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Pino Vitale: "Non esiste, purtroppo, una soluzione"
06/07/2008 13:47
PUBBLICHIAMO l'intervista che l'ex direttore sportivo rossonero
Pino Vitale ha rilasciato al quotidiano La Nazione in edicola questa
mattina:
DICI PINO VITALE e la mente corre subito ad alcuni dei momenti
più esaltanti della recente storia rossonera. Dell’ex direttore
sportivo dell’Era Maestrelli e Grassi, ormai diventato una sorta di
guru del mercato calcistico nazionale, attualmente alla corte del
presidente dell’Empoli, Corsi, si erano perse un po’ le tracce. E’, in
realtà, una persona che, quando rilascia delle dichiarazioni, lo fa con
una saggezza e una pacatezza che non temono, non solo smentite, ma
nemmeno polemiche. E a chi gli domanda per quale motivo non scende in
campo per fare il presidente della sua vecchia società, lui risponde,
serafico, di non aver mai coltivato questa ambizione. Quanto alla
società, che ai suoi tempi aveva la sede in via Orzali, è perfettamente
informato della drammatica situazione in cui si trova.
La sua ex società non sta attraversando un buon periodo...
«Purtroppo, se non sai gestire le cose, se non stai attento, finisci
per soccombere. Vuole la verità? Se anche qualcuno offrisse la Lucchese
gratis, dove si trova chi è disposto a spendere tre milioni di euro per
prenderla e molti di più per gestirla? Oggi, per fare calcio in serie
"C", servono almeno sei milioni di euro, se vuoi ottenere dei
risultati. La Lucchese, da quando sono venuto via, ha sperperato
cinquanta miliardi di lire. Parlo ancora di lire, perché sono vecchio.
14 miliardi li lasciammo in Lega, nove miliardi li ha versati Gioia,
uno più uno meno, undici Grassi negli ultimi anni. L’attuale presidente
almeno dieci milioni di euro li ha messi. Quanti soldi ci vogliono,
dunque, per salvare la società?».
Lei è stato contattato di recente per questa sorta di gara popolare a favore della Lucchese Calcio?
«Sì, mi hanno cercato dal Comune. L’assessore allo Sport mi ha detto se
poteva avvalersi di qualche consiglio. Io gli ho risposto che non ci
sono problemi e che per la Lucchese ho un affetto e un amore
incredibili e indimenticabili. Quanto a partecipare direttamente alla
gestione della società, dico: no, grazie. In realtà, e credo di non
sbagliarmi, a Lucca, mai nel gioco del calcio uno si è avvicinato.
Perché? Perché è un giochino che fa paura. Il lucchese, inoltre,
vorrebbe giocare per vincere. Il calcio, è vero, ti porta in alto, in
prima pagina, ti dà visibilità, però è un gioco con un grande rischio
implicito».
Ma per la Lucchese esiste una soluzione secondo Lei?
«Non esiste soluzione, a mio avviso, e mi dispiace dire queste parole.
Perché non c’è un imprenditore che metta quattro milioni di euro per
ripianare i debiti e, poi, altrettanti e, forse, molti di più per
un’altra gestione pesante. Faccio un esempio: Giampieretti, giocatore
della Lucchese, quest’anno alla Lodigiani, ha un contratto per altri
due anni a una cifra pazzesca: mi domando come sia stato possibile
fargli un contratto del genere».
Ma non potrebbe, Lei, gestire la Lucchese come società satellite dell’Empoli?
«La Lucchese è una società con un passato glorioso che non merita di
essere satellite di nessuno. Comunque sia, anche volendo, sarebbe
impossibile, perché le società vanno gestite essendo sul pezzo,
facendosi vedere quotidianamente. Il calcio è un’azienda».
Aldo Grandi