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Giuliani al dibattitto organizzato da "Per Lucca e i suoi paesi": "Al sindaco ho detto che ci vanno bene due risposte: o un sì o un no. Ma non che non sia diano risposte. Senza il via libera a uno dei progetti, iscritta la squadra, potrei andarmene già in estate".

23/06/2009 09:05

Due ore di botta e risposta con un pubblico non eccessivamente numeroso - una trentina i presenti - ma molto attento. Si è tenuto nella saletta convegni dell'ex chiesa dell'Alba l'incontro voluto dal movimento politico "Per Lucca e i suoi paesi" con il presidente rossonero Giuliano Giuliani. Tema della serata, naturalmente, il nuovo stadio. O quello che rischia di essere solo un'ipotesi di nuovo stadio.

Giuliani, accompagnato ma solo all'inizio dall'architetto Valentini, si è sottoposto, dopo una presentazione per sommi capi del progetto, ad una serie di domande del pubblico alle quali ha risposto senza mai sottrarsi alle questioni più spinose sul tavolo. Dalle modifiche del piano strutturale, alle promesse più o meno esplicite del sindaco Favilla nella scorsa estate, alle prospettive future, sino all'ipotesi, non remota, di un abbandono qualora la situazione fosse destinata a non sbloccarsi.

A fare gli onori di casa a nome di "Per Lucca e i suoi paese" il segretario Roberto Dolce e l'assessore Giuseppe Pierami che hanno convenuto come "sia giunto il momento di dare risposte, anche riconoscendo la limpidezza e trasparenza della proposta che arriva dalla Lucchese". "La situazione - ha continuato Pierami - si sta evolvendo positivamente anche grazie all'impegno del sindaco: dieci mesi fa parlare di un nuovo impianto avrebbe significato trovare l'ostilità di larga parte della cittadinanza. Ora non è così: sono maturati i tempi ed è ora di fornire risposte".

Giuliani, dal canto suo, ha ribadito il concetto che ruota intorno a tutta l'operazione attraverso una domanda e che è diventato una sorta di cavallo di battaglia: "La Lucchese è o no un valore per la città? Se così non fosse ne dobbiamo prendere atto e agire di conseguenza. Urge una decisione che a questo punto dovrebbe maturare nel Consiglio comunale del 15 luglio. Entro due giorni partirà il tavolo tecnico, anche se dovrà fare in poche settimane quello che avrebbe potuto fare in nove mesi. Al sindaco, al quale riconosco di aver sposato almeno a parole il progetto sin dal luglio scorso ho detto che che può darmi due risposte positive: o un sì o un no; e una negativa: ovvero non darmi risposte. Per gli incontri che abbiamo avuto credo che le difficoltà siano soprattutto interne alla maggioranza, visto che essa avrebbe i numeri per decidere. Staremo a vedere. Sin dal luglio scorso abbiamo sempre detto che saremmo intervenuti solo se si fossero creati i presupposti perchè la Lucchese potesse alimentarsi economicamente da sola in chiave futura. Ovvero con un nuovo stadio o qualcosa di simile, al pari di quello che stanno provando a fare in tante altre parti d'Italia".

Tante le domande, soprattutto quelle relative alla fattibilità prima di tutto economica del progetto alternativo, ovvero quello che prevede la ristrutturazione del Porta Elisa, che diventerebbe di proprietà della società rossonera: "Per il sindaco è la strada più facile da realizzare e anche per noi potrebbe essere percorribile, fermo restando che privilegiamo quella del nuovo impianto. Del vecchio impianto resterebbe solo la tribuna, ma che non sarebbe più il settore principale dello stadio: al posto dell'attuale gradinata costruiremmo una tribuna modernissima con tanti servizi, a partire da un ristorante e tanti servizi. E in una delle due curve, daremmo vita ad una struttura adattabile per ospitare spettacoli che potrebbero contribuire a finanziare la squadra. Ne abbiamo parlato anche con D'Alessandro che per il Summer festival ha alcune difficoltà a portare a Lucca artisti destinati a richiamare grandi folle proprio per l'assenza di una struttura adeguata. Siamo convinti che la fattibilità economica ci sia, anche se inferiore all'ipotesi del nuovo stadio".

I terreni di San Donato, comunque, resterebbero centrali nel progetto di Giuliani e Valentini: "Nel caso della costruzione di un nuovo impianto, daremmo vita ad un centro commerciale, nell'ipotesi di ristrutturazione del Porta Elisa ad un centro di attrazione regionale con multisala, strutture fitness, albergo, oltre a spazi pubblici per le attività sportive. Questa seconda ipotesi va letta anche come la nostra volontà di venire incontro alle riserve espresse dalla categorie commerciali sull'ipotesi di un cnuovo entro commerciale. Lo abbiamo sempre detto: non vogliamo niente che non sia gradito dalla città. Certo, è evidente che delle attività, accanto agli spazi pubblici, dovranno essere avviate altrimenti l'investimento non sta in piedi. In emtrambe le ipotesi, saremmo intenzionati a ristrutturare anche i campi dell'Acquedotto che sono ormai inadeguati".

Non sono mancate le rassicurazioni sulla permanenza di questo gruppo imprenditoriale qualora una delle due ipotesi decolli. Nessuna toccata e fuga insomma se dovessero partire i progetti: "Anche dovessimo dare vita alla ristrutturazione del Porta Elisa la nostra presenza alla guida della società rossonera sarebbe assicurata per parecchio tempo. Nessuna intenzione di mollare. Anzi, del resto restando potremmo godere dei frutti di questi investimenti. Ma se il 15 non dovessimo avere un via ibera di massima ci comporteremo di conseguenza. La squadra sarà iscritta e, come state vedendo dalla campagna acquisti, lotterà per qualcosa d'importante, ma io me ne andrei. Forse anche già durante l'estate. Sono fatto così: sono abituato a prendere impegni e per quelli a farmi tagliare la testa, ma vorrei vedere mantenuti anche quelli degli altri".

A chi manifesta riserve sulla fattibilità del progetto Giuliani riserva l'amarezza che ha dentro per questa vicenda: "Questioni idrogeologiche, sui nostri terreni di San Donato, non ce ne sono. Sono catalogati, come livello di rischio, al pari di un po' tutta la piana di Lucca. Apprendo ora che ci sarebbero problemi legati alla presenza di bolle di gas. Non mi risulta. Fosse sfruttabile questa risorsa, avremmo risolto i problemi per mantenere la squadra! Scherzi a parte, finora un po' ovunque le società calcistiche sono state mantenute con accordi sottobanco e favori agli imprenditori che le gestiscono. Il panorama nazionale parla da sé. Noi, no. Vorremmo che la società riuscisse ad alimentarsi autonomamente, vorrei che un domani ce ne dovessimo andare, avesse comunque un reddito. Sapete perchè forse non si farà nulla di tutto questo? Perchè è un progetto alla luce del sole, troppo pulito, trasparente. Ma sin dall'inizio abbiamo deciso di affrontare la questione così".

 

Fabrizio Vincenti

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