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"Chicco" Evani, mister d'attacco: "Proviamo a imporre il gioco, non a subirlo, ma dobbiano crescere come maturitā. Della Lucchese mi colpisce la continuitā, tipica delle grandi squadre"
04/12/2009 16:40
Trecento partite in serie A, quindici volte in azzurro, un
mondiale perso ai rigori, ma lui il penalty lo trasformò e fu tra i
pochi, scudetti, coppe dei campioni, allenatori che si chiamano, tra
gli altri, Arrigo Sacchi e Fabio Capello. E un nome di battesimo che fa
Alberico: con la c. Non Alberigo come si ostina a chiamarlo persino
l'enciclopedia on line di Wikipedia. Alberico Evani è tutto questo e
molto di più, soprattutto per i tifosi milanisti. Evani, da qualche
anno, allena. Prima, tutta la trafila nel settore giovanile della sua
seconda casa, ovvero il Milan, sino alla formazione Primavera. Poi, da
luglio, ha scelto il calcio dei grandi, approdando a San Marino e
portandosi dietro un modo di intendere il calcio che è quello di chi lo
ha allenato per anni.
Evani: dal settore giovanile del Milan al San Marino, perché?
"Fa parte di un percorso professionale che mi ha visto partire dai
bambini più piccoli del Milan sino ad arrivare alla squadra Primavera
che è l'anticamera del calcio vero. Mi è parso il momento di provare
l'avventura nel calcio professionistico, sia pure dal gradino più
basso".
Qual è stato l'impatto?
"Dire senza grosse difficoltà. Ho dei ragazzi maturi, un bel gruppo a
cui cerco di trasmettere qualcosa e mi arrichisco a mia volta nel
contatto con loro".
La sua filosofia di gioco in poche parole.
"Imporre il gioco e non subirlo. Cerco di impostare una squadra votata
all'attacco, che prediliga il gioco, che cerchi sempre la vittoria, che
se fa un gol provi a fare il secondo, così come hanno sempre insegnato
a me. Provo a trasmettere questi concetti perché son convinto che il
calcio, come spettacolo, ne abbia un gran bisogno".
E il suo San Marino la sta seguendo su questa strada?
"Possiamo fare di più sul piano della maturità, della capacità di
evitare le disattenzioni. Anche in attacco a volte non riusciamo a
sfruttare a dovere le situazioni che ci capitano, per esempio sui calci
piazzati".
A Colle Val D'Elsa, domenica scorsa, non siete riusciti a centrare
quella vittoria che vi avrebbe tenuto nella scia della capolista.
"Potevamo ottenere qualcosa in più. Soprattutto nel primo tempo quando
meritavamo di andare in vantaggio. C'è stata una prima disattenzione
che ha provocato il gol dei senesi a cui avevamo rimediato giungendo a
ribaltare la partita. Poi un'altra leggerezza per mancanza di maturità,
che forse stenta ad arrivare. E poi ci siamo trovati a giocare con un
solo pallone, con la squadra di casa che perdeva tempo in tutti i modi.
Sono toscano e dalle mie parti non mi aspettavo certi atteggiamenti".
Domenica incontrete la Lucchese: due squadre offensive, la prima contro la seconda in classifica.
"Dei rossoneri mi sta colpendo la continuità. Hanno accusato una sola
battuta a vuoto, probabilmente in una giornata storta. La continuità è
l'arma delle grandi squadre. E poi la Lucchese può contare su molti
giocatori esperti, da categoria superiore. Alcuni di essi li conosco
personalmente tipo Chadi e Mariotti che vengono dalla mia città, Massa.
Il primo si ferma sempre a fare colazione nel bar di mio nipote. E' una
squadra tosta e per noi sarà una bella sfida".
Fabrizio Vincenti

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