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E' partito l'ultimo treno per salvare la Lucchese. Cronaca di una giornata al cardiopalma
08/07/2008 19:57
Luogo, Pieve Ligure, casa del presidente Fouzi Hadj. Attori
protagonisti, lo stesso Hadj, il braccio destro Massimo Kutufà,
l'assessore Lido Moschini e i tre rappresentanti del comitato "1905
Orgoglio Lucchese" Enrico Luchi, Mario Santoro e Giulio Castagnoli. Sul
tavolo della discussione del solone di casa Fouzi, agonizzante e in
preda a terribili spasmi, la Lucchese.
Sei ore a parlare di lei e di come fare per cercare di toglierla da
una morte sicura che porta come primo responsabile il nome prima di
tutto del proprietario di casa. Ma che, per uno scherzo del destino,
continua a recitare un ruolo a dir poco determinante nel piccolo
miracolo che potrebbe salvarla.
Sei ore a cercare di trovare un punto di incontro, a smussare gli
angoli e soprattutto gli equivoci. Primo fra tutti quello che portava
l'attuale presidente a ritenere il tentativo di raccolta fondi come una
mossa per venire in soccorso dell'attuale proprietà o peggio ancora una
cambiale di fiducia semmai da contraccambiare successivamente.
E invece il comitato, ma anche l'assessore Moschini a nome del
comune, a chiarire prima di tutto questo: se c'è un'intera città che si
sta mobilitando è solo e soltanto per salvare quella Lucchese che giace
sul tavolo. E quella città vuole in cambio garanzie concrete. Anche
sotto forma di quote societarie, di indirizzo della compagine sociale
dopo le mille e mille tempeste di questi ultimi anni, di impegni
precisi ed ineludibili da parte del suo attuale proprietario.
Sei ore per fare quadrare un cerchio, operazione come noto tendente
all'impossibile. Ma di questo si parla e su questo si deve
confrontarsi, anche se nessuno dei partecipanti ha mai dato la
sensazione di volersi arrendere e salutarsi senza una soluzione. Alla
fine, tra un tira e molla, tra un'ipotesi ed una promessa, esce fuori
un punto di incontro che consente di stendere un comunicato stampa
congiunto. Che parla di passaggio di quote ai tifosi (il 20% del
pacchetto societario), della costituzione di una fondazione che
raggruppi alcuni imprenditori interessati a contribuire
significativamente al rilancio della Lucchese (per il 29% del totale) e
l'impegno, da parte dell'attuale proprietà a ripianare i debiti
attuali. O almeno una larga parte di essi, attraverso una immissione
nei prossimi tre-quattro giorni di una cifra consistente che consenta
tra l'altro il rientro della Lucchese nei parametri di capitale
previsti. Il tutto, naturalmente, tramite una scrittura notarile da
sottoscrivere nei prossimi giorni.
I tifosi e imprenditori dovranno provare a racimolare almeno quel
milione e mezzo di euro che consenta l'iscrizione. C'è chi dice che
poteva andare meglio. E forse ha ragione. C'è chi dice che poteva
andare peggio. E forse ha ragione pure lui. Restano i fatti: ora
servono quelli e soltanto quelli. Da una parte Fouzi Hadj che deve
trovare senza ulteriori indugi, e le rassicurazioni sue a questo punto
valgono quanto il due di briscola francamente, il denaro per iniettare
liquidità nel corpo esanime della Lucchese.
Dall'altra la città che ha due certezze: se non contribuirà sarà la
fine dop centrotrè anni di storia, se non ce la farà avrà comunque il
denaro indietro e la coscienza serena. Lucca, a quel punto, più che le
parole avrà tentato la via dei fatti. Quella che tutti dovranno provare
nei prossimi tre giorni. Che alla parola fatti, fischinole orecchie
prima di tutto a Fouzi Hadj. Ma non solo a lui, a tutta la città.
Gazzetta Lucchese