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Al di lā delle polemiche, c'č la Lucchese. Visto il momento, bene pensare soltanto a quella
03/11/2010 11:30
Episodi. Chiamiamoli per quel che sono. Episodi, appunto. Ma che stanno spingendo inesorabilmente la Lucchese nel baratro. Episodi che non significano casualità. Tutt'altro. Quasi sempre, dietro un episodio sfavorevole, c'è un errore, un'ingenuità, una chiusura mancata, un gol fallito. Sta di fatto che i rossoneri scontano con un'impressionante puntualità episodi a loro svantaggio.
Domenica, con l'avvento di Indiani, la situazione non è cambiata da questo punto di vista. Al primo errore, un gol subito mentre per farne uno ci sono voluti almeno quattro tentativi. E' chiaro che la statistica non può che andare a vantaggio dei rossoneri: così, insomma, calcolo delle probabilità alla mano, non può durare. E' qualcosa più di una pia speranza la nostra. Ma è altrettanto chiaro che i giocatori dovranno mostrare maggiore concretezza e determinazione. Dove trovarle? Dentro di loro, non c'è alternativa.
Di una cosa possono stare sicuri: quando non hanno mollato loro in partenza - ovvero a Gela e Cava - e quando non hanno trovato davanti una squadra in stato di grazia - leggi Atletico Roma - hanno sempre tenuto testa a chi si sono trovati di fronte. Non è una scusante, ma la Lucchese ha davvero raccolto meno di quanto meritasse. Le gara con Cosenza, Taranto, Pisa, Benevento sono lì a dimostrarlo in modo inoppugnabile. Detto questo, e ribadito che chi pensa che questo gruppo sia formato da una comitiva di brocchi è a nostro avviso fuori strada oltreché ingeneroso, veniamo al cambio di allenatore.
In settimana le polemiche si sono sprecate. C'è chi ha visto un complotto, forse persino una congiura, dei giocatori, proprio di quelli che sino a ieri venivamo considerati tanto diversi dai mercenari delle stagioni precedenti; c'è chi ha messo l'accento sui difetti di comunicazione palesati anche nella circostanza dell'esonero; c'è chi, infine, ha messo sotto accusa tutto e tutti. A partire dalla società, per passare al direttore sportivo, toccando naturalmente allenatore e giocatori all'insegna del "l'è tutto da rifare", cavallo di battaglia di Gino Bartali.
Noi partiamo da due presupposti semplici semplici. Primo. Come sono andate esattamente le cose non lo sapremo mai. Ci sono tanti tasselli nella vicenda dell'esonero di Favarin, alcuni pubblici altri senz'altro no. A noi non interessa ricostruire le tappe di quello che è successo, e che probabilmente non collima del tutto con nessuna delle versioni fornite, interessa la Lucchese e il suo futuro. Secondo. Ribadiamo che una società ha tutto il diritto di interrompere il rapporto con il proprio allenatore quando lo ritiene opportuno. Che questo possa far male, è un altro discorso. Anche a noi ha fatto male, perché a Giancarlo Favarin riconosciamo parecchi meriti. Umani e tecnici. Ma nel calcio si sa anche che il primo a pagare è l'allenatore: piaccia o non piaccia, gira così. Dunque niente martiri e del resto siamo convinti che non sia stata per niente una decisione facile per chi con Favarin ha costruito questo piccolo miracolo in due soli anni.
Il trinomio Giuliani-Giovannini- Favarin sembrava costruito sul cemento, tanto per rimanere su di un terreno caro al patron della Lucchese, ma è anche vero che nulla è eterno. La favola è finita. Ripensare che circa sei mesi fa la squadra rientrava trionfante da Carrara con la seconda promozione consecutiva in tasca, pare impossibile. E' la vita, e il calcio, di questa, ne è specchio fedele. Nel bene e nel male. Ora si tratta di affrontare la realtà, o per dirla con un'altra metafora abusata, non rompere il giocatolo. Se la favola è finita, rimane sempre il giocattolo. Che si chiama Lucchese. E che tutti abbiamo il dovere di provare a salvare. Perciò l'augurio è che Indiani riesca dove Favarin non è riuscito, ovvero a rimotivare questo gruppo, magari con i dovuti accorgimenti tattici che si sono già intravisti a Benevento. Sarà una Lucchese meno spettacolare, sicuramente, ma ci auguriamo più concreta. Del resto è il momento dei punti, più che delle belle giocate. Altrimenti, e il trend è quello, il rischio è davvero di vivere l'incubo dei play out.
Si fa anche un gran parlare di rinforzi. Ci chiediamo: ci sono in giro giocatori in grado di ribaltare la situazione? Non crediamo proprio. Al massimo ci sono giocatori in precarie condizioni per una preparazione approssimativa che possono proporsi. L'unico che poteva valere il gioco, Vannucchi, non è stato ritenuto la soluzione giusta. E in ogni caso questa è una squadra, a gennaio, da ritoccare oppure qualcuno pensa che verranno mandati via venti giocatori? Dunque la missione delle missioni è rimotivare chi c'è (e che vale più di quanto visto sinora) per poi a gennaio intervenire dove si manifesteranno le crepe più rilevanti.
Vediamo troppa irrazionalità intorno alla Lucchese. A partire dai tifosi, che farebbero bene a ricordare dov'era questa formazione due anni fa. Non si può passare da un estremo all'altro in questo modo. In giro si sente dire di tutto. Che Giuliani è un neofita, che non ci sono più soldi, che Giovannini è un dilettante buono giusto per le categorie inferiori, che l'allenatore (nuovo e vecchio) sono inadeguati, che i giocatori sono impresentabili per la C1. Tutto in pochi mesi. Prima era naturalmente l'esatto contrario, e le lodi anche eccessive si sprecavano. Trovare un po' di equilibrio è così difficile?
Fabrizio Vincenti