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Taddeucci, ritratto-intervista di un modesto che apprezza la vita per quello che gli dā
23/09/2009 09:17
Marino Taddeucci il giorno dopo? No, Marino Taddeucci due giorni dopo il gol che gli ha spalancato le porte della gloria, quantomeno per una settimana e all'interno dell'universo rossonero, nonché quelle della riconoscenza eterna di Favarin che buttandolo in campo a otto minuti dalla fine, ha pescato il jolly. Questo ragazzo di poco più di 25 anni - figlio di uno dei più famosi pasticceri di Lucca, futuro proprietario del negozio di piazza San Michele, quella Pasticceria Taddeucci la quale detiene uno storico e invidiato primato: tutti, ormai, fanno il buccellato, ma solo nel negozio di Marino c'è quello originale, il buccellato doc o dop che dir si voglia - colpisce, innanzitutto, per la sua umiltà e per la sua educazione. Mai sopra le righe almeno in pubblico, scatenato, ovviamente, quando si trova in mezzo agli amici o ai compagni di squadra.
Dicono che quando sei andato a esultare sotto i tifosi rossoneri ti hanno sentito gridare un 'Pisa merda'.
"E' vero, forse ho esagerato un po'... ma chi se ne importa".
Una rete straordinariamente importante. Inoltre, rivedendo le immagini, sembra tu sia saltato in anticipo e abbia colpito la palla rimanendo quasi fermo a mezz'aria.
"Ho colpito di testa, un po' come mi ha sempre insegnato il mio vecchio allenatore quando giocavo a Pietrasanta, Mosti. Lui mi diceva sempre di saltare in leggero anticipo, così quando la palla arrivava, potevo colpirla più forte essendo già in posizione. Così dicendo mi portava l'esempio del cacciatore. Se spara seguendo la preda che vola non riuscirà mai a colpirla perché sarà sempre un po' più in là rispetto ai pallini, ma se spari un po' prima e un po' in avanti, i pallini arriveranno proprio al momento del passaggio del volatile".
Segnare un gol, centrare i tre punti dopo un minuto che si è entrati in campo, non è male vero?
"Assolutamente. In settimana mi avevano pronosticato un gol, da Umberto Sereni, che in negozio mi aveva annunciato grosse novità al mio allenatore del Calenzano, che mi ha telefonato per dirmi che avrei segnato. L'anno scorso, infatti, non sbagliava un colpo e di reti ne ho fatte parecchie".
Qual è stata la telefonata che ricordi di più dopo l'impresa di Gradisca d'Isonzo?
"Maneschi mi ha telefonato e mi ha detto che il Calenzano aveva perso, ma che con il mio gol avevo fatto felice tutta la squadra".
Finita la festa, ecco il ritorno tra le mura della pasticceria di piazza San michele.
"Il lunedì mattina dormo anche perché siamo tornati molto tardi dalla trasferta. Figurarsi che con tiutte le chiamate che ho avuto il cellulare si è scaricato e poi mi hanno anche detto che lo avevo spento apposta per non rispondere a tutti, quasi fossi diventato chissà chi. Sì, il ritorno in pasticceria non mi crea problemi e non me li ha mai creati. Questo è il negozio in cui lavoro e dove lavorano i miei genitori e i miei parenti. Il calcio è una bella avventura, ma sono vecchio e dove vuoi che possa arrivare?".
Ci sono giocatori che sono partiti presto, ma sono arrivati tardi.
"Staremo a vedere. Io, comunque, sono contento così. Sapevo, mi era stato chiaramente detto, che avrei fatto molta panchina e che non sarei partito titolare. Ho accettato consapevole e ho rifiutato altre offerte più allettanti, ma per me giocare nella squadra della mia città era un sogno che si è avverato. Succeda quel che succeda, io sono qui".
Fisicamente come si sente?
"Sto benissimo, inutile nasconderlo".
Domenica con il Celano partirà titolare?
"No, non esageriamo. Importante, però, è farsi trovare pronto quando il mister chiama. Contro l'Itala San Marco mancavano pochi minuti e il mister mi ha guardato e mi ha detto di cambiarmi perché sarei entrato. Io mi sono allacciato le scarpe e, tra me e me, mi sono detto, guardandole, che l'anno scorso mi avevano fatto segnare una raffica di gol, chissà se mi avrebbero aiutato anche in questa occasione. Lo hanno fatto e non le cambio più".
Gazzetta Lucchese