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Fanini: "Della situazione rossonera i primi a dover fare mea culpa sono i politici. Si attivino ora con Berlusconi o č la fine"
24/06/2008 20:33
Ivano Fanini il giorno dopo aver esternato tutta la sua
incavolatura e la sua preoccupazione per la piega drammatica che sta
prendendo la Lucchese, non fa un passo indietro. Anzi, rilancia con
maggior forza quella che, a suo modo di vedere, è l'unica strada
praticabile. Una strada che ha il nome ed il cognone del presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi. Il suo ragionamento? Semplice, almeno a parole: una
situazione eccezionale la può risolvere solo qualcuno che ha mezzi
eccezionali. E una marcata simpatia per Lucca. Tutte cose che ha il
Cavaliere. Fanini è un fiume in piena quando parla dell'attuale momento
della Lucchese:
"E' una situazione annunciata quella a cui stiamo
assistendo. C'erano tutte le premesse perché finisse così e permettemi
di sottolineare che è da un po' che lo vado dicendo. Bisogna avere il
coraggio di guardare in faccia la realtà nella vita. E nella Lucchese
sono tre anni che non accade. In troppi hanno fatto finta di nulla. Ad
iniziare dai politici, che fino a poco tempo fa, anche pochi giorni
fa, hanno continuato a dare credito al presidente della Lucchese".
A
proposito di politici, lei la sua proposta per risollevare la Lucchese
l'ha fatta. E coinvolge un politico di nome Silvio Berlusconi. Non uno
qualunque, insomma.
"Berlusconi, per la sua forza economica,
politica e sportiva sarebbe la persona giusta per risolvere i problemi
della Lucchese. Parto da un dato di fatto: a Lucca Berlusconi ha tanti
amici, tra i quali mi onoro di esserci pure io sin dai tempi nei quali
c'era da esser visti male ad appoggiarlo. Non solo, verso questa città
ha un'attenzione speciale, lo testimonia fra le tante cose le sue tre
visite lo scorso anno in occasione della campagna per le elezioni
comunali. Una circostanza quasi straordinaria se si pensa che Lucca è
una città abbastanza piccola. Per queste e per altre ragioni ritengo
che una telefonata potrebbe far muovere le giuste corde del Cavaliere".
Mi scusi, visto che è suo amico perché non la fa lei?
"Io
mi occupo di ciclismo e a lui mi sono rivolto quando ne ho avuto
bisogno per sostenere questo sport a Lucca. Per il calcio sono solo un
grande appassionato e non rivesto né cariche pubbliche che mi
autrizzerebbo a muovermi, né sono all'interno della società rossonera.
Mi limito a buttare là l'idea, sono altri che dovrebbero attivarsi".
E chi in particolare?
"Ne
vedo due che dovrebbero muoverisi, e tutti e due sono persone che
hanno un debito di riconoscenza verso Berlusconi: il sindaco Favilla e
il senatore Pera. Entrambi avrebbero, sono sicuro, la possibilità e la
capacità di intercedere nella maniera giusta. Sempre che lo vogliano
fare però".
Ma a Berlusconi che ne verrebbe in fin dei conti?
"Guardi
che io non sto dicendo che sarebbe un regalo per Berlusconi.
Tutt'altro. Chi lo dovrebbe contattare sa benissimo che in realtà si
offrirebbe un affare al presidente del Consiglio. Cosa vuole che siano
15 o 20 milioni di euro per persone di quel calibro? E si sa bene
quanto consenso e muova il calcio. Sarebbe un affare prima di tutto per
lui".
Lei è imprenditore, oggi come ieri brilla l'assenza
degli imprenditori lucchesi alla guida della società rossonera. Anche
gli altri sodalizi sportivi non è che se la passino meglio: perchè?
"La
maggior parte di coloro che hanno soldi a Lucca evitano di mettersi in
mostra. Lavorano in qualche modo di nascosto, rifuggono tutto quello
che potrebbe porli al centro dell'attenzione. Magari spendono milioni
in pubblicità per le loro aziende, ma non vogliono i fari della
ribalta. E come ha detto lei il discorso vale un po' per tutti gli
sport, a partire dal ciclismo, per passare al basket e finire
naturalmente con il calcio".
Ha usato il verbo finire: come finisce la situazione della barca rossonera?
"Se
nessuno si prenderà la briga di provare a giocare quella carta con
Berlusconi credo che il fallimento sarà inevitabile. Non ci sono alle
viste alternative concrete. E mi piange il cuore pensare che una
società come questa, che ha avuto tra i suoi allenatori persino quello
che ha vinto il campionato del mondo, debba fare questa fine. In tanti
dovranno fare il mea culpa. Ad iniziare dai politici".
Fabrizio Vincenti