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Un cervello freddo con un cuore caldo, ecco le caratteristiche di questa Lucchese prima in classifica

09/09/2009 15:19

Che Chadi – probabilmente il giocatore che rappresenta al meglio questa Lucchese – si sia affrettato a dirlo a caldo, subito dopo la vittoria di Bellaria, non può che far piacere. I rossoneri, per ora, non hanno ancora fatto niente. In verità da un po’ tutti i protagonisti sono arrivate parole simili. Troppe poche partite giocate, troppe squadre ancora indecifrabili, troppo forte ancora la scia lunga della preparazione estiva per poter iniziare a parlare di qualcosa di consistente. Acqua sul fuoco, insomma. E piedi ben saldi in terra. Un sano realismo che non può che far bene a chi vuole guardare lontano. Epperò c’è l’altro rovescio della medaglia, perché il cuore è caldo e qualche concreta speranza di vivere una nuova stagione da protagonisti si affaccia nella mente di un po’ tutti.

La determinazione mostrata, la prova di forza esibita in più occasioni, una rosa decisamente più ampia e competitiva di quella dello scorso anno che consente numerose alternative stanno facendo crescere la consapevolezza dei propri mezzi e l’idea di poter disputare un torneo davvero d’avanguardia.

Tra questa linea che unisce un cervello freddo, lucido e un cuore caldo, sta il momento attuale della Lucchese. Vale anche per i tifosi. Da un lato c’è il timore di una bruciatura, l’ennesima degli ultimi anni con l’eccezione del campionato scorso, dall’altro la speranza che questa squadra possa regalare nuove emozioni. Una cosa è certa: a piccoli passi i rossoneri stanno ritrovando il loro pubblico. Non sarà sfuggito ai più  che le due trasferte consecutive hanno portato in giro per l’Emilia Romagna più gente del solito. E finalmente anche più rumorosa: in tutte e due le partite la Lucchese ha praticamente giocato in casa. Ora c’è da capire quanto sarà forte l’effetto nove punti in tre gare nella gara interna contro la Nocerina. La concomitanza con Santa Croce potrebbe lasciare lontano dal Porta Elisa alcuni tifosi che hanno attività commerciali. Se per questi qualche attenuante onestamente la troviamo, dagli altri ci auguriamo  davvero che ci sia qualche segnale di ulteriore avvicinamento. L’occasione ci pare proprio quella giusta. Non ci avventuriamo nel totocifre - e più di tanto non ci appassiona l’argomento  - ma certo si toccassero le duemila presenze sarebbe una prima bella risposta ai tre segnali di fumo, anzi di sostanza, dati dai rossoneri.

Il problema, però, non è tanto nelle cifre quanto nella necessità di far sì che la Lucchese torni a essere di moda. Proviamo a spiegarci: il calo di presenze e di entusiasmo è ciclico. Chi ha voglia e tempo di consultare gli archivi vedrà che dalla sua nascita in poi la società rossonera ha avuto un andamento da montagne russe quanto al seguito avuto. A periodi in cui si registravano i pienoni, si sono succeduti anni di quasi totale abbandono. Questo per dire che fermo restando le responsabilità del calcio maggiore, della televisione, del mutato clima sociale e di quant’altro a partire da leggi oggettivamente scoraggianti l’afflusso allo stadio, il pubblico rossonero ha conosciuto contrazioni nelle presenze a dir poco clamorose anche negli anni in cui divertimenti alternativi e le dirette Sky erano bel lungi dall’essere una realtà. E non stati solo i risultati a fare la differenza nei vari periodi, anche se ovviamente hanno recitato un ruolo importante. Chi scrive, recentemente, ha avuto modo di intervistare Beppe Folli, indimenticabile centravanti rossonero della metà degli anni ’80. Stadi pieni in tante gare, ma soprattutto la sensazione forte che la Lucchese fosse un patrimonio di tutti. Era, usando un espressione abusata ma efficace, nell’immaginario cittadino. Eppure veniva da campionati anonimi, da delusioni cocenti, da una C2 che le faceva compagnia ormai da molti anni. Folli, rendendo bene l’idea, ha sottolineato che impiegava molto tempo a entrare al cinema perché tutti i presenti gli regalavano pacche sulle spalle e complimenti. Impensabile ora. Attualmente la Lucchese pare sempre più essere patrimonio di poche migliaia di persone che le vogliono un bene da matti. Ma che sono come un sottoinsieme della città. Per tutto il resto del tessuto cittadino, i rossoneri  sono una foto nell’album fotografico della propria vita, ma non il presente.  Da qui si deve ripartire. E’ una strada complicata, anche per i cambiamenti sociali in atto da tempo. Ma è l’unica. E in questo senso l’idea che la Lucchese sia patrimonio da far riscoprire a tutti, le strade sono tante,  modi diversi, è sicuramente  quella giusta. Oltre ai risultati sul campo. Naturalmente.

 

Fabrizio Vincenti

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