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Atletico troppo forte, ma urge rialzare la testa. Domanda: gli ultrā che contestano Giuliani ci sono o ci fanno?
05/10/2010 10:39
La sintesi perfetta della gara contro l'Atletico passa dalle parole di Mimmo Tosi, di FotoAlcide: "A vederli giocare, sembra di rivedere la Lucchese di serie D: un'altra categoria rispetto agli avversari". Esatto. La squadra di Incocciati è sembrata in grado di far sterzare il match in ogni momento, pur arrivando raramente al tiro. Attenta, fisica, con giocatori di altro livello ma con lo spirito degli umili, insuperabile negli uno contro uno. Un'altra categoria, appunto. Biggi che non supera un avversario non era mai capitato. La gara di domenica era, nella migliore delle ipotesi, un pari, ma, guardandola con gli occhi venati di realismo, una sconfitta annunciata. Tante analisi non servono: impariamo a riconoscere il valore di chi è più forte. Sarebbe un primo passo, verso quella sportività che troppo spesso rimane solo sulla carta.
C'è, semmai, da chiedersi cosa avrebbe prodotto la gara dei rossoneri se si fossero trovati davanti un avversario di questa categoria. Qui il discorso ha una immediata controprova: domenica prossima, a Taranto. I pugliesi hanno trovato il Pisa sulla sua strada, e hanno pagato dazio, ma va detto che in casa paiono molto più solidi. E dunque il match dello "Iacovone" si preannuncia molto caldo. L'ultima volta che i rossoneri si sono affacciati da quelle parti ne hanno prese due senza appello.
Eppure c'è bisogno di invertire rapidamente la rotta. Intendiamoci: ha ragione Giovannini, questi non sono diventati improvvisamente brocchi, ne siamo convinti, e del resto il campionato è equilibrato. Il Cosenza, ha bucato a Barletta contro una squadra considerata di basso profilo, il Gela, già il Gela!, ha stravinto a Foligno. C'è poco di scontato. E i valori ancora stentano a delinearsi compiutamente. La Lucchese, però, deve ripartire, per se stessa e per ritrovare le giuste convinzioni prima che subentri un pericoloso scoramento. Che, lo diciamo senza falsa ipocrisia, può essere dietro l'angolo.
E' il momento insomma di reagire, di prendere il coltello tra i denti, di archiviare la gara contro i romani cercando di trarre da essa qualche spunto positivo e non aggiungendo rammarico a rammarico. Siamo certi che se la Lucchese farà una gara al cento per cento, potrebbe tornare dalla Puglia con un risultato positivo. Non sono fenomeni. Né loro né le squadre da affrontare nelle settimane successive. Ma servirà la migliore Lucchese. Il futuro, come quasi sempre, è nelle sue mani, nella capacità di reazione, nella voglia di riazzerare quanto fatto sinora.
Diciamo riazzerare, e lo sottolineiamo, perché la gara contro la formazione di mister Incocciati è stato un punto di svolta per capire la reale dimensione dei rossoneri. Riponiamo una volta per tutte nell'album dei ricordi i trionfi assaporati, accantoniamo i sogni di gloria perché la realtà è questa. Tutta la tifoseria, e forse anche gli addetti ai lavori, hanno sperato che la Lucchese potesse riprendere la marcia per i primi posti, potesse battere la corazzata Atletico confermando che il tempo e le categorie passano, ma la capacità di rimanere al comando resta. Non è così.
Questa è una squadra che sulle ali dell'entusiasmo può continuare a regalarsi e regalarci soddisfazioni. E' certo. Ma non contrabbandiamo speranze che tutti abbiamo nel cuore con la realtà. Quando non si vince un contrasto uno contro uno, quando, mettendocela tutta, non si arriva a centrare nemmeno debolmente la porta avversaria, si deve riconoscere il proprio limite. E da questo ripartire. Tutti insieme. Società, squadra, mezzi di informazione, tifosi.
A questi ultimi, anzi, a quella minoranza più rumorosa che si accomoda in gradinata, dedichiamo la chiusura. Non tutti hanno udito i cori che una cinquantina di ragazzi hanno dedicato a Giuliani a fine gara. Qualche bel vaffanculo e la riaffermazione che, loro, lo stadio ristrutturato non lo vogliono. Che una parte della tifoseria rossonera sia afflitta da infantilismo che sfocia in prese di posizione totalmente censurabili è noto. Non occorre ribadire tutta la storia, ci limitiamo a sottolineare, le recenti scritte contro un tifoso empolese morto che persino secondo i codici ultrà, e non solo la legge, sono aberranti.
Domenica i cori non ci hanno sorpreso più di tanto. Ci ha sorpreso, semmai, quel pizzico di vigliaccheria per la scelta del momento. Questa gente ha aspettato la prima difficoltà per attaccare la società, forse sperando di far breccia anche in altri. Perché parliamo di un pizzico di vigliaccheria? Semplice. Perché nelle ultime settimane non ci sono state tensioni, per quanto ci risulta, tra la società e i tifosi. Gli attriti risalgono alla mancata riapertura della curva, alla questione della tessera del tifoso (immotivata visto che la società poteva fare ben poco), alla presentazione della squadra (con annesse contestazioni, ma, fu detto, non rivolte alla società quanto alla tessera), alla frase (infelice) di Giuliani a Cosenza quando disse che se si facevano 1600 chilometri solo per contestare la tessera potevano stare a casa. In realtà, nella circostanza, dal manipolo dei presenti partirono anche cori di incoraggiamento per la Lucchese.
Tutti episodi che si perdono negli scorsi mesi. Ma ripresi, forse non casualmente, ora. Come forse non casualmente abbiamo sentito cori contro il ministro Maroni, abbiamo visto scoppiare un petardo, sentito i buu ai giocatori di colore dell'Atletico. Un bel mix per una multa sicura. Se è tutto un caso, scusateci.
Nel frattempo la polemica sullo stadio pare aver chiarito le idee ai tifosi più caldi: niente stadio ristrutturato, niente di niente. Solo la maglia. Quale, ci chiediamo. Perché qualcuno deve pure comprarla per andare in campo, come pure tirare avanti la società con degli introiti. Oppure sperano nell'arrivo di un nuovo nababbo che farà e sfarà tutto gratuitamente?
Quanto alla conservazione integrale - di per sè impossibile perché già persa - dello stadio del ventennio e che forse è un motivo (paravento?) alle prese di posizione di taluni di loro, ci limitiamo a sottolineare che il Fascismo è stato, sotto questo aspetto, prima di tutto, sfida al futuro, mai torcicollo e quattro simboli da ostentare. Basti pensare alla bonifiche, alle stazioni ferroviarie, ai ponti, alle strade, ai nuovi quartieri a dimensione umana come la Garbatella di Roma, allo sbancamento di via della Conciliazione e dei Fori Imperiali. E potremmo continuare. Altro che difesa dello status quo guardando al passato. Qui il problema è un altro: è difficile crescere e andare oltre quattro slogan più o meno truci. Non è un problema da poco.
Fabrizio Vincenti