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Si avvicina il 18 novembre e l'udienza prefallimentare per la Lucchese Libertas 1905: i creditori riusciranno a rivedere i propri soldi?

29/10/2008 20:19

Si avvicina a grandi passi la data del 18 novembre, quando il giudice fallimentare Giuntoli presenzierà l'udienza relativa alla società a responsabilità limitata Lucchese Libertas 1905 le cui quote, al 99 per cento, sono detenute dalla Brisk's Business, società con sede nel Delaware, negli Stati Uniti. Trattandosi di società a responsabilità limitata e, quindi, società di capitali, in caso di eventuale sentenza di fallimento i creditori potranno rivalersi solamente sui beni di proprietà della società stessa e non sui suoi soci o amministratori, a meno che non vengano individuate eventuali ipotesi di reato. Tuttavia, l'esistenza di una sentenza dichiarativa di fallimento è presupposto indispensabile perché si possano configurare dei reati fallimentari.

Quanto alla definizione di fallimento, si tratta di una procedura concorsuale disposta dall'autorità giudiziaria e diretta a liquidare il patrimonio dell'imprenditore insolvente al fine di distribuire il ricavato tra i creditori secondo il criterio della par condicio, fatte salve le cause legittime di prelazione. Stando al Regio Decreto del 16 marzo 1942 n. 267, come modificato dal Decreto Legge 14 marzo 2005 n. 35, l'imprenditore che si trova in stato d'insolvenza è dichiarato fallito. Lo stato d'insolvenza si manifesta con inadempimenti o altri fatti che dimostrino l'incapacità del debitore a far fronte alle proprie obbligazioni. Questo, a quanto pare, è proprio il caso della Lucchese Libertas, con numerosi creditori che vantano dei crediti nei confronti della società, con alcuni dipendenti che hanno intentato cause di lavoro con richiesta di decreto ingiuntivo, con debiti nei confronti dello Stato sotto forma di imposte e tasse, con altri debiti per contributi non pagati, con debiti verso le banche. Ebbene, in caso di eventuale fallimento, i creditori su quali beni potranno rivalersi? Purtroppo la risposta è abbastanza ovvia: c'è ben poco su cui contare per rientrare in possesso dei propri soldi, ed è questa una delle ragioni - l'altra è di carattere puramente affettivo - per cui nessuno ha chiesto, tra i creditori, il fallimento della Lucchese. Un atto d'amore che rischia di costar caro a chi deve ancora avere decine di migliaia di euro. In Lega ci sono dei soldi frutto di alcune operazioni mercato e dei quali una tranche è già stata percepita da Fouzi Hadj e con parte della quale sono stati saldati alcuni dipendenti. A ogni fine mese ci sarà una rata versata nelle casse della Lucchese Libertas o, per meglio dire, del suo presidente. Per evitare conseguenze drastiche Fouzi Hadj dovrebbe saldare al più presto ogni pendenza. Ce la farà? Cosa deciderà, quindi, il giudice nell'udienza prefallimentare del 18 novembre qualora il business sirio-armeno non dovesse far fronte ai propri impegni?

Gazzetta Lucchese

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