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Andria, un mezzo passo falso? Guardatevi la classifica: la Lucchese ha un punto in più rispetto allo scorso anno. Incredibile. Ma ci sono ancora alcune cose da registrare sul piano dell'atteggiamento

14/09/2010 11:38

Se non si riesce a vincere, bisogna accontentarsi del pari. Sembra una massima tratta del bagaglio filosofico di Vujadin Boskov, ma si attaglia alla perfezione alla gara dei rossoneri in quel di Andria.
Gli uomini di mister Favarin tornano dal tacco d'Italia con due cose sul pullman con cui hanno affrontato il lungo viaggio. Un punto in più in classifica - che non è poco, e chi pensa di dover vincere sempre e comunque è bene cambi non canale bensì pianeta - e un assaggio di quello spirito di sofferenza che iniziano a mettere sotto la cute e che sarà il loro pane quotidiano se vorranno ben figurare o quantomeno non farsi mettere i piedi in testa.

L'Andria - parliamoci chiaro - non è una squadra trascendentale e non siamo nemmeno convinti che in pochi faranno punti da quelle parti: ci è parso che abbiano sfruttato la loro molla agonistica e l'appoggio incredibile del pubblico. Ma è anche vero che conta valutare l'avversario nel momento in cui si affronta. E da questo punto di vista i pugliesi erano carichi al punto giusto, probabilmente stimolati dall'idea di fare uno sgambetto alla capolista. E poi, dicevamo, ci sono le condizioni ambientali: a Andria fanno davvero un tifo infernale. E' un sostegno davvero caldo e potente alla squadra, al punto che quest'ultima pare trovare la giusta energia e spregiudicatezza proprio sulle ali della passione dei supporter locali. Che, detto per inciso, siccome già non urlano abbastanza a squarciagola, possono contare anche sull'ausilio dei tamburi ammessi regolarmente dentro lo stadio: ma non erano vietati? Già, la risposta trovatela da voi che a noi ci viene da ridere. O da piangere.

Torniamo a bomba, ovvero alla gara sul campo. La Lucchese può recriminare su un atteggiamento non sufficientemente convinto come nelle precedenti gare: i rossoneri sono sembrati entrare in campo meno carichi, con meno personalità del solito, ma è anche vero che l'infortunio istantaneo di Marotta ha pesato - eccome - sull'economia della gara. E può recriminare anche per non essere riuscita a tenere il vantaggio acquisito con Biggi: le facce dei giocatori di casa nei primi istanti dopo il gol del rossonero erano eloquenti. Sulle loro fronti sembra ci fosse scritto: ecco fatto, ora è finita, chi li riprende questi? E invece, poco alla volta, si sono rimessi sotto, con la Lucchese che non è riuscita a pungere e a tirare fuori gli artigli come in altre circostanze. Ci sta, non facciamone assolutamente un dramma e nemmeno un'occasione per sminuire il cammino dei rossoneri che stanno andando (sembra incredibile) addirittura meglio dello scorso anno: 10 punti quest'anno, 9 la scorsa stagione. Il pari, insomma, va bene, eccome se va bene.

L'atteggiamento, a nostro avviso, invece, deve e può essere migliorabile. Come l'intesa là davanti quando non c'è Marotta e forse in alcune circostanze chi ha la palla non fa sempre la cosa migliore. Ultima questione: non sappiamo esattamente quanto siano i contributi per l'utilizzo dei giovani, anche perché è una torta che andrà divisa tra un numero non precisabile di squadre. Ci auguriamo solo che l'impiego degli under non diventi un obbligo piuttosto che un'opportunità. Largo ai giovani, insomma, ma senza penalizzare la forza della squadra che ogni volta deve scendere in campo con i suoi undici più in forma. Tutti dettagli da limare. Niente più. Di concreto c'è - come accennavamo prima - una parzialmente acquisita capacità di soffrire che è sintomo di maturità.

E a proposito di maturità, fateci fare i complimenti ai tifosi andriesi per quello striscione dedicato ai supporter rossoneri. Le due squadre erano quasi vent'anni che non si incontravano se si eccettua il campionato 2004 -2005. Sembra incredibile che si rinnovi una simpatia quando chi regge ora uno striscione probabilmente non era nemmeno nato mentre la scintilla scoccava. In effetti, a guardare le facce giovani, a volte giovanissime, presenti in una curva e nell'altra, viene da pensare quasi a un'eredità raccolta a scatola chiusa, non certo a episodi vissuti in prima persona. Forse si deve dire grazie anche a internet, che mette davvero in contatto il mondo e le generazioni in modo unico e dove una foto portata di tanti anni fa diventa un veicolo per trasmettere la memoria. Anzi, per condividerla. Comunque sia, resta il brivido per quelle parole e per il ricordo che ci porta indietro nel tempo. A tanti anni fa. Grazie davvero.

Fabrizio Vincenti

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