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Uno sguardo nello spogliatoio rossonero, immaginando la magia della partita che sta per iniziare
11/04/2009 08:58
E' qui che ci si cambia, si riflette, si trova la
concentrazione, si impreca, si modifica una tattica, si accumula e si
scarica la tensione. Si festeggia o ci si dispera. Nel cuore del Porta
Elisa, sotto i gradoni della tribuna, c'è una piccola città. Fatta di
magazzini, stanzoni e stanzette. Ma soprattutto di spogliatoi, dove i
giocatori si cambiano prima degli allenamenti e delle partite
casalinghe. E' un regno un po' magico - quante volte è stata evocata la
frase "nel chiuso degli spogliatoi"? quasi a ricordare come sia uno spazio
davvero privato - che salvo circostanze eccezionali rimane tabù
per i non addetti ai lavori.
Sabato scorso, dopo la vittoria con il
Gavorrano, è stata gioia sfrenata anche in quelle stanze con licenza
d'ingresso a fotografi e giornalisti. Siamo tornati in questi giorni
nei locali per osservarli con maggiore attenzione, per cogliere le
sfumature del regno privato dei rossoneri. Anfitrione
d'eccezione il magazziniere Lido, colui che a partita finita deve,
comunque, risistemare sempre tutto.
Piastrellati di bianco, ma con una greca
rigorosamente rossonera, gli spogliatoi del Porta Elisa incutono
rispetto immediato per chi il rito e la magia della gara è abituato ad
osservarli da altre posizioni. Dopo la baldoria, ora tutto è in ordine e pronto
per l'uso. Ogni giocatore, al quale a inizio stagione viene assegnato un
numero che si porta dietro per tutto l'anno, ha il suo posto
contraddistinto proprio da quel numero. Sulla panca il "rotolo" con gli
indumenti da utilizzare e l'accappatoio. Sotto una marea di scarpe
pronte per ogni circostanza, magari con una semplice modifica dei
tacchetti. Ognuno con il suo spazio, i suoi riti, i suoi segni
distintivi, i suoi amuleti.
impossibile resistere al tentativo di immaginare
una partita qualunque vista da questa prospettiva. E allora proviamo a
chiudere gli occhi. I giocatori
arrivano alla spicciolata, circa un'ora e venti prima del match,
entrando dalla porticina che si affaccia verso l'Accademia "Sandro
Vignini". Il
mister ha già naturalmente la formazione in testa e l'assegnazione
delle casacche ai relativi giocatori, che trovano la
tenuta per il riscaldamento e la maglia da gara arrotolate e pronte per
l'uso. Solo dopo il consenso dell'arbitro, che verifica non ci
siano sovrapposizioni cromatiche, però viene scelta definitivamente una
casacca. Anzi due, perchè ogni giocatore ha due maglie a disposizione,
una per il primo tempo, l'altra per la ripresa.
Iniziano i
massaggi, in una stanza con due lettini attigua allo spogliatoio, e la
vestizione
per poi andare a prendere contatto con il campo. La tensione sale. Il
riscaldamento, almeno nelle intenzioni, dovrebbe scioglierla un po'. Ma
i
minuti scorrono rapidi e si avvicina l'ora del rientro negli spogliatoi
per la
chiama, ovvero l'identificazione da parte della terna arbitrale. Non
prima di aver indossato la divisa da gara con tanto di numero sulla
schiena. "Numero uno, Lenzi", "Gianmarco, signor arbitro". "Numero due,
Di Paola", "Carmelo, signor arbitro". Poi le ultime raccomandazioni,
gli
sguardi che si incrociano, i riti, la tensione che raggiunge l'apice e
via verso il sottopassaggio che è proprio davanti alla porta dello
spogliatoio dei rossoneri. Pochi passi e sarà la gara. Tutto ora è
pronto. Lo spettacolo può iniziare.
Fabrizio Vincenti