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Mannocci, Italia Nostra: "Nessuna possibilità che il nuovo Porta Elisa, così come proposto, venga realizzato. C'era una strada per provare, ma si è scelto di non percorrerla"

29/09/2010 18:30

Il botto, almeno pubblico, c'è stato ieri con la conferenza stampa del presidente di Italia Nostra Roberto Mannocci. La Sovrintendenza già nel maggio scorso si era espressa in termini molto critici verso il progetto di rifacimento del Porta Elisa. Il giudizio non poteva che essere a livello di indicazione di massima, di coordinate da seguire, visto che il progetto vero e proprio non è stato ancora redatto. Una cornice in cui muoversi, insomma, ma di cui nessuno, almeno fuori dagli ambiti dei destinatari e dei mittenti della comunicazione stessa, era a conoscenza. A pensare a rendere pubblica la lettera, che in realtà lo era già dai primi di settembre sul sito del Comune, è stato proprio il battagliero presidente dell'associazione ambientalista, a cui si potrà muovere ogni appunto - lui stesso scherzosamente si definisce "talebano" quando c'è da difendere la memoria e il territorio - ma non quelli della coerenza e della serietà.

"Avevo saputo del documento in via informale - esordisce Mannocci - ma non ne avevo letto il contenuto. Da settembre poi è stato messo on line sulla pagina del sito comunale che si occupa del progetto di ristrutturazione del Porta Elisa e ci è sembrato giusto come associazione portarlo a conoscenza del grande pubblico: dal giugno scorso era un documento protocollato in Comune".

Ma dal Comune non è mai uscito niente in merito: com'è possibile?

"Non lo so, me lo chiedo anche io visto che questa lettera della Sovrintendenza è un parere che giunge in risposta a una richiesta dell'amministrazione comunale e ha, indubbiamente, un rilievo non da poco. Ritengo ci sia stata un po' di leggerezza, oltretutto il parere è stato espresso su tutto lo stadio non sulla tribuna e basta e dunque acquisisce ancora più rilevanza".

E' anche vero che la Sovrintendenza non si è espressa sul progetto di stadio vero e proprio e che nessuno conosce.

"Vero, non si è espressa sul progetto che ancora non c'è e non è una negazione a quel tipo di intervento dunque ma è un parere che rimane importante perché secondo me quasi nulla è fattibile sulla base delle osservazioni della Sovrintendenza".

L'assessore Chiari parla di un parere che non ha ancora valore giuridico.

"Ripeto: il diniego vero e proprio è solo a fronte di un progetto che ancora non c'è".

Cosa non va, secondo lei, di quanto si sa che verrà realizzato nel progetto di nuovo Porta Elisa?

"Partiamo dal presupposto che non si possono snaturare gli interventi e lo spirito con cui è stato costruito lo stadio del '35. In questo senso mi pare tutto incompatibile con quello modello di stadio. Faccio un esempio: la tribuna coperta. Da quanto si sa verrebbe conservata ma perderebbe la sua centralità così com'è ora e come era stata concepita. Verrebbe inserita in un contesto dove le stesse costruzioni circostanti sarebbero più alte, scomparirà quasi".

Mi scusi, lei descrive uno scenario di quasi intangibilità, ma allora, secondo lei, come hanno fatto a andare avanti sulla strada del progetto di ristrutturazione senza tenerne di conto?

"Non capisco come non hanno fatto a chiarire con la Sovrintendenza. Forse si sono illusi che il vincolo fosse specifico su qualcosa dello stadio, ma così non è".

E a suo giudizio cosa andava fatto?

"La legge consente di fare una richiesta al Ministero dei Beni Culturali e dunque alla Sovrintendenza per svincolare le opere che hanno più di 50 anni e che hanno appunto un vincolo monumentale. C'è la possibilità insomma di chiedere la verifica di interesse pubblico e attendere che venga accettata o meno la richiesta".

Altrimenti?

"Altrimenti siamo su di una strada cieca: così com'è il progetto non è compatibile".

E senza l'assenso della Sovrintendenza non si va avanti?

"Ovvio".

Ma non c'è il rischio che tutto questo ingessi, fino a renderle inutilizzabili porzioni importanti e storiche della città? Non si corre il pericolo, tutto italiano, che alla fine certe strutture finiscano persino per essere abbandonate ma non modificate?

"Il pericolo del non uso c'è ed è grande. Ma c'è anche quello della speculazione. Mi auguro che si arrivi a individuare degli adattamenti compatibili con il vincolo che siano adeguamenti e non stravolgimenti. Non vogliamo certo ingessare le cose ma esistono dei vincoli e non si può far finta non ci siano. Comprendiamo perfettamente che vada trovata una soluzione che consenta alla Lucchese di ricavare risorse, ma la strada attuale non è perseguibile. Gli attuali proprietari della Lucchese mi pare tentino di portare nell'area del Porta Elisa il progetto che avevano in mente per San Donato in un contesto non praticabile".

Fabrizio Vincenti

 

 

 

 

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