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Niente fischi a chi tira la carretta rossonera da oltre un anno. Venturelli č un esempio da incoraggiare e basta
29/09/2009 09:07
Avvertenza per il giocatore oggetto del presente articolo.
Chi scrive è notoriamente portato a sposare cause perse, un motivo in
più per fare gli scongiuri che ritiene opportuni. Ma a stare
zitti proprio non ce la facciamo. Domenica, in mezzo ad una giornata da
incorniciare - mai come contro il Celano gli assenti hanno avuto torto,
perché certe emozioni non hanno prezzo, figuriamoci quindici euro - c'è
qualcosa che non ci è piaciuto. Per niente. E non sono stati tanto gli
urlacci sguaiati di quattro-tre-due-uno gatti, quanto i fischi per
Venturelli all'uscita dal campo.
Sugli urlacci non vale la pena nemmeno soffermarcisi più di tanto.
Da questa sorta di forca caudina ci sono passati tutti gli allenatori
degli ultimi decenni. Che sia manìa di protagonismo o voglia di sfogare
la tensione settimanale francamente non ci interessa. In una
graduatoria dell'assurdo ricordiamo casi ancora più grotteschi;
l'ultimo in ordine di apparizione contro il Crociati Noceto, alla fine
dello scorsa annata quando il povero Vannucci, reduce da una splendida
stagione e stravincitore in campionato come tutti i suoi compagni, fu
investito da una sequenza ininterrotta di improperi sempre provenienti
- più o meno - dal solito settore della tribuna. Evidentemente c'è
gente che paga il biglietto pensando che il diritto principale connesso
ad esso sia l'insulto libero. Povera gente e nulla più.
I fischi su Venturelli, invece, ci lasciano più perplessi. Non erano
i fischi di quattro tifosi, ma di molti di più, anche se sempre di una
minoranza dei presenti. O almeno così ci è parso. Fermo restando il più
che legittimo diritto di critica che si esprime anche in questo modo,
non possiamo fare altro che ricordare una volta ancora che la
riconoscenza è una moneta del giorno prima. Mai attuale. E allora forse
è il caso di rinfrescare la memoria. Venturelli, se aveva un debito con
la città lo ha pagato. Perché è un uomo che si è assunto sempre le
proprie responsabilità, senza nascondersi. Solo per questo crediamo
meriti rispetto. Ha sbagliato anni fa, e grossolanamente, stupidamente,
ma ha fatto subito retromarcia senza trincerarsi dietro scuse di
comodo. Ricordiamo ancora un suo intervento in una trasmissione
televisiva poco dopo quel maledetto Lucchese-Triestina.
Ha accettato, a distanza di anni, la sfida di scendere sino in serie
D e di provare a far bene nella sua città; si è riconquistato la
fiducia grazie a prestazioni di carattere, a un ruolo di guida che
condivide con pochi altri nello spogliatoio. Ci ha messo sempre la
gamba, pur non stando bene, tenendo duro per provare a restare in campo
sino a quando la sua Lucchese ha iniziato a prendere il largo. Si è
operato per un problema grave, ma ha stretto i denti e accorciato i
tempi di recupero. Ha voluto esserci a tutti i costi, insomma, anche
quest'anno. E' ancora fuori condizione. Si vede, ma non potrebbe essere
diversamente, visto tutto quello che ha passato.
In questo momento la sua intelligenza tattica e il suo senso della
posizione non bastano; probabilmente ci vorrà ancora del tempo per
rivederlo a un livello consono ai suoi standard. Ma anche in questo
inizio di stagione ha voluto metterci la faccia. Perché giocare ora può
essere più un autogol che altro, con una difesa che non è nel suo
insieme al meglio. Alla chiamata del mister ha detto ancora una
volta sì ed è stato tra i primi a scattare dalla panchina e travolgere
Biggi al gol decisivo contro il Celano. Possiamo portare pazienza (e
riconoscenza) o tutto quanto fatto deve essere azzerato da due
prestazioni nettamente insufficienti?
Fabrizio Vincenti