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Favarin polemico e amareggiato: "Non mi sembra che intorno alla squadra ci sia l'entusiasmo giusto. Questi ragazzi meriterebbero più attenzione"
29/09/2009 13:27
E' un Favarin carico a pallettoni quello che, il martedì successivo alla vittoria sofferta, ma meritata, contro il Celano, affronta, a mente fredda, tutto ciò che concerne i colori rossoneri. E lo fa in maniera insolitamente dura per uno come lui che, al contrario, all'esterno cerca sempre di smorzare i toni polemici per non creare inutili stati di agitazione. Questa volta, però, non ce la fa a trattenersi e le sue parole sono dettate dalla sorpresa prima, dall'amarezza poi, dalla rabbia, infine, per non riuscire a spiegarsi come sia possibile, in una città come Lucca, "avere una squadra che da sedici mesi è in testa alla classifica di due campionati e allo stadio vengono sempre le stesse persone, quando in altri contesti ce ne sarebbero, minimo, cinque o seimila a domenica".
Quali siano gli altri contesti il tecnico non lo dice, ma non ci vuole certo la laurea per comprendere che il riferimento potrebbe andare benissimo per innumerevoli altre piazze calcistiche della Toscana, a cominciare da Pisa e Livorno. Vecchio e annoso problema, quello decantato da Giancarlo Favarin, problema che, però, è giunto il momento di affrontare a viso aperto. E' ovvio che il mister rossonero non ce l'ha con quei tifosi che, puntualmente, la domenica casalinga sono sugli spalti di tribuna e gradinata. Ce l'ha, invece e molto, con chi allo stadio non viene mai, fermo restando, ovviamente, il rispetto per la decisione di ognuno.
"Al di là dei risultati - continua Favarin - credo che la squadra abbia giocato un buon calcio, abbia dimostrato di avere carattere, di saper soffrire e vincere anche quando si trova in svantaggio. Eppure tutto questo non basta per avere più tifosi allo stadio. Se la mia vuole essere una polemica? Certamente. Una squadra che da sedici mesi è in testa e che ha perso solamente cinque o sei partite meriterebbe ben altra attenzione. Questa freddezza non riesco a capirla, faccio fatica a metabolizzarla".
Non crede che sia proprio una questione di carattere, della città e, ovviamente, dei suoi abitanti, i lucchesi? In sostanza, non pensa che si tratti di una caratteristica congenita?
"Non lo so, ma se così fosse, allora, dopo non possono pretendere più di tanto, non possono chiedere alla società e alla squadra quello che loro sono i primi a non saper dare. La gente dovrebbe essere positiva, aiutarci, farci sentire il suo calore, mai lasciarci soli. Il cammino è ancora lungo, se vogliamo raggiungere l'obiettivo dobbiamo essere uniti".
Dalle sue parole traspare molta amarezza.
"Un po' di amarezza c'è, non lo nego, ma io vado avanti per la mia strada e penso a centrare quello che ci siamo proposti. Il nostro obiettivo è di arrivare tra le prime cinque in classifica, Per ora stiamo mantenendo fede ai propositi".
Perché, aveva qualche dubbio?
"No, ho sempre creduto in questo gruppo così come credo nei nuovi arrivati. Certo, non mi aspettavo, dopo sei partite, di trovarmi a 15 punti e con cinque di vantaggio sulla seconda. Da parte nostra, devo ammetterlo, c'è molta convinzione. Non so dove possiamo arrivare, ma stiamo facendo davvero molto bene".
A mente fredda come vede la gara di domenica contro il Celano?
"Domenica è stata una gara difficile, ci siamo complicati la vita da soli, sia in un senso sia nell'altro, ossia sia prendendo un gol su un nostro errore, sia sbagliando le numerose occasioni da rete che abbiamo avuto. La partita poteva essere incanalata in maniera diversa, ma allo stesso tempo la squadra ha messo in mostra un carattere straordinario e una reazione incredibile. Questa è la nota positiva oltre, ovviamente, al risultato".
Gazzetta Lucchese