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A Dio, Alessio. Nella chiesa di Santa Maria del Giudice, gremita da tantissima gente, si sono svolti i funerali di Alessio Grandi, deceduto drammaticamente in settimana
28/08/2010 20:32
Gente, tanta gente. Commozione, tantissima commozione. E incredulità. La chiesa di Santa Maria del Giudice, che ha visto celebrare i funerali di Alessio Grandi, era davvero colma di una folla di ogni età che ha voluto rendere l'estremo omaggio al giovane deceduto nella notte tra martedì e mercoledì prima che la salma venisse tumulata nel cimitero paesano. Davvero decine e decine i giovani presenti e che, in qualche modo, rappresentavano un pezzetto della vita di Alessio: i colleghi arbitri con le magliette sezionali, gli ex compagni di scuola, gli amici, i compaesani. Ma a salutare Alessio non sono voluti mancare anche tutti quelli che lo hanno conosciuto anche solo per poco, quel tanto, però, che è bastato per apprezzarlo e volergli bene. Nella folla, anche tante divise. Carabinieri, poliziotti, vigili urbani, che ben conoscono il papà Aldo, ma molti dei quali avevano avuto la fortuna di restare colpiti dal sorriso e l'affabilità di Alessio.
Presente anche tutta la stampa locale, stretta attorno al genitore e collega, come pure la Lucchese di oggi, con lo staff dirigenziale che qui è giunto al completo guidato dal presidente Giuliano Giuliani, ma anche quella di ieri, rappresentata da Silvio Giusti e Vittorio Tosto. Nella piazzetta che avvolge la piccola e bella pieve romanica due striscioni composti dai suoi amici. "Ale con noi" e "Per sempre nei nostri cuori", a lettere rossonere con sei bellissime foto di Alessio appuntate sopra e tutte le firme dei suoi amici poco sotto. Su tutti e tutto, all'ingresso della chiesa, un silenzio irreale e lunghissimo, interrotto solo dall'arrivo della bara, accolta da un lungo applauso, e che ha preceduto l'ingresso nella chiesa dei genitori.
Dentro, in un dolore fortissimo ma composto che si respirava o meglio che avvolgeva e davanti al feretro su cui è stata posta la sua maglietta da arbitro, in tanti, a partire dal parroco, hanno tracciato un ritratto di Alessio, ognuno portando un tassello di quel mosaico che è stata la sua vita. Perché, per avere soli ventidue anni, Alessio ne aveva già fatte parecchie di esperienze nel mondo dello sport e non solo. Un mosaico che, riprendendo le parole del Vangelo letto in chiesa, è stato caratterizzato però in ogni suo elemento dalla mitezza e dall'umiltà dell'animo. Oltre che da una grande sensibilità e da un sorriso solare che ha dispensato, sarebbe meglio dire donato, a tutti quelli che hanno avuto la possibilità di conoscerlo.
La curiosità di apprendere cose nuove, di muoversi in difesa dei deboli - fossero persone o la natura aggredita dalla rapapacità di certi comportamenti umani - sono state molle costanti della sua esistenza, come pure la voglia di cercare una dimensione spirituale e trascendente, conscio che, comunque, la vita non finisce qui. Che c'è altro. Che c'è un dopo e che è più importante dell'ora. A Dio, Alessio.
Gazzetta Lucchese