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Non č un problema di allenatore: qui c'č da reagire, a denti stretti, tutti insieme. Prima che sia troppo tardi. Eppure, siamo convinti, basterebbe una vittoria...
12/10/2010 08:29
Qui l'affare si complica. Dire che era prevedibile o perlomeno da temere, è dire cosa ovvia. Il calendario è quello che è, lo stato psicologico dei rossoneri pure. Se a questo si aggiunge la Dea Eupalla che fa i capricci e regala saette nei minuti finali della gara di Taranto, il gioco è fatto. E non è un bel gioco, intendiamoci.
La Lucchese e i suoi protagonisti, a questo punto, sono attesi da un passaggio molto stretto. Stretto nei tempi, perché la classifica si sta compromettendo e urge una reazione. Stretto nelle prospettive, perché all'orizzonte ci sono ancora partite molto complicate. Stretto sul piano psicologico, perché questo gruppo rischia, se già non c'è con mani, piedi e testa, di precipitare in una crisi d'identità ricca di incognite. Stretto negli aspetti tecnici, perché qui iniziano a essere tutti messi in discussione, come tipicamente avviene quando i risultati evaporano.
Se a questo si aggiunge chetra cinque giorni arriva il Pisa, il quadro è completo. E la ruota della vita pallonara ancora una volta ha beffardamente sorriso a chi pensava di avere la buona sorte e la forza dalla sua, magari compiacendosi degli stenti calcistici che si vivevano a soli venti chilometri di distanza. La realtà parla di due squadre appaiate ma con trend praticamente opposti: il Pisa nelle ultime quattro gare ha fatto 8 punti, la Lucchese 0.
Non sappiamo se il derby è la partita giusta per provare a rialzare la testa, non sappiamo nemmeno cosa ci sia davvero nella testa dei giocatori rossoneri, che, probabilmente, tutto si aspettavano meno che di perdere una gara come quella di Taranto. E neppure sappiamo se il luogo comune che vede la squadra sfavorita nei derby trionfare sul campo possa valere per domenica prossima. Sono luoghi comuni, appunto. Chi vuole può comunque farci appello per sperare di invertire una tendenza - ed è l'unica certezza - che parla chiaro: la Lucchese sta precipitando in un gorgo che prima ancora che di classifica - i play out sono ora a soli due punti - è psicologico, di convinzione nei propri mezzi.
Si incomincia a respirare un'aria pesante, con l'incertezza che pare davvero farla da padrona. Le stesse smentite su un possibile cambio di allenatore ci dicono una cosa: il problema perlomeno è stato posto. Questo ce lo insegna la storia, anzi la cronaca: quando si smentisce qualcosa è perché il problema in qualche modo esiste. Qualcuno inizia pure a sventagliare nomi. La nostra opinione è chiara: mettere in discussione Favarin sarebbe palesemente un errore, ma non abbiamo la sfera di cristallo e non conosciamo cosa esattamente si respiri dentro lo spogliatoio. Dall'esterno, però, ci pare che la soluzione non sia tecnica: o qui si danno una scossa tutti oppure il fallimento è generale. Anche se va da sé che in questi casi è l'allenatore a pagare per primo. Il problema ci pare piuttosto spezzare un blocco che riguarda i giocatori e che richiederebbe reazioni diverse e forse qualche leader che si fatica a trovare nello spogliatoio rossonero.
Del resto segnali che indichino una forte personalità di questa squadra non se ne vedono. E non da oggi. Non scordiamo che questa carenza è stata sempre il suo limite. Giocare bene è stato un suo tratto distintivo, molto meno la capacità di soffrire e di reagire. Eppure, ne siamo convinti, basterebbe una vittoria per rimettere in carreggiata la macchina, per riuscire a vedere con più tranquillità il cammino. Una vittoria per provare a riprendere la marcia senza palesare chissà quali sogni di gloria ma nemmeno senza dover vivere momenti come questo. Ecco perché l'unica cosa che si può fare è stringere i denti, tutti, e provarci.
I rossoneri saranno gli artefici del proprio destino contro una squadra alla loro portata. Domenica possono stare certi: la gente di Lucca sarà ancora con loro e li sosterrà a pieni polmoni in uno stadio che, quanto a presenze numeriche, sta toccando numeri non raggiunti da anni. Facciano in modo che non sia un nuovo inizio della fine di questo amore. Son storie che abbiamo già visto e sofferto. Ora non ce le possiamo permettere.
Fabrizio Vincenti