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Il ricordo di Silvio Giusti: "Fionda, un amico che non c'è più. Era un giocatore straordinario, le sue litigate con Orrico sono rimaste nella storia rossonera"
11/08/2009 09:20
Massimiliano Fiondella è morto. In un incidente stradale nei pressi di Varnazze, alle Cinque Terre. Silvio Giusti, suo ex compagno di squadra alla Lucchese per ben due anni, lo ricorda con un breve, ma significativo ritratto:
"Ho conosciuto Fiondella il primo anno che sono venuto a Lucca, nella stagione 1988-89, in serie C1. Lui era qui già da un anno, e fu uno dei confermati del nuovo corso di Orrico. Riconfermato anche perché era un giocatore straordinario, giovane ma già di temperamento, molto forte. Fiondella era nato come difensore centrale, era un destro, ma Orrico lo aveva trasformato in terzino sinistro. Il primo anno, in appartamento, eravamo in camera io e lui, nell'altra camera c'erano Vignini e Mareggini. Soprattutto l'anno in cui si vinse il campionato, se ci penso mi vengono i brividi, eravamo tutti un buon gruppo, eravamo tutti scapoli. La cosa che mi fa sentire male è che di quei quattro e di quell'appartamento Vignini è morto quattro anni fa in un incidente sulla A1, ora è morto Fiondella e se ne sono andati in maniera tragica due ragazzi straordinari, a un'età che non è giusto lasciare questa vita. Con Massimo vivevamo a stretto contatto. Era un ragazzo timido, io e lui eravamo un po' nel giro delle teen-agers, avevamo vent'anni. Uscivamo insieme la sera, dopo la partita, con Mareggini, poi Montanari. Ricordo che Massi o Fionda, Orrico lo chiamava Ciccione, aveva con il mister un rapporto straordinario e qualche volta ci sono stati anche degli scontri, perché in campo era uno che si trasformava, aveva le palle e con Orrico si prendevano perché era uno che rispondeva e il mister non era facile alle critiche. C'era una sorta di amore-odio, ovviamente in senso figurato, ma era, soprattutto, un rapporto di sincera amicizia e stima reciproca. Tra loro scoppiavano scintille che duravano cinque minuti e poi tutto tornava come prima. Appena ho saputo della morte, ho sperato che non fosse vero e che fosse un errore. Ho chiesto a Luciano Nottoli se era sicuro, mi ha detto di sì, allora ho chiamato al Guercio e ho parlato con Elena, la mamma della moglie di Vittorio Tosto. Ci sono stati tanti episodi in campo: il più bello è legato alla finale di Coppa Italia a Palermo, perché era un giocatore straordinario sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista umano. Era un ragazzo sempre molto disponibile, molto dolce. E' sicuramente una grande perdita, per la sua famiglia, per sua figlia Andrea di dieci anni. Ci sentivamo per Natale, ci mandavamo i saluti, sono di quelle persone che se anche non le senti per un anno sai che ci sono".

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