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Una lenta, inarrestabile, immeritata e insostenibile agonia
29/06/2008 10:44
L'assessore Lido Moschini dice che sta cercando di trovare
qualche imprenditore disposto a tirare fuori 207 mila euro per
l'iscrizione della Lucchese al campionato, ossia per l'indispensabile
fidejussione che garantisca la cifra presso la Lega. Aggiunge anche
che, al momento, non ha trovato nessuno. Fatti due calcoli,
duecentomila euro corrispondono, all'incirca, al costo di un piccolo
appartamento e pensare che l'imprenditoria lucchese non sia capace di
raccogliere questa somma per salvare la società rossonera dalla fine
certa e sicura, fa davvero male.
E' vero, la fidejussione potrebbe anche non bastare, e se poi
Hadj non provvedesse alle liberatorie, la stessa andrebbe a finire
nelle casse della Lega senza possibilità di essere recuperata, ma
almeno qualcuno potrebbe dire di averci provato a fare qualcosa. La
realtà, purtroppo, è ben altra. E che non c'è una sola persona disposta
a aiutare questo presidente. Non c'è nessuno che riesca o voglia
scindere la sua figura da quella della Lucchese. La naturale,
congenita, proverbiale diffidenza dei lucchesi rischia, così, di
divenire un boomerang, anche se, a dirla tutta, a gran parte di costoro
del futuro calcistico cittadino interessa ben poco. E sbagliano. Perché
la Lucchese è un patrimonio collettivo, è la storia di un titolo
sportivo che mai nessuno, in 103 anni di storia, è stato capace di
uccidere. Qualcuno, invece, pare ci stia provando e riuscendo: allora
bisognerebbe che qualcun altro, investito di autorità, lanciasse una
sorta di appello per raccogliere questi 200 mila euro che potrebbero
permettere il miracolo.
Mancano pochissimi giorni, e se Fouzi Hadj non troverà i soldi
necessari, sarà la fine: sportiva, economica e finanziaria di questo
sodalizio. Si fa presto a passare dalle stelle - si fa per dire - alle
stalle, ma molto più difficile è il percorso inverso. Una volta
piombati in serie D, sarà arduo tornare su. Eppure, pensate a quale
sorta di pubblicità mediatica e anche di riconoscenza un
imprenditore-commerciante potrebbe ricavare dall'essere additato come
il salvatore, almeno in piccola parte, della patria. C'è stato
qualcuno, quest'anno, che ha tirato fuori di tasca propria 120 mila
euro per pagare gli stipendi ai giocatori prima della gara di Pescara.
E questi soldi, è bene dirlo, non li ha ancora rivisti. Noi tutti gli
dobbiamo essere grati, anche se quello era un gravissimo campanello
d'allarme: un presidente che fa pagare i propri dipendenti da un tifoso
non è più credibile né sostenibile.
Gazzetta Lucchese