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Il campanile, sale del calcio che ci piace

31/05/2009 19:50

Inutile far finta di niente. Ieri a Lucca, ma non solo, hanno festeggiato. Niente di trascendentale, per carità. Ma sorrisi, battute feroci e godimenti più o meno personali ce ne sono stati a iosa alla notizia della retrocessione, peraltro rocambolesca, del Pisa in Lega Pro. I bene informati parlano anche di parecchie bevute per festeggiare l'avvenimento e di qualche cena organizzata o in via di organizzazione.

Proprio vero: la ruota gira. Solo pochi mesi fa le due squadre erano divise da un abisso di categorie e ora si trovano ad un solo scalino di distanza. Per la gioia dei tifosi rossoneri, che iniziano a intravedere la possibilità di disputare nuovamente il derby per eccellenza. Una definizione che forse calza più per i lucchesi che non per i pisani, portati a vedere negli amaranto livornesi i rivali di sempre. Anche se - come si nota nell'eccellente "Tutti i colori del calcio" di Salvi e Savorelli, un'opera che ricostruisce con meticolosa pazienza la genesi di tutte le maglie del calcio mondiale - i pisani presero proprio il nerazzurro, nel 1909, in risposto al rossonero della Lucchese di qualche anno prima. Della serie non vi consideriamo, ma mica poi tanto.

I politicamente corretti, naturalmente, troveranno grave tutto ciò. Gioire delle disgrazie altrui non è cosa per palati fini. O perlomeno si dovrebbe almeno far finta di non godere, vincere questi bassi istinti. Quasi che automaticamente questo comporti una deriva pericolosa, non consona al fair play che almeno a parole riempie le bocche di tanti. Che di solito il pallone lo frequentano nei salotti televisivi.

Eppure il calcio è anche questo, grazie a Dio. E' rivalità, è gioia sfrenata per il risultato della tua squadra, ma anche per quello della tua rivale, è scaramanzia e apparente distacco dai fatti altrui, è riconoscere che la storia e il campanile contano eccome. Altro che De Coubertin, per favore. Chi non vive il calcio e ne parla, raramente perde l'occasione per descrivere un calcio che non esiste.

E questo senza nulla togliere ai gesti nobili purché non di maniera, magari davanti a qualche telecamera, al riconoscimento del valore dell'avversario, alla necessità, al di là degli sfottò, di mantenere un comportamento civile. Basti pensare all'ultimo derby vissuto qui a Lucca, disputato poche settimane dopo la morte dell'ispettore Raciti, dove non volò una mosca e dove l'allora Prefetto si assunse con grande senso di responsabilità l'onere di far giocare a porte aperte la gara, facendosi carico delle possibili conseguenze. Se si ripensa ad alcune disposizioni di ordine pubblico impartite quest'anno, e che tangono da vicino il comico, si arriva a concordare con Don Abbondio: il coraggio o lo si ha o non ce lo si può dare.

Ecco perché, alla fine, siamo convinti che anche i pisani capiranno, perchè il calcio lo hanno nell'anima e conoscono bene i suoi meccanismi. E se dobbiamo fare loro un augurio è quello di sperare che l'estate incipiente non si trasformi in un calvario come lo è stata quella scorsa per i colori rossoneri. Quello no. Oltretutto, dai guai economici, sotto la torre ci sono già passati. Una volta basta e avanza. La voglia è piuttosto di rivedere quelle due maglie a confronto, ma, a dirla tutta, nemmeno in Lega Pro. Sognare è lecito e fa pure bene, a Lucca come a Pisa. Anche i sogni fanno parte del calcio. Come il campanile. Guai a toccarlo.

Fabrizio Vincenti

 

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