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Processo a Spaccarotella: il 22 aprile il confronto delle perizie balistiche. La ricostruzione delle udienze nel racconto dell'inviato de "Il Corriere dello Sport"

13/04/2009 09:26

Il prossimo 22 aprile riprenderà presso la Corte di Assise di Arezzo il processo Sandri. Sul banco degli imputati il poliziotto Luigi Spaccarotella, accusato dell'omicidio volontario del 26enne tifoso laziale Gabriele. Sarebbe stata la pistola del giovane agente della Polstrada di Battifolle a sparare il colpo mortale all'auto Renault Megane che l'11 novembre del 2007 ha ucciso Gabriele Sandri nell'auto di servizio di Badia al Pino, pochi km dopo Arezzo. Un processo che ha evuto una grande eco mediatica e che ho avuto l'occasione di seguire dal punta di vista professionale come inviato del "Corriere dello Sport", che in quanto quotidiano d'elezione di Roma ha dato un grande risalto all'evento.

Il 22 aprile saranno confrontate le perizie balistiche, ma il giorno clou sarà quello successivo, il 23, con l'attesa deposizione dell'agente Spaccarotella, che finora ha sempre evitato un contatto visivo con la famiglia Sandri, presente a tutte le udienze del processo, insieme ad un gruppetto di tifosi laziali che ha seguito compostamente e con grande senso civico un dibattimento dove non sono mancate schermaglie verbali tra parte civile (l'avvocato Monaco) e difesa (i legali Bagattini e Molino), e momenti di grande tensione dentro e fuori dall'aula con il presidente del Tribunale che ha faticato a volte a riportare l'ordine. Spaccarotella dice di avere inviato due lettere alla famiglia Sandri, attraverso il vescovo di Arezzo, per chiedere scusa ai genitori di Gabriele.

«Le condoglianze si fanno di persona» ha replicato il padre Giorgio. Il fratello Cristiano (avvocato), diventato padre di un figlio che ha chiamato Gabriele, ha usato l'arma dell'ironia per sdrammatizzare: «I colleghi di Spaccarotella hanno detto che non è un rambo, ma può essere Spiderman da come si arrampica sugli specchi...». «Non voglio più sentire parlare di lui e neppure incontrarlo di persona» ha tagliato corto la mamma Daniela stringendo al petto la felpa grigia di Gabriele.

In effetti la posizione di Spaccarotella sembra compromessa, per non dire spacciata. Delle quattro udienze le più importanti sono state quelle degli amici che erano con Gabriele in auto, prima del piccolo tafferuglio con i tifosi della Juventus (tutti romani). Un suo compagno ha visto il poliziotto sparare a gambe divaricate e impugnando l'arma con le mani tese. Ma sopratutto quella di due agenti di commercio e di una guida turistica giapponese che hanno affermato di avere visto l'agente sparare. «Ho visto il poliziotto che correva, cercava la posizione come fosse in un poligono, aveva le braccia tese ed impugnava l'arma con entrambe le mani: ho un flash, ho visto la fumata bianca dopo lo sparo».

A ricostruire i drammatici momenti di quella domenica dell'11 novembre 2007 è stato uno dei testimoni oculari, Fabio Rossini, agente di commercio romano che quel giorno in viaggio di ritorno da Milano ha assistito alla scena nell'area di servizio di Badia al Pino dove un colpo di pistola ha ucciso il giovane tifoso laziale Gabriele. La tesi della difesa è che il colpo sia stato deviato da una rete metallica (oltre ad un patetico certificato medico su una presunta bronchite nel giorno del fattaccio) e più la deviazione sarebbe ampia e più la sua posizione sarebbe alleggerita, derubricando l'ipotesi di reato da omicidio volontario con dolo (l'agente rischia di beccarsi 21 anni di carcere) ad omicidio colposo.

La sentenza di primo grado dovrebbe esserci a giugno. Ma i tempi saranno lunghi perché purtroppo la condanna di Spaccarotella avrebbe effetti dirompenti sull'istituzione della Polizia. E al processo è apparsa evidente una difesa corporativa, il tentativo di proteggere il giovane poliziotto, sicuramente addolorato per la vicenda che lo ha frustato e avvilito, essendo anche padre di famiglia. Adesso aspettiamo cosa dirà Spaccarotella e se dalla sua bocca usciranno delle sentite scuse.

La speranza è che sia fatta "Giustizia per Gabriele", come cantano negli stadi di tutta Italia, compreso gli ultras della Lucchese. Lo chiede mamma Daniela, il padre Giorgio, il fratello Cristiano e tutti coloro che hanno a cuore un'ideale di giustizia.

Nicola Nucci (Tuttocalcio)

 

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