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Quando a regalare emozioni sono gli avversari...
02/02/2009 16:39
"Scende la pioggia ma che fa? Noi saremo sempre qua, a tifare la Massese!". Cantavano così i settanta irriducibili tifosi bianconeri giunti al Porta Elisa ieri. La voce l'hanno lasciata tutta in quella curva est, che tante volte li aveva ospitati in passato. A starsene zitti non ci hanno pensato nemmeno un attimo. Senza ombrelli e a pieni polmoni.
Un sostegno caloroso, commovente, a volte rabbioso di chi sa che con sé, ormai, ha solo la bandiera, ma non la vuole lasciare cadere. Cose già viste e vissute tante volte. Di recente anche dai tifosi rossoneri, che ancora non hanno assorbito del tutto un'estate da delirio con un finale che più brutto non si poteva. O forse sì, come ha fatto notare patron Giuliani guardando cosa sta passando la Massese.
Ieri, a Lucca, si è compiuto un altro piccolo miracolo, di quelle storie che solo il calcio ti può proporre, un calcio che continua, ostinatamente e sia pure ai suoi margini, a non essere solo business, a non ragionare solo con le logiche mercantili. Ieri i tifosi della Massese si sono persino fatti carico delle spese immediate della squadra, a partire da quelle per mangiare e dormire. Per continuare a far vivere il loro piccolo sogno. Perché la situazione nella città apuana è questa, a metà strada tra la farsa e il dramma, con i giocatori che hanno difficoltà a trovare un tetto e un ristorante dove poter mangiare a credito.
Questo sta riservando il pianeta calcio, accanto ai miliardari da primo piano ripresi dalle telecamere di Sky. Ci chiediamo se qualcuno se ne sta rendendo conto, oppure se sulla giostra c'è ancora posto per qualche giro, come, tanto per fare un esempio, pare stia facendo la Lega Pro, nuova nel nome, con una splendida, faraonica sede e un mare di squadre alla canna del gas. I tifosi si sono - incredibile ma vero - frugati persino in tasca per dare un segnale concreto di amore a quella che per loro è ben più di una squadra di calcio. E' parte della loro vita. Il tutto mentre a Lucca non si faceva vedere la nuova proprietà, le istituzioni continuano a latitare e quella squadra vive uno dei tanti otto settembre - vera festa nazionale di questa Italia - troppe volte visti e vissuti.
L' immagine, a fine partita, di quell'abbraccio vero e forte tra i giocatori in campo e i tifosi in curva resterà per noi uno dei ricordi più belli di questa stagione, che ci sta riservando un po' zucchero dopo tanto fiele. Molti non comprenderanno cosa ci può essere dietro quell'abbraccio. Non importa: consigliamo loro di leggere "Febbre a 90'" di Nick Hornby, se non altro, forse, capiranno che si può essere "pazzi cronici" di football pur essendo scrittori di fama mondiale. Se i tifosi sono deficienti, come qualcuno pensa, almeno non è un problema di istruzione. Del resto, lo stesso Pasolini definiva il calcio "l'ultima rappresentazione sacrale della vita". Chi è sulle lunghezze d'onda giuste ieri ha avuto un brivido, a prescindere dai colori, perché quell'amore per una maglia è l'amore di tutti noi.
Fabrizio Vincenti