi colleghi, si sono nascosti dietro i no comment o hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Magari pensando agli affari che in prospettiva possono derivare dalla fidelizzazione dei tifosi - sempre più clienti e meno tifosi - attraverso vere e proprie carte di credito quali sono le tessere. Dunque Giuliani, come ha ribadito anche in piazza, è l'ultimo a cui i tifosi che non vogliono sottoscrivere la tessera devono rimproverare qualcosa.
Quanto alla possibilità di non adottare la tessera da parte della società rossonera, chi lo dice è in malafede o non ha letto bene la circolare del ministro Maroni: il rischio è quello di vedersi chiudere con ogni pretesto lo stadio perché potenzialmente pericoloso. Non è una legge, è vero, ma il testo della circolare ministeriale del 14 agosto 2009 parla chiaro. Riproduciamo un passaggio nevralgico: "...la mancata attuazione delle misure sopra descritte dovrà essere considerata alla stregua di carenze strutturali degli impianti, idonee a determinare limitazioni alla loro fruibilità, sino alla chiusura agli spettatori nei casi ritenuti più gravi". Ci pare che solo uno spostato di presidente potrebbe pensare, avendo a cuore gli interessi della società, di correre simili peripezie. Argomento chiuso, speriamo una volta per tutte.
I contestatori, però, un risultato l'hanno ottenuto. Quello di rimarcare la distanza dal resto della tifoseria che con fastidio ha accolto la protesta, probabilmente pensando che il mondo ultrà non riesca proprio a uscire da una spirale sterile e troppo spesso fatta di slogan. E che forse la tessera del tifoso, se è un problema solo di slogan, può persino essere sottoscritta. Siamo tra quelli - forse pochi - che di questo risultato avremmo fatto volentieri a meno. Come pure di slogan fini a se stessi, di divisioni o, peggio, di ghettizzazioni verso chi ha comunque a cuore i colori rossoneri.
Fabrizio Vincenti