Porta Elisa News
Tutte le notizie sulla Lucchese Calcio
L'ira di Giovannini: "Ho deciso di cambiare tecnico, avallato dalla società, perché mi sono reso conto che con Favarin la squadra non sarebbe mai potuta uscire da questa situazione. Non sopporto, però, che si metta in dubbio il mio rapporto di amicizia e stima verso Giancarlo"
26/10/2010 18:47
L'atmosfera, in sala stampa, è piuttosto tesa. La notizia dell'esonero di Favarin e dell'arrivo di Paolo Indiani ha seminato non poche polemiche anche tra gli addetti ai lavori. Un Giovannini apparentemente calmo, in realtà pronto a esplodere, fa il suo ingresso per annunciare l'arrivo del tecnico di Certaldo che si tratterrà per alcuni minuti, giusto il tempo di rispondere alle domande e, poi, dirigere il primo allenamento della squadra. Il direttore sportivo rossonero avrebbe voglia di gridare a tutti quello che pensa di ciò che è stato scritto a destra e a manca, ma riesce, seppure a fatica, a contenersi. Gli deve essere, sicuramente, costato prendere il coraggio e decidere di silurare il tecnico dei due campionati stravinti. "Non mangio da domenica pomeriggio - ha detto - perché sapevo che avrei dovuto prendere una decisione e informarne la società".
Quando ha deciso di procedere all'esonero del tecnico?
"Domenica sera dopo la partita con la Cavese e dopo l'atteggiamento tattico sconsiderato adottato dal mister in considerazione del momento in cui eravamo. Io non ero d'accordo e, dopo la gara, abbiamo, come sempre, analizzato la prestazione. Ebbene, le idee per venirne fuori erano, evidentemente, diverse. Io mi sono sentito con lui serenamente dopo la decisione, non c'era bisogno di incontrarsi e prendere un caffè. Del resto si trattava di analisi e considerazioni già fatte. Posso dire tranquillamente che se qualcuno mi domanda se sono più amico di Favarin o di Indiani, non ho problemi a dire che lo sono di Favarin".
Ha pensato e riflettuto. Poi, ha deciso.
"Sì, è chiaro che quando le cose vanno male ci sono motivi per avere discussioni più accese e punti di vista differenti che non quando le cose vanno bene. Ho sempre pensato che saremmo usciti da questa situazione, poi, però, ho iniziato a preoccuparmi. Sono sicuro che, con lui, non ne saremmo usciti. Non c'era più un impianto di gioco, i giocatori non si aiutavano, per tutta la settimana aveva adottato il modulo con quattro difensori e, alla fine, aveva schierato una difesa a tre sorprendendo tutti e creando non pochi problemi alla squadra con un atteggiamento tattico scriteriato e non adatto alla situazione di classifica".
Forse il mister non aveva più fiducia?
"Può darsi. Fatto sta che, se è vero quel che ho letto sul fatto che Favarin aveva detto più volte di volere una quadra più forte, ebbene, se lui ha trasportato questo senso di sfiducia nello spogliatoio se, cioè, non aveva più fiducia nel gruppo, se, poi, si mandano allo sbaragio quattro ragazzi con un atteggiamento sconsiderato, allora c'erano ben poche soluzioni per uscire da questa situazione con Giancarlo. Se a Cava dei Tirreni abbiamo giocato peggio che a Gela, allora mi ono dovuto chiedere se con questo allenatore avremmo potuto uscire dalla crisi. La risposta è stata no. A quel punto restava ben poco da fare".
I primi, veri responsabili, però, sono i giocatori...
"In questo momento bisogna camminare basso e pedalare. Non è vero che abbiamo sentito i calciatori uno ad uno come ha scritto qualcuno (Gazzetta Lucchese ndr). Vero è che abbiamo sempre coinvolto i giocatori nei momenti cruciali della vita della squadra. Purtroppo i giocatori, sotto ogni latitudine, sono dei figli di puttana e nel momento di difficoltà usano le parole come vogliono".
Di sicuro, da ora in poi, non avranno più alibi.
"Questa società non riesce a tirare fuori da questi ragazzi il meglio. Non rendono per il loro valore. In questo momento è troppo facile sparare a zero sui giocatori e sul sottoscritto. I giocatori devono dimostrare che non mi sono sbagliato a sceglierli per quest'avventura".
Addio sogni di gloria.
"Noi sapevamo di poter aspirare ad un campionato tranquillo, salvarsi il prima possibile e valorizzare alcuni giovani. Abbiamo sempre sperato di poter uscire dalla crisi anche dopo otto gare. Io, però, ho capito lunedì che non si poteva uscire con questo tecnico".
Dispiaciuto?
"Certo, rammaricato per aver fatto una scelta tecnica e non, come mi è stato imputato, per ragioni personali. Queste parole mi hanno dato fastidio perché non corrispondono alla verità".
Perché Paolo Indiani?
"Perché ci ho lavorato bene e perché, sul campo, è eccezionale. Sotto il profilo tecnico e tattico è uno dei numeri uno in assoluto. Mi serve che dia sicurezza alla squadra".
Ha qualcosa da rimproverarsi?
"Ho da rimproverarmi l'80 per cento delle scelte fatte visto come stanno andando le cose. Quando le cose vanno così, se la società mi avesse licenziato, non avrei avuto problemi ad accettare la decisione".
Acquisti?
"Guardate, ho avuto in questi giorni richieste di informazioni su Lollini da parte del Parma. Chadi, ad esempio, soffre della mancanza di attenzione mediatica. Io credo che qui una cosa deve essere evidente per tutti: non siamo delle superstar. Se si pensa di essere più bravi si sbaglia. Non si può vincere un campionato e, comunque sia, non è il caso di ricorrere al mercato, almeno fino a gennaio".
Al. Gra.