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Dopo Gela, urge una reazione: il calendario non consente di dormire sugli allori
28/09/2010 11:36
Siamo i primi a non crederlo, ma, certo, la secca e sonante sconfitta rimediata dai rossoneri sul limite meridionale dei confini di Stato fa volare il pensiero a quello che era successo solo pochi giorni prima a Lucca. Alle dichiarazioni di disimpegno di Valentini, alla bufera sul nuovo stadio. E' quasi un riflesso meccanico. Tutti gli addetti ai lavori, Favarin e Giovannini in testa, si sono affrettati e non mettere in relazione i due eventi. E, al di là della smentita se vogliamo inevitabile, hanno fatto bene a dirlo e sottolinearlo. Non è il momento degli alibi, visto che questa è una società che da oltre due anni paga regolarmente stipendi e quant'altro serve per tirare avanti una squadra di calcio. La coincidenza è comprensibile lasci spiazzati, ma crediamo che la genesi della bruciante sconfitta siciliana vada comunque ricercata altrove. Da due settimane, e lo avevamo sottolineato, la Lucchese è entrata in una fase involutiva. Di gioco, o meglio di atteggiamento, prima ancora che di risultati.
Nel pari contro l'Andria e nella sconfitta sia pure rocambolesca contro il Cosenza non ci erano piaciute diverse cose. La squadra aveva regalato metri, un tempo (con i calabresi) e una buona dose di grinta e concentrazione agli avversari. I segnali di qualche passo indietro, insomma, c'erano. Anche se nessuno si immaginava un rovescio del genere contro una squadra di relativa caratura come il Gela. Ma le motivazioni - non ci stancheremo mai di ripeterlo - sono alla base dei risultati. E sotto questo profilo la Lucchese sta infilandosi (da sola, bene sottolinearlo) in un tunnel. Poco mordente, poca incisività, la speranza che le cose e le situazioni si aggiustino da sole, che il gol arriverà. Forse l'illusione che gli avversari, prima o poi, capitoleranno. E allora diciamolo chiaro: bene che questa squadra non dorma sugli allori. E non ci riferiamo ai successi incancellabili - almeno per chi come noi ha il senso vivido della memoria e della riconoscenza - degli scorsi campionati, quanto all'avvio di questo torneo che forse aveva illuso un po' tutti, a partire dallo stesso spogliatoio rossonero.
Come ha detto Claudio Lollini a fine gara, la Lucchese se gira tutta a mille e tutta nella stessa direzione, può giocarsela e vincere con tutti. Altrimenti sono dolori. E forti. Domenica è bastata una squadra di modesto livello per disintegrare la squadra di Favarin: non è stato tanto il Gela - che ha comunque fatto la sua parte - a vincere, quanto la Lucchese ad essersi lasciata scivolare la gara dalle mani sin dai primi minuti di gioco. Un atteggiamento passivo e molto pericoloso che non si può assolutamente permettere. Sempre Lollini ha paragonato la scoppola siciliana alla memorabile batosta subita in casa contro la Nocerina lo scorso anno. Ricordiamo benissimo la gara. Forse, addirittura, questa contro il Gela è stata persino peggio. Ma se proprio nel match contro i campani si vuol cercare una pietra di paragone, allora sarà bene ricordarsi della reazione che generò quella sconfitta. I rossoneri mostrarono subito i denti e ripresero alla grande il cammino, nello spirito prima ancora che nei risultati. Urge replica.
E non vale nemmeno la storia dei campi caldi o delle intimidazioni degli avversari. A Gela la pressione è stata nella norma. Anzi, per dirla tutta, ci è sembrata molto più forte a Andria due settimane orsono: i tifosi siciliani nel primo tempo hanno addirittura scioperato per protestare contro il mancato ammodernamento dello stadio. Tutto il mondo è paese... E comunque questo è il girone: chi pensa di non essere tagliato, si accomodi, perché tante gare saranno probabilmente peggio di questa. La prossima trasferta, tanto per dire, è a Taranto dove ieri sera c'erano oltre 8000 spettatori nel posticipo vittorioso contro la Cavese. Urge risollevare subitissimamente la testa perché la classifica si sta accorciando e la Lucchese ha una sequenza di partite davvero delicata. Se fossimo pessimisti, potremmo ipotizzare pochi, pochissimi punti nelle prossime cinque gare (Atletico Roma, Taranto, Pisa e doppia trasferta di Cava e Benevento). Noi non lo siamo, perché crediamo convintamente in questo piccolo mosaico costruito con pazienza e bravura da Giovannini e Favarin. Ma c'è da riprendere la marcia, prima che il morale e la classifica vadano sotto i tacchi
Fabrizio Vincenti