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Se questa č una curva... Che tristezza il derby praticamente senza tifoseria ospite, ma la squadra ci č parsa in ripresa. E' il momento di non mollare

19/10/2010 11:32

Che tristezza, gente! Vedere la curva Est con cinquecento (scarse) persone, sentire a malapena i cori dei tifosi d'oltreforo non fa piacere, almeno a noi che viviamo di campanile e gioiamo a vedere gli stadi pieni. Niente incidenti, d'accordo, ma un'atmosfera davvero dimessa, una carica emotiva dimezzata, un qualcosa di impalpabile che non abbiamo respirato nell'aria.

Se non fosse stato per lo stadio leggermente più pieno negli altri settori, non ci saremmo nemmeno accorti che era un derby. Niente striscioni, niente coreografie, niente di niente. Senza colore e tifosi il calcio è morto. Se lo mettano in testa tutti. A partire da chi dirige la baracca. E il fatto che da Pisa, pur avendo in 2800 e passa la tessera del tifoso, non siano venuti che in poche centinaia, sta a significare che si stanno stancando di tutto questo non solo il mondo ultrà ma anche i cosiddetti tifosi normali.

Tre anni fa, nell'ultimo derby, calarono su Lucca ben più di duemila pisani: o erano tutti ultras, oppure qualcosa non funziona. Ma non possiamo pensare che siano le forze dell'ordine a rendersene conto. Loro eseguono le direttive, a volte bene, come domenica scorsa, altre meno. A volte le applicano, altre le interpretano com maggiore o minore saggezza. Qui il problema è di chi governa il mondo del calcio e, semmai, dei loro referenti politici. Che vagano alla giornata da anni. Anzi da decenni. E il calcio italiano sta sprofondando a tutti i livelli. Ah, a proposito, segnatevi questa neologismo: premiopoli. Pare che se ne sentirà parlare. E sarà l'ennesima palata di fango sul calcio italico.

Quanto al risultato del derby, abbiamo voglia di dire che, tutto sommato, è giusto. Prendere gol a tempo scaduto, e dopo aver almeno due volte sfiorato il raddoppio, lascia un senso di amaro in bocca. Lo stesso che hanno, loro malgrado, assaporato i protagonisti rossoneri del derby. Bastava vedere le loro facce a fine gara e il discorso sui risultati giusti o meno scoloriva immediatamente, affondando nelle smorfie di disappunto. Alla fine, conta chi vince e chi segna, e negli annali resterà un pari, non una vittoria morale dei rossoneri.

Non resterà nemmeno la prova disastrosa di un arbitro del tutto inadeguato per un match del genere. Chiariamo: ha sbagliato da tutte e due le parti, ma non è un'attenuante. E' un'aggravante: qui non parliamo di malafede, ma di incapacità, che l'arbitro ha dispensato a piene mani abdicando anche all'unico elemento che in certe situazioni può essere utile, il buon senso.

Una vittoria indubbiamente avrebbe rilanciato i rossoneri che sono al centro di una crisi palesemente psicologica. Basta pensare al loro primo tempo e alla ripresa. Due squadre totalmente diverse. Due partite nella stessa gara, come ha ammesso un polemico (con poca ragione) Cuoghi in sala stampa. Proprio quando tutta quella carica nervosa paralizzante del primo tempo si stava incanalando nei giusti binari, è arrivata l'espulsione di Marotta (che sia detto per inciso non riusciamo a condannare, lo stesso gesto lo ha fatto Cassano al gol e si vede in tanti altri campi domenicalmente) che ha scosso una squadra ancore convalescente ed esposta ad ogni ventata contraria.

Il gol del Pisa, però, non deve finire per ricacciare i rossoneri in mezzo ai loro problemi e tormenti. A noi, a conti fatti, piace mettere in luce quello di positivo che c'è stato. A partire da un secondo tempo che sia pure ancora un pizzico con il freno a mano tirato, ha dato la sensazione di trovarsi di fronte a una squadra che sta reagendo. Che è in sofferenza, ma che è viva. E che prova a venire fuori dal vicolo apparentemente cieco dei risultati no. Ora si tratta di non mollare, di continuare a insistere, perché se la Lucchese continuerà a giocare i risultati arriveranno. E' matematico. Il problema, semmai, è tenere duro e non mollare. Altrimenti la china potrebbe essere davvero complicata da risalire.

Favarin, a nostro avviso, deve insistere nell'iniettare fiducia in questo gruppo di ragazzi. Non ci sono alternative, almeno al momento. Parlare di rinforzi, ora come ora, significa solo aprire altre crepe. A meno che non si pensi che la società intenda cambiare improvvisamente la linea sposata da tre anni a questa parte. E forse creando anche qualche giustificato malumore nello spogliatoio. Ci sarà semmai tempo a gennaio per porre rimedio nei ruoli che non daranno garanzie sufficienti. Non ora. Sul cambio di allenatore, ci siamo già espressi la scorsa settimana. L'unico caso che lo giustificherebbe sarebbe una rottura nel rapporto fiduciario tra allenatore e giocatori.

Non ci risulta che al momento sia così. Ripetiamo: l'unica strada è quella tracciata nel secondo tempo del derby e indicata da Galli mercoledì scorso al termine della gara di coppa: lavorare, poche chiacchiere, e vincere. Manca proprio la vittoria, ma, cari rossoneri, non disperate. Magari è dietro l'angolo. Basta non pensare di partire battuti in queste due trasferte campane consecutive. E come il vento è cambiato già una volta (in negativo), potrebbe prendere a soffiare nella direzione inversa. Scommettiamo?

Fabrizio Vincenti

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