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Agnitti presidente sfiduciato non perde la fiducia nella stadio e nella Lucchese: "Domenica sarò a tifare rossonero contro il Pisa. Lo stadio? Se la maggioranza terrà, è alla nostra portata. La politica? Ci deve essere altro oltre questa palude"

12/10/2010 10:50

Stile british, decisamente. Sobrio e misurato. Negli atteggiamenti come nel modo di vivere la vita e la politica. E in tempi in cui la fazione, l'urlo sguaiato, la polemica interessata, i colpi bassi paiono essere moneta sonante nell'anno di grazia 2010, non sorprende che a Lucca il primo a pagare pedaggio sull'altare del becerume politico sia stato Marco Agnitti, il presidente del consiglio comunale sfiduciato nelle scorse settimane da un'inedita alleanza tra spezzoni della maggioranza che governa palazzo Santini e l'opposizione. Che, nella circostanza, ha fatto l'opposizione e basta, senza guardare ai reali motivi che portavano alla sua revoca - una rissa tutta interna alla maggioranza -  sperando forse di assestare un colpo alla già traballante giunta Favilla e rifiutandosi di separare quella che è lotta politica dalla salvaguardia non tanto delle persone quanto delle istituzioni da esse rappresentate. L'unico a suo modo che ci ha provato è stato il candidato sconfitto alle scorse elezioni. Andrea Tagliasacchi. Ma è stata nulla più che una testimonianza la sua. L'avvocato Agnitti, nel frattempo, tra un impegno di lavoro e l'altro, continuerà a fare il consigliere rifiutando però pastrocchi che potrebbero portare alla sua rielezione e domenica sarà con il figlio sugli spalti del Porta Elisa.

Avvocato, partiamo dalle sue ultime dichiarazioni: lei ha declinato la proposta di ricandidarsi a presidente del consiglio comunale, lo conferma?
"Certo, non intendo, come ho già detto, rendermi disponibile a ricandidarmi e l'ho detto prima che quella sorta di telefono senza fili potesse rischiare di farmi attribuire intendimenti e pensieri non veri. Credo che la mia revoca non avesse fondamenti istituzionali e giuridici, ma avrebbe ancora meno senso tornare indietro per dare vita a un'operazione che può essere letta come una sorta di trasformismo politico".

La sensazione da parte di tanti è che la politica stia davvero attraversando una stagione oscura.
"Non deve andare così, ci dev'essere un modo diverso di fare politica e guardi, lo dico chiaramente, hanno colpito me, ma non poteva capitare a chiunque. Viviamo in una fase di passaggio e speriamo che da questa esca qualcosa di buono. Di sicuro c'è un degrado generale e la politica non fa eccezione. Il problema semmai è che chi fa politica ha una responsabilità in più: non ci possiamo accontentare di essere lo specchio del Paese. Se quest'ultimo va male noi dobbiamo essere migliori. Ci deve essere altro oltre questa palude".

Lei forse ha raccolto più consensi ora di quanto era in carica: come se lo spiega?
"E' vero, tante manifestazioni di vicinanza non le avevo mai avute, anzi colgo l'occasione per ringraziare molti tifosi della Lucchese che mi hanno espresso il loro apprezzamento. Forse il fatto che io faccia politica in modo diverso dà fastidio a qualcuno ma è anche vero che le persone della strada se ne accorgono".

Come giudica l'atteggiamento del sindaco Favilla nei suoi confronti: ad alcuni è parso che la sua difesa sia stata d'ufficio, magari pensando che in caso di un nuovo accordo tra le componenti della maggioranza sarebbe stato potuto rieleggere.
"Quest'ultima cosa forse l'avrà pure pensata, ma non ha fatto una difesa d'ufficio. Resta l'apprezzamento, ma il nostro modo di fare politica è diverso, anche per un problema generazionale".

Mai pensato di dimettersi la sera del consiglio per evitare di arrivare alla votazione?
"Mi è passato un po' di tutto per la testa in quei giorni, ma quell'ipotesi l'ho sempre respinta per un motivo semplice: portarla avanti significava avallare l'idea che avevo qualcosa da farmi perdonare e non era così".

Lei sostiene che la politica fatta di conflitto non la sopporta, eppure c'è chi dice che senza le categorie amico-nemico non esisterebbe la politica stessa: forse è più uomo delle istituzioni o che altro?
"Sì sono più un uomo delle istituzioni che un politico; per dirla con Mel Gibson mi sento un patriota ed è vero che il conflitto fine a se stesso non lo accetto. Per carità, sono un politico, ma credo che una cosa sia essere di parte, che è un atto di coraggio, un'altra essere partigiano. La fazione è la rovina della politica".

Capitolo stadio: a suo giudizio verrà la luce il nuovo Porta Elisa oppure i passaggi da fare e i veti rischiano di far naufragare il tutto?
"Se la maggioranza terrà e il sindaco vorrà affrontare questi temi, sono convinto che è un progetto alla nostra portata, come pure gli altri che riguardano l'urbanistica. E' anche vero che ci sono molte variabili sia interne alle dinamiche politiche che esterne ad esse che intervengono e che possono complicare il cammino".

Sul piano politico si riferisce alla tenuta della giunta: reggerà?.
"Nessuno vuole andar a casa a mio avviso, ma se la strada è quella che porta solo a galleggiare allora non ha senso. Se le cose stanno diversamente invece è bene andare avanti".

Domenica sarà allo stadio nel derby con il Pisa?
"Certamente, ci porterò anche mio figlio e speriamo sia la volta buona per risollevarci dopo un periodo bruttino. Senza dimenticarci comunque quanto di buono hanno fatto chi sta dirigendo questa società. Sono riusciti a riportare l'entusiasmo e c'è da augurarsi non si spenga".

L'ultima gara vista quest'anno?
"Quella con la Ternana, e si giocò davvero bene. Andò tutto talmente bene che Giuliani a Valentini dissero che si dovevano rioccupare persino gli stessi posti la volta dopo".

Segue da tanto la Lucchese?
"Allora, negli anni dal 76 al 78 andavo in curva ed ero tra quelli che si mettavano la sciarpa davanti mentre accendevano i fumogeni. Avevo un gruppo di amici che frequentava la curva e ho fatto quell'esperienza. Poi, con il passare degli anni, mi sono allontanato e solo di recente ho iniziato a tornare a frequentare lo stadio".

Fabrizio Vincenti

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