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Paolo Giovannini si confessa in un'intervista molto, ma molto velenosa: "Non frequento salotti né mi arruffiano presidenti o allenatori. Faccio quello che ritengo giusto e se sbaglio sono consapevole di dover pagare"
16/11/2010 10:01
Pubblichiamo un'intervista rilasciata da Paolo Giovannini ad Aldo Grandi e apparsa questa mattina sul Nuovo Corriere di Lucca. Domande scomode e velenose, ma risposte altrettanto oneste e sincere. Ecco il testo integrale.
Un'intervista velenosa, in questo momento, sarebbe più facile respingerla che accettarla. Per ovvi motivi e perché, di veleno, in questo momento, non ce n'è bisogno, semmai di un po' di miele. Eppure il diesse rossonero Paolo Giovannini non si tira indietro anche perché, come dice lui, "Nessun problema tanto dico sempre la verità".
Giovannini, dalle stelle alle stalle. Come ci si sente?
Normale, so che fa parte del gioco, che i risultati in questo momento non danno ragione alle mie scelte, poi ognuno ha i suoi modi di lavorare e di cercare di risolvere i problemi. Credo che nessuno sia infallibile né che abbia la ricetta giusta.
Pentito di aver esonerato Favarin alla luce dei risultati di queste ultime tre domeniche?
No, al contrario, perché ho visto un cambiamento nella squadra il ché mi dà più fiducia, a mio parere, a che i ragazzi possano ritrovare la vittoria, fermo restando che la situazione venutasi a creare non è assolutamente totale responsabilità di Giancarlo, ma la mia decisione è maturata non per quanto accaduto, ma per le possibilità che credevo fossero veramente esigue per poterne uscire con lui. Il suo rancore e le sue esternazioni all'indomani del suo esonero e che riguardano non un singolo giocatore, ma quasi il 50 per cento della squadra, mi confermano che lui, da questi ragazzi, avrebbe potuto trarne poco beneficio in supporto della Lucchese. Resta il fatto che, indipendentemente da cosa se ne dice e da questo momento polemico che stra attraversando Giancarlo, per me rimane un ottimo allenatore che avrà sicuramente occasione per dimostrarlo in futuro.
Domenica con il Foligno o si vince o si muore. E' d'accordo?
Visto il nostro periodo sembrerebbe di sì perché è una gara alla nostra portata e se falliamo anche questa... Poi però mancano 21 gare alla fine del campionato, la classifica è preoccupante, ma non allarmante e basta una vittoria per poter essere in linea con i programmi minimi della vigilia che vuol dire sotto di noi sei o sette squadre. Se questo riusciamo a farlo ora o fra un mese, credo che ai fini nostri cambi poco. Il tempo per rimediare a questo brutto periodo c'è e confermo che la strada intrapresa può essere quella giusta, dettata da un maggior rigore tattico e da una fiducia maggiore riposta nei giocatori.
Si sussurra che, nel caso avesse deciso di mandare via il tecnico pisano, qualcuno le avrebbe consigliato Bruno Russo come allenatore. E' vero?
Sì, me l'ha consigliato una persona che io stimo tantissimo e che in un periodo particolare della mia vita mi ha dato anche una mano dal punto di vista lavorativo, il direttore sportivo Pino Vitale.
Perché non ha accettato il suggerimento?
La scelta era già maturata in me e la telefonata è arrivata nel momento in cui, con il presidente, stavamo decidendo l'ingaggio di Indiani.
Meglio sbagliare da sé o fare bene con la testa degli altri?
Rispondo molto volentieri. Credo di non aver mai messo a frutto le mie vittorie, cinque campionati vinti e due finali play-off in nove anni di lavoro. Se non ci sono riuscito è dovuto esclusivamente al fatto che non amo i salotti, non parlo con i procuratori e faccio scelte sempre dettate dalle mie capacità. Oggi, addirittura, qualcuno suppone che non si faccia mercato perché ci sono procuratori che hanno dieci giocatori nella nostra squadra e che devono giocare quelli. Nella Lucchese ci sono cinque, sei giocatori, addirittura, senza procuratore e gli altri gestiti, quasi singolarmente, da un singolo procuratore. Solo nel caso di Alberto Bergossi, ex giocatore di Bari e Avellino, ci sono tre procure che riguardano Lollini, Marotta e Pezzi. A differenza di altri che nel mondo del calcio urlano e sbraitano, io faccio questo mestiere con serietà e onestà professionale, accetto qualsiasi critica riguardo alle mie scelte o alle mie capacità di manager, ma a scanso di equivoci, non sono assolutamente il tipo da giochini con i procuratori o ruffianaggine con presidenti e allenatori. Quando le cose mi sono andate male, da gruppi di procuratori importanti mi sono sempre sentito dire di trovarmi col sedere per terra proprio perché non accetto nessuna mediazione che per me non rappresenti l'interesse della squadra. Però, a differenza di altri, per me lavorare è importante, ma non necessariamente lavorare nel mondo del calcio.
Igli Vannucchi: visto quello che sta facendo a Spezia, ha qualche rimpianto?
Rimpianto l'ho sempre avuto perché Vannucchi è un giocatore che stimo. Però credo che ci siano momenti in cui parlare del mercato, soprattutto per un direttore o un allenatore, sia deleterio per l'intero gruppo di lavoro. In questo periodo si può pensare a un mercato degli svincolati senza, però, effettuare movimenti in uscita creando, il più delle volte, sovrapposizioni tra chi viene e chi c'è già. Dopo sette-otto giornate di campionato, dove il 30 per cento della mia rosa attuale, non era stato ancora impiegato con continuità (Pondaco, Pezzi, Bova, Mariotti, Galli, Schenetti) e non per responsabilità di Favarin, ma per infortuni, non potevo e non posso scartare a priori che questo gruppo possa raggiungere una salvezza tranquilla com'era nei piani della vigilia. Sarò il primo a chiedere aiuto alla mia proprietà al persistere di risultati negativi o di un riscontro oggettivo delle difficoltà di alcuni dei miei giocatori per cercare nel mercato di gennaio di far entrare nel gruppo qualcuno che ci possa dare una mano.
A fine gara col Viareggio, Giuliani se ne è andato senza parlare con nessuno e anche per tutta la giornata di oggi non ha risposto alle chiamate. Per quale motivo secondo lei?
L'ho sentito stamani, è molto deluso, abbiamo concordato entrambi che potevamo far meglio pur con le attenuanti degli infortuni, naturalmente sperava nella vittoria.
Aldo Grandi