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Roberto Paci: "Mi fa male al cuore sentire che la Lucchese č in questa situazione. Se mi contatteranno, il minimo che possa fare č abbonarmi"

04/07/2008 19:16

Roberto Paci non è un giocatore qualsiasi: è il giocatore simbolo della Lucchese. Con i suoi centroquarantasette centri in poco meno di quattrocento gare (375) ha il record assoluto. Di tutto, delle presenze e dei gol. Un mito, insomma. Un giocatore al quale i tifosi, anni addietro, fecero persino dono di una statua. Da anni non si occupa più di calcio e si è ritirato in Sardegna, dove ha le sue attività nel campo della ristorazione. Al telefono, appena sente che la telefonata viene da Lucca, chiede lumi sull'attuale situazione rossonera. E' rimasto indietro Paci, ha notizie risalenti ad una decina di giorni fa. E gli aggiormenti non sono certo piacevoli. Né da dirsi, né da ascoltarsi.

"Sono senza parole, esterefatto. Forse sarebbe stato meglio, anni fa, non affidarsi alle mani di una persona che veniva da fuori, che non era chiaro cosa venisse a fare qui. Ora la situazione mi pare davvero complicata. Che peccato, mi fa molto male sentire che la Lucchese sia in queste acque, anche pensando a tutto quello che era stato fatto per valorizzare questa piazza".

C'è in piedi questo tentativo estremo di salvarla attraverso il concorso di tutta la città. O la va o la spacca.
"Speriamo che questa idea passi. Non è facile sicuramente ma è un gesto apprezzabile. Dovesse finire male spero almeno che il comune si faccia parte attiva per gestire almeno inizialmente qualcosa che eviti di fare finire il calcio di Lucca in Eccellenza. Magari cercando di allestire una forte settore giovanile che è l'unica strada per restare a galla oggi. Merita ben altro questa città che questa situazione".

Non una strada facile, forse quasi impossibile, ma unica.
"Di sicuro con quel carico di debiti non è pensabile che si avvicni qualcuno. Un imprenditore vuole fatti prima di buttarsi in un'avventura del genere. E se la situazione non sarà risanata chi vuole si faccia avanti?".

Lei in parte l'ha già vissuta dal vivo.
"Vero, era il 1983 con l'allora presidente Casanova. Gli stipendi finirono per essere pagati dal comune. Ma so benissimo che erano altri tempi. E c'era anche una minore attenzione ai soldi e, credo, più amore per questo gioco".

Se domani la chiamassero dal comitato che sta sorgendo per dirle di sottoscrivere un abbonamento che risponderebbe?
"Che lo farei al volo, ci mancherebbe. E' il minimo che possa fare per questa squadra e questa città. Ai tifosi raccomando pazienza, comunque vada il calcio a Lucca deve continuare".

Un flash che ricorderà per sempre della sua carriera a Lucca. Il primo che le viene in mente.
"Quando mi regalarono una statua con le mie fattezze. E' stata un gesto unico, qualcosa che non dimentichi più. Di solito, tra l'altro, si fanno ai morti, voleva proprio dire che ero nei loro cuori". C' è ancora. Non scherziamo.

Fabrizio Vincenti

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