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La Lucchese e il suo pubblico, una frattura totalmente ricomposta
07/09/2010 08:49
Bentornati, e lo diciamo senza alcuna ironia, ai mille a passa tifosi che hanno riempito per la prima volta quest'anno le gradinate del Porta Elisa nella gara contro la Ternana. Tremilaquattrocento tra paganti e abbonati non si vedevano da una vita, lasciando stare naturalmente la scontate passerelle promozione delle ultime due stagioni.
Tremilaquattrocento. Non sono uno scherzo e, al di là del fatto che Giuliano Giuliani si sia affrettato a dire che si può e si deve fare di meglio, il dato porta a con sé alcune considerazioni. La prima e più importante: la frattura tra il pubblico e la squadra rossonera è definitivamente ricomposta. L'ultimo anno della gestione Fouzi Hadj che da molti viene visto come l'anno zero, o meglio meno uno, viaggiava, tra abbonati e paganti, con circa 2800 spettatori di media, salvo i match clou.
La Lucchese di Giuliani, dopo due gare casalinghe, è a 2900. La matematica non è un'opinione: lo stacco da quel precipizio che si è chiamato fallimento è totale. Non è poco. Ed è un merito che va ascritto integralmente alla società di Giuliani. Il quale, dichiarazioni di questa estate a parte, deve essere molto contento: sperava di riportare almeno tanta gente quanta ce n'era prima. Ce l'ha fatta dopo solo due giornate.
Che poi gli abbonati siano meno di allora è naturale. La Tessera del tifoso, le difficoltà economiche di questa congiuntura, la mancanza di un settore a prezzi realmente popolari finiscono e finiranno per incidere sul numero complessivo delle tessere staccate. Importante, a nostro avviso, è prima di tutto che la frattura tra il pubblico e la Lucchese si sia, a tempo di record, ricomposta. Anche se, per dirla tutta, va considerato che domenica era fermo parte del calcio minore come pure quella sanguisuga che si chiama serie A con il corredo della pay-tv.
In ogni caso, ripresi questi fedelissimi, sarà la volta di provare a recuperare chi si è perso non due, ma tanti anni fa. E sarà più dura. Molto più dura, ma i segnali sono incoraggianti. Di certo c'è che Giuliani la scommessa, ben più importante del numero degli abbonamenti staccati, l'ha vinta e le parole di Valentini "La città sarà orgogliosa di questa squadra" lasciano davvero ben sperare. Si è riattivato finalmente il circuito virtuoso che passa dai risultati all'identificazione cittadina nella squadra, alla presenza allo stadio di tanti volti anche importanti della nostra città. Guai a mollare ora. I volti felici di chi era allo stadio valgono più di mille parole.
E a proposito di squadra, si potrebbe affermare che tre indizi fanno una prova. Non lo facciamo, e ci limitiamo a gustarci, sorso a sorso, questo calcio fatto di belle giocate, di quel tanto di spregiudicatezza che ha fatto la fortuna dei rossoneri nelle ultime due stagioni, di una solidità da gruppo vero. Dove si soffre, ci si manda anche a quel paese se serve, ma dove, prima di tutto, conta il risultato della squadra, la voglia di vincere ancora. E ancora. E ancora.
E' una bella Lucchese, anche se Favarin ha detto e ridetto che serviranno una decina di gare per capire i reali valori del campo. Voliamo pure bassi, ma continuiamo a volare non senza mettere in evidenza che i nuovi arrivati, o meglio chi di loro è stato messo alla prova, si sono calati subito nei panni giusti. A caldo, domenica, facevamo notare che ben cinque dei nuovi acquisti sono andati già a segno. Se non è un record è comunque un segnale molto confortante. Oltretutto condito da prestazioni di livello.
All'appello mancano i giovani, molti dei quali in ritardo di condizione. Ma c'è da scommettere che faranno bene anch'essi. Per ora, latita solo Marasco. Due spezzoni di gara - Cosenza in coppa e Ternana - totalmente da dimenticare. All'attaccante partenopeo non siamo in condizione di dare consigli. Sarà sufficiente che segua Favarin e Giovannini. Senza strafare, senza pensare che per conquistare una maglia ci sia bisogno di fenomeni. Il suo spunto sulla fascia destra poco prima dell'espulsione ci ha confermato che le doti tecniche ci sono. Ora deve dimostrare altro. Un qualcosa che è altrettanto indispensabile.
Finalino tragicomico. A Trieste, stante il calo verticale degli spettatori, hanno deciso di chiudere un settore dello stadio per risparmiare sui costi e di ricoprirlo con teloni riproducenti i visi dei tifosi. Siamo agli spettatori di cartone, insomma, ad uso e consumo delle televisioni a cui dà un senso di irrefrenabile angoscia dover trasmettere immagini fatte principalmente di gradoni e poltroncine vuoti. Anni fa, per scherzo, si diceva che per riempire gli stadi ci volevano le sagome di legno, sul modello del Subbuteo. Ora ci siamo davvero. Anzi, nemmeno a quelle, visto che in quel caso sarebbero almeno tridimensionali. Basta un telone inclinato nel modo giusto e qualche magìa di un grafico. Il bello è che in tv sembrano (quasi) veri. A questo modo virtuale di interpretare e vivere il calcio regaliamo il maglio di un poderoso vaffanculo.
Fabrizio Vincenti