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Baldini, l'ex di lusso: "Cara Lucchese, domenica sarā una gran bella gara. A San Marino come scelta di vita: amo troppo questo sport e continuo a divertirmi"
02/12/2009 11:44
"La mia nascita calcistica è lì". Sentirselo dire da un giocatore che ha indossato alcune delle più importanti casacche delle squadre italiane fa sempre un certo effetto. Vuoi perché da anni la Lucchese manca dai palcoscenici che contano, vuoi perché si sente dalla voce, dal tono, dalla più o meno accentuata enfasi quando l'interlocutore dice qualcosa perché la deve dire o perché la sente. Francesco Baldini, trentasei primavere a marzo, è nato calcisticamente a Lucca prima di girare mezza Italia e non solo. E Lucca ancora gli dice qualcosa di importante. Si sente da come ne parla. Da due stagioni è approdato al San Marino, quando ormai era a un passo dal ritiro. Questioni di cuore, come dice lui stesso.
"La mia compagna è di queste parti e ho pure un figlio di cinque mesi nato qui. Dopo l'esperienza di Lugano volevo chiudere con il calcio; poi il San Marino, sapendo dei miei legami affettivi, mi ha chiesto nel dicembre scorso di indossare questa maglia ed eccomi qua".
Dalla A al Lugano in Svizzera alla Lega Pro 2: pentito?
"No, per niente. Quando ho accettato questa proposta avevo ancora un anno di contratto con il Genoa, ma mi andava di tentare questa sfida. Amo troppo il calcio, l'ho dentro di me e lo trovo bello a tutti i livelli. Quando mi è stata fatta questa offerta ho detto sì con convinzione".
Non deve essere facile però scendere di così tante categorie per uno ha giocato nella Juventus, nel Napoli, nel Genoa e via dicendo.
"Il calcio a questi livelli è indubbiamente diverso: più agonistico, meno tecnico e c'è pure da correre di più, ma gli stimoli, se si vuole, si trovano lo stesso. Personalmente li trovo in un rimprovero di Evani, il mio allenatore, nei consigli che ti chiedono i più giovani e nel fatto che ho un grande spirito di competizione: a me fare figurette, magari con i più giovani che ti scappano via sotto le gambe, non mi va proprio".
E non le capita di pensare a quei momenti in serie A?
"Devo portare dietrocon me il meno possibile, altrimenti si rischiano solo brutte figure. Non si vive di ricordi".
La sua è una carriera davvero di alto livello: un flash che si porta dietro per tutta la vita lo avrà per forza.
"Gliene dico tre: l'esordio in rossonero con Marcello Lippi, la comunicazione che mi voleva la Juventus datami dall'allora presidente Maestrelli e la marcatura di Weah del Milan, appena diventato pallone d'oro".
L'ha nominata lei, ci saremmo comunque arrivati: la Lucchese.
"E' la mia nascita calcistica, sono arrivato a Lucca a 12 anni, ho fatto tutta la trafila nel settore giovanile rossonero. Mi prese Luporini, allora responsabile del settore. Sono legatissimo alla Lucchese, anche se la mia Lucchese era un'altra, quella di Maestrelli e Grassi".
Dvoe fece l'esordio in maglia rossonera con Lippi?
"In un Lecce-Lucchese che vincemmo per 1-0, ma il ricordo più bello fu il derby con il Pisa che ci aggiudicammo all'Arena Garibaldi con gol di Tramezzani e Russo. A pensare a quei momenti mi viene ancora la pelle d'oca".
Poi arrivò il lancio definitivo con Franco Scoglio.
"L'estate successiva mi aspettavo di essere nella rosa, ma Orrico non mi volle con sé. Per fortuna mia e sfortuna sua fu esonerato e con Scoglio mi ritagliai il mio spazio".
Veniamo ai giorni nostri: domenica il suo San Marino contro la Lucchese: che gara sarà?
"Noi siamo una squadra che cerca di fare suo il credo dell'allenatore, ovvero quello di un calcio d'attacco, che cura la fase offensiva a 360°. Proviamo sempre a giocare a pallone, anche per quello a volte subiamo qualche rete. Contro i rossoneri mi aspetto una bella gara. Conosciamo il potenziale della Lucchese e questa partita l'aspettiamo già da un po'".
Cosa la preoccupa dei rossoneri?
"Non è una formazione con un bomber da due cifre: è il collettivo, la squadra nel suo complesso, la vera forza dei rossoneri. Del resto sono un gruppo in larga parte identico a quello che ha vinto lo scorso anno il campionato: dovremo stare attenti al loro gioco".
Fabrizio Vincenti