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Lido Marcucci, un pezzo di storia rossonera che non hai mai visto una partita per intero
11/04/2009 18:23
Non è stato facile mettergli il sale sulla coda. Lui, Lido Marcucci,
una vita spesa per la Lucchese, non è tipo da interviste e tantomeno da
finire sulla ribalta. Marcucci ama il suo lavoro, che svolge in
silenzio, senza apparire. Ecco perchè per riuscire ad intervistarlo c'è
voluta tutta. C'è voluta la promozione, le insistenze di chi scrive
nella convinzione che la sua umanità, il vissuto rossonero e il lavoro
che svolge andassero raccontati, perchè si convincesse. Non prima però
di
aver chiesto l'autorizzazione a Nicola Benedetti, segretario rossonero.
Luogo prescelto per la chiacchierata, il magazzino dello stadio. La sua
casa.
Lido Marcucci, 71 anni e una vita in rossonero: quando i primi contatti con questa maglia?
"A
14 anni facevo già servizio presso le biglietterie, ma naturalmente ho
iniziato ad andare allo stadio prima di allora. La Lucchese era appena
retrocessa in serie B e io stavo attento a controllare che non
scavalcassero il muro di cinta per entrare gratis. Davvero altri tempi".
Quanto diversi dagli attuali?
"E'
rimasto il tifo e il colore. E il fatto che la gente veniva se c'erano
i risultati altrimenti erano molti di meno. Ricordo di quei periodi bei
derby con il Pisa. Per il resto è cambiato molto, a partire dallo
stadio che è stato più volte modificato da allora".
Mai avuto problemi particolari di ordine pubbblico?
"Personalmente
no. La lotta era con i genitori che tentavano sempre di far entrare
gratis i figli barando sull'età. Era un tira e molla continuo".
Poi, un'interruzione.
"Sì,
fu negli anni sessanta dopo che mi ero occupato di varie cose del
servizio d'ordine, andai a lavorare alla Cantoni per un po', ma
rientrai qualche anno dopo sempre occupandomi del servizio alle porte".
Sino a quando, negli anni '90, le viene offerto il posto di magazziniere all'Acquedotto.
"Avvenne
proprio in quel periodo. Il segretario Bonelli mi propose di occuparmi
del magazzino dell'Acquedotto e in generale di assistere i ragazzi
delle giovanili portandoli in giro con il pulmino, a scuola, agli
allenamenti. Eravamo io e Cotrozzi. Bei momenti, oltretutto a contatto
con tanti bravi ragazzi".
Chi ricorda di allora?
"Ne ho visti
passare tanti e molti di loro continuano a chiamarmi a distanza di anni, penso
a Masini, Carusio, Carpita, Lenzini tanto per fare qualche nome. Con
tanti di loro era una "guerra": non volevano mai uscire dalla doccia e
dovevo cacciarli con la gomma. Loro di tutta risposta mi prendevano a
gavettoni con i secchi".
Una decina di anni all'Acquedotto e poi il salto in prima squadra.
"Furono
Magli e Donatelli a dirmelo. C'era bisogno di qualcuno che affiancasse
Pierino, lo storico magazziniere, che era vicino alla pensione".
E così ha trasferito armi e bagagli nelle stanze del Porta Elisa.
"Proprio
così, per me questa è casa mia. Ci passo tutti i giorni della 8,00 alle
18,30. Sono molto più qui che in famiglia. Di sicuro ho poche occasioni
per litigare con mia moglie stando a giornate sane qui dentro...".
Ci può descrivere la sua giornata tipo?
"Si
parte con le pulizie dei locali - che sono molto più vasti e numerosi
di quanto si immagini da fuori ndr - poi preparo il materiale per gli
allenamenti, i cosiddetti rotoli con dentro tutto quanto serve ai
ragazzi, dai calzettoni alle magliette. Poi è il turno della
lavanderia, ne vengono fatte 8 al giorno di lavatrici, perchè
praticamente sono due cambi completi per ogni giocatore, infine lavo e
risistemo il tutto".
Poi c'è il fine settimana che cambia a seconda che siate impegnati in casa o in trasferta.
"Se
siamo in trasferta preparo i rotoli con gli indumenti per ogni
giocatore sia per la rifinitura che per la partita. Sono due mute
diverse, ognuna doppia. Ovvero si portano quattro completi in sostanza
perchè i ragazzi si cambiano sempre alla fine del primo tempo. In
trasferta indubbiamente c'è più lavoro perchè si deve fare alla svelta
per ripartire il prima possibile".
E dove guarda la partita?
"Partita?
Mai vista una. Non ce la faccio proprio, mi fa soffrire troppo e
preferisco restare nello spogliatoio anche per essere tranquillo che
non manchi o sparisca niente. Lo stesso faccio in casa: sto nel
magazzino e tengo la porta aperta. Sento i boati, ma non vedo mai
nulla. I ragazzi mi prendono in giro per questo dicendomi a fine gara
se almeno so il risultato, ma proprio preferisco evitare".
Nemmeno sabato contro il Gavorrano quindi?
"No,
ho visto il prima e il dopo, ma non la gara. Al massimo mi affaccio per
due minuti di più non riesco. Ma sabato è stata una gioia incredibile:
ho pianto quando ho incrociato il mister che mi vuole un bene
dell'anima e mi ci sono abbracciato. Mai avuta una soddisfazione così.
Poi lunedì c'è stato da fare non dico quanto per riportare tutto in
ordine
La fanno dannare parecchio i giocatori?
"C'è
un bel rapporto con loro, anche se li rimbrotto spesso perchè o chiedono
troppe cose o fanno sparire le maglie. In quel caso, raccomandazioni
inutili e rimproveri a parte, faccio il rapportino che trasmetto al
segretario e al direttore. Per il resto naturalmente mi fanno scherzi
ma fa parte del gioco".
Chi si distingue come giocherellone?
"Direi
Pera, Bova, Marco Mariotti, ma anche Galli e Chadi. Spesso mi fanno
sparire le cose per farmi arrabbiare. Ma sono comunque tutti bravi
ragazzi e c'è un buon clima".
Che doti ci vogliono per fare questo mestiere?
"Tempo e tanta passione. E'
una cosa che non ha orario. E poi tanta pazienza, perchè le richieste
sono tante e varie: c'è chi il thè lo vuole con lo zucchero, chi amaro,
chi il caffè lungo, chi corto. E si deve fare il possibile per
accontentare tutti".
Torniamo al campo e al calcio giocato, anche se lei dal vivo non ha visto praticamente partite: quale ricorda di più?
"Indubbiamente quella con la Triestina, l'ho fissa nella testa.Per me era ormai fatta, fu uno choc".
E tra i giocatori di chi ha bei ricordi?
"Di
tanti onestamente, ma se devo fare nomi mi vengono in mente Belluci,
Toni Carruezzo, Giusti, Deoma. Mi hanno voluto e mi vogliono un gran
bene. Per carità, anche ora, penso tra gli altri a Galli e Venturelli".
Veniamo ad una pagina dolorosa: la scorsa estate, quella del crac.
"Non
mi aspettavo finisse così: ho sempre pensato che Fouzi Hadj sarebbe
riuscito a risollevare la situazione e invece...Che rapporto ho avuto con lui?
Buono, mi ha sempre rispettato e voluto bene. Faccio con passione il
mio lavoro e non ho mai avuto problemi con nessuno".
Poi la chiamata della neonata Sporting Lucchese, proprio nel bel mezzo del caos.
"Fu Giovannini a contattarmi, tra l'altro mentre stavo portando Fouzi
Hady in macchina. Mi convinse che era l'unica strada praticabile e lo
comunicai a Giusti dando comunque gli otto giorni di preavviso. Detti
le chiavi e andai a Porcari dove ci fu davvero molto da lavorare ".
E siamo ai giorni nostri con l'avventura targata Giuliani.
"Mi
sto trovando benissimo. Se la società mi vuole confermare, sarò qui
anche il prossimo anno. Per me è stato importante quando mi hanno
chiamato, è stato uno stimolo dopo le delusioni per il fallimento. Se posso, di
sicuro, resto qui: è la mia casa".
Fabrizio Vincenti