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Gazzoli: "Tifosi, rimboccatevi le maniche e abbiate pazienza. Fondamentale č che ci sia una societā con un progetto pluriennale"
30/09/2008 08:59
Massimo Gazzoli, dopo la bufera rossonera, si è sistemato in una
compagine alla ricerca di rilancio, quel Lumezzane che anni fa era un
modello societario e che ora sta provando a riaffacciarsi, con un
diverso ruolo, nel calcio che conta. O almeno in quello di serie C. Pardon, di Prima Divisione.
Per
Massimo, reduce dall'esperienza societaria più devastante della sua
vita professionale, la solidità è il primo requisito da cercare: "Avevo
qualche offerta per restare più vicino, ma o erano in categoria
inferiore o non mi davano sufficienti garanzie da un punto di vista
societario. Così ho prefererito sobbarcarmi qualche chilometro in più,
che mi pesa per l'assenza della mia famiglia, ma avere la certezza di
essere parte di una società seria".
Siete partiti così così ma domenica, con il tre a zero al Ravenna, vi siete rilanciati.
"Sì,
contro il Ravenna è stata davvero una partita pressoché perfetta che ci
ha rimesso un po' in carreggiata. La nostra è una squadra
sostanzialmente giovane dove i pochi vecchi, tra cui io naturalmente, hanno qualche
responsabilità in più. Quanto all'ambiente c'è da dire che la società è serissima e
dopo i fasti del passato recente sta ristrutturandosi; anche se
l'obiettivo al momento è diverso, visto che ci siamo appena
riaffacciati in Prima Divisione. Semmai rispetto al passato manca
ancora un po' di pubblico. Speriamo di riportarlo poco alla volta".
A Lumezzane si incrociarono i destini della Lucchese, qualche anno fa.
"Mi ricordo, ci fu persa una semifinale play-off, ma forse niente di
paragonabile con quella partita persa quando c'ero io con la Triestina. Sono sempre più
convinto che quella fu un vero e proprio spartiacque: una partita della
vita purtroppo persa. E da lì non è più girato nulla".
Parliamo di Lucchese, dovevamo naturalmente finirci. Sentito più nessuno? Del denaro da avere nemmeno ti chiedo nulla.
"Della
società non ho sentito più nessuno. Se devo essere sincero mi spiace da
morire della situazione che si è creata per Ciccio Bellucci, per il
dottor Tambellini e per Alvaro Vannucchi. Tre persone eccezionali che
non meritavano di essere accantonate, tre persone che vogliono davvero
bene alla Lucchese, fermo restando che la nuova proprietà aveva tutto
il diritto di fare scelte diverse. I sodid? Ormai è tutto in mano
all'associazione dei calciatori. Li prenderemo tra un bel po' purtroppo".
Ora c'è da ricostruire sulle macerie, e non sarà facile.
"Per
niente, il campionato di serie D per certi versi è più difficile di
quello dell'ex C2 perchè sei costretto a pescare tra i giovani bravi
che non sono tanti e che costano. A maggior ragione sarà difficile per
la Lucchese che ha dovuto costruire una formazione in corsa. Se hai
visto anche lo Spezia è tra molte difficoltà. Importante, comunque, è che ci
sia un progetto serio e possibilmente pluriennale, perchè, sono sincero, non sarà
facile uscirne fuori alla svelta".
E perchè ci sia un progetto pluriennale ci
vorranno fattori esterni. Il gruppo Cipriano in questo senso ha parlato
chiaramente: o ottengono il via libera per il nuovo stadio o si
disimpegnano.
"So che gli attuali proprietari sono anche tifosi
della società rossonera, mi auguro che venga trovata la maniera di
coniugare gli interessi legittimi alla necessità di far tornare quanto
prima la città tra i professionisti, fermo restando che lo stadio non
so quanto servirebbe: il Porta Elisa è un campo tra i più belli in
assoluto che ho calcato".
I tifosi sono inevitabilmente con il morale sotto i tacchi: come ci si rialza da una batosta simile?
"Non
è facile, non so quanto entusiasmo ci sia rimasto in città. Devo dire
che già lo scorso anno era in calo rispetto a qualche stagione prima.
Chi è restato accanto ai colori rossoneri deve avere pazienza, c'è poco
da fare.
Questa è la realtà, bisogna rimboccarsi le maniche ed
attendere tempi migliori. L'unica cosa davvero vitale è che ci sia un
progetto serio che coniughi il calcio con dei ritorni economici".
Torniamo al calcio giocato: tanti rimpianti per l'epilogo della scorsa stagione?
"Sicuramente,
eravamo una grande squadra anche se qualcosa sci mancava, altrimenti
non avremmo fatto così pochi punti con le dirette concorrenti. Un
episodio che ha influito negativamente? Direi Massa: tre punti sicuri
buttati e che ci avrebbero fatto molto comodo. In ogni caso, più che un
episodio è stato che siamo arrivati stanchi, sfaldati alla fine e forse
ci sono mancati anche qualche gol di centrocampisti e difensori. Ma non
va dimenticato che a tratti abbiamo praticato il miglior calcio del
campionato e che, in casa, non abbiamo avuto un rigore che uno a nostro
favore. Se non è recordo poco ci manca".
E rimpianti sulla conduzione societaria?
"E' stata tutta
un'annata in salita, mi sono chiesto, e ancora lo faccio, che senso
abbia allestire una squadra del genere senza avere un soldo: è stato un
bluff dall'inizio alla fine. Da parte nostra dovevamo far scoppiare
prima il bubbone e dire come stavano realmente le cose. A frenarci
c'era lo stimolo dell'obiettivo che credevamo davvero di raggiungere".
Di un'annata così che resta di buono?
"Il
gruppo dei ragazzi con cui ho lavorato: probabilmente non mi capiterà
più di ritrovarne uno simile. Davvero un gruppo splendido".
Fabrizio Vincenti