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Piero Angelini risponde ad Aldo Grandi: "Mai esercitato pressioni sui giornalisti. Il progetto del Porta Elisa? Non si può lasciare ai privati la gestione per 99 anni"
28/09/2010 16:27
Pubblichiamo la risposta di Piero Angelini all'articolo di Aldo Grandi apparso su "Leviamo i ganzi di loggia".
Con riguardo all’intervento del giornalista Grandi del 27 u.s., devo dire
che nel suo articolo, in cui mi ricopre di continue contumelie, non si fa
cenno, neanche per sbaglio, alla proposta centrale di Governare Lucca, che
cioè l’Amministrazione comunale dovrebbe risolvere il problema del
finanziamento alla Lucchese, su cui siamo d’accordo, attraverso una società
mista, a prevalente capitale pubblico, che garantisca con continuità, nel
tempo, il finanziamento alla società; e che si dovrebbe invece rinunciare a
dare lo Stadio Porta Elisa ( con annessi e connessi), per 99 anni, dapprima
a Valentini e Giuliani, più avanti ai nipoti dei nipoti dei loro
sconosciuti padroni, alla cui mercé sarebbe consegnato, negli anni, il
destino della Lucchese e l’uso di un bene pubblico collocato a cento metri
dalla Mura: una proposta che un giornalista serio potrebbe discutere e
magari contestare, non invece il Grandi , che, nel suo pastone, pieno di
acrimonia, non ne fa neppure cenno. Per i ritardi, invece, nella discussione
sul Masterplan dello Stadio e per le responsabilità in proposito del Sindaco
e della sua maggioranza, di cui non faccio parte, un giornalista serio che
opera a Lucca, anche se si occupa di sport, dovrebbe esserne informato e io
ne ho parlato così spesso, anche sui giornali, che non ho più voglia di
ripetermi
Quanto alle politiche, ai tempi di Grassi e Maestrelli, a favore della
Lucchese, che abbiamo perfino finanziato con il ricavato del parcheggio di
Piazza Grande , io ne sono orgoglioso e dimostrano proprio il nostro
attaccamento alla società; a Grassi e Maestrelli demmo, poi, la possibilità
di partecipare alla azione opportuna e necessaria, nella città, di
costruzione della grande distribuzione, perché ritenevamo che non fosse
giusto che, anche a Lucca, le coop radicassero un loro monopolio. Fu una
scelta della Dc, e dei suoi uomini, che hanno governato questa città, non
perché nominati, come oggi, dal capo del governo, ma perché votati dalla
gente, per tanti, lunghi anni. Comunque, rimproverarmi per le politiche
a favore della Lucchese di Grassi e Maestrelli , contrapponendole a quello
che oggi proponiamo sullo Stadio non convince: come ieri Maestrelli era
tenuto a rispettare il Programma della grande distribuzione, approvato dalla
Giunta e non poteva certo costruire i supermercati dove voleva e nella
misura per lui più utile; così oggi noi vogliamo che Giuliani e Valentini
rispettino le regole della buona amministrazione urbanistica, sancite dal
Comune, che non dovrebbe essere chiamato, semplicemente, a ratificare le
regole esemplate sui desideri dei due privati.
Ma l’esempio di Grassi e Maestrelli ci invita proprio alla cautela: quando i
due imprenditori sono venuti a Lucca, ci sembrava che rimanessero un secolo;
se ne sono andati quando hanno voluto, come era giusto, vendendo il
patrimonio a chi, essi, volevano; poco male, perché si trattava di
supermercati; se succedesse la stessa cosa con lo Stadio, per la città
sarebbe un disastro, che soltanto la scelta di una società a prevalente
capitale pubblico potrebbe assorbire.
Quanto alle mie presunte pressioni al giornale in cui, da quasi 20 anni, il
Grandi prestava servizio, questi, certamente in buona fede, ricorda male e
forse, nonostante la sua giovane età, comincia ad avere qualche problema di
memoria, dal momento che, come tutti possono testimoniare in città, io non
ho mai prevaricato la libertà e l’autonomia di nessun giornalista.
Una sola cosa mi conforta nell’ articolo del Grandi: il fatto che lui si
vanti di non aver mai scambiato una parola con me; almeno su questo punto,
siamo d’accordo: se pur la città mi ha esposto a esperienze amare, mi ha
perlomeno risparmiato un incontro con un giornalista siffatto; spero, in
coscienza, che la fortuna mi assista, su questo punto, anche in futuro.
Piero Angelini