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I complimenti per la Lucchese li abbiamo incassati. Ora vorremmo quelli per il pubblico: chiediamo troppo?

31/08/2010 11:57

Ce li siamo presi e incartati volentieri. Anche se eravamo, nella sostanza, non i destinatari, tutt'al più i latori del messaggio. Ci riferiamo ai complimenti che parecchi colleghi pugliesi ci hanno fatto dopo aver visto la partita della Lucchese. A Zemanlandia stanno provando a rivivere un sogno e francamente, da nostalgici inguaribili quali siamo, gli auguriamo di cuore che riassaporino le magìe del passato. La realtà, però, ha spesso altri retrogusti, decisamente più amari e al momento parla di una squadra giovane, coraggiosa, ma ancora molto acerba.

Dalle parti dell'Adriatico avevano pensato di far della banda di Favarin un sol boccone, dopo il trionfo (forse ingannevole) di Cava. "Dureranno un quarto d'ora al massimo", si sentiva dire sulle tribune desolatamente vuote del piccolo stadio di Vasto. Un quarto d'ora, in effetti, è durato il Foggia.

La Lucchese è parsa subito un esperto e ben più dotato pugile, che fa sfogare il volenteroso ragazzino di turno tenendolo a distanza. Poi, una volta deciso che era ora di farla finita, ha affondato i colpi con una frequenza pazzesca. Una valanga, una marea di occasioni, persino difficili da annotare tutte sul taccuino. Una gara che poteva (e doveva) essere finita al 45'. E invece gli uomini di Favarin, forse inteneriti da tanto ardore e incoscienza giovanili, hanno tirato il freno, abbassato i guantoni, iniziato a giocherellare guardando l'orologio. A momenti venivano raggiunti dal colpo del ko.

A parte questa amnesia, che siamo convinti, se fosse costata la vittoria, avrebbe mandato in escandescenze, e giustamente, il trainer rossonero, veder giocare questa Lucchese è un piacere per gli occhi e per il cuore. La stessa vittoria contro il Barletta, che ha rischiato di battere con due gol di scarto il Pisa prima di essere raggiunto, crediamo vada inquadrata in modo leggermente diverso: è la squadra rossonera che costringe alle figurette gli avversari. Zeman, a fine gara, a chi gli chiedeva se la sconfitta era un passo indietro rispetto alla larga vittoria di sette giorni prima, ha detto a chiare note che davanti avevano ben altra formazione.

Detto questo, e mantenendo ben saldi i piedi per terra, resta il compiacimento per quanto questa squadra ci sta regalando. Davanti a sé non ha obblighi - bene lo tenga presente - ma può davvero togliersi soddisfazioni grazie a un impianto di gioco e a un collettivo che riconciliano con il calcio. Al momento, sono in tre là davanti a tirare i petardi che buttano a gambe all'aria gli avversari. Ma non dimentichiamo che se dovessero arrivare cali, le alternative ci sono. A partire da Manuel Pera che a Vasto abbiamo visto un po' abulico ma sul quale scommettiamo.

Incassati i complimenti dei giornalisti foggiani, lo confessiamo, ci piacerebbe mettere in banca anche quelli umbri. Di Terni. E non solo per il gioco degli undici di Favarin. Ma anche per il calore del pubblico rossonero che ora deve tornare allo stadio. I segnali ci sono tutti: contro il Barletta erano 2400 e alcuni di loro sono rimasti fuori per protestare contro la tessera. Ora, tessera o non tessera, biglietto o abbonamento, è il momento di esserci e di farsi sentire. Con la voce, con il cuore, molto più di quanto abbiamo ascoltato due domeniche fa quando a tratti, lo confessiamo, ci è parso di essere a...teatro. L'aria che si respira, a livello di attenzione, di curiosità, erano anni che non si avvertiva. Forse perché, come ha scritto su queste pagine Luca Borghetti, questa squadra è la più forte dai tempi di Orrico.

Due piccoli episodi capitati ieri sera al vostro cronista. Per provare a tenere in piedi il fisico da quarantenne e passa e scaricare le tensioni di una settimana maledetta, se n'è andato sulle Mura a farsi un paio di giri di corsa con indosso la maglia rossonera. Prima, e con stupore, ha incrociato un altro corridore con divisa dei primi anni duemila, quella con lo sponsor del Bingo: a memoria non si ricordava l'ultima volta. Ma il bello doveva ancora venire.

Per rientrare a casa, è passato dietro l'abside di San Martino. Sul prato, un pallone e una frotta di ragazzini, dieci anni al massimo, molti con indosso le casacche di Juve, Milan e Inter, che al passaggio di chi scrive con la maglia rossonera hanno lanciato un generale "Forza Luccaa!!". A quel punto, inevitabile chiedere se seguivano la Lucchese: tutti sapevano della vittoria di Foggia ma non chi avesse segnato. "Io tifo Pera". "Per me il più forte è Biggi". "Conosco Michelini, so che è andato in Inghilterra". "Ma Marotta è bravo?". "Domenica allo stadio? Non so, sicuro contro il Pisa". "Mah, ora vediamo". "Chissà".

Cari Giuliani e Viani, forse c'è un mondo che aspetta lì fuori e che inizia a dare segni di vitalità. Sarà dura, durissima, avendo contro anche i sogni e l'immaginario calcistico veicolati dalla serie A che fanno presa, quanto fanno presa, sui giovani. Ma proviamoci. E se uno di quei ragazzi dovesse leggere queste righe, sappia che il biglietto, contro la Ternana, glielo paghiamo noi. E' il minimo per il sorriso stampato, sul volto paonazzo, con cui ci hanno fatto tornare a casa.

Fabrizio Vincenti

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