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Confortini, autore di "Grande Vigna!": "Sandro, un ragazzo senza crociati e senza fortuna che non sarā mai uno qualunque nella storia della Lucchese"

24/12/2009 13:15

Centoventicinque pagine da leggere per tornare indietro nel tempo, per capire cosa vuol dire saper soffrire e lottare contro il destino, per comprendere che i colori rossoneri sono nel cuore di tanti. Anche di chi, come Sandro Vignini, è morto. Morto male, molto male, come tutti quelli che se ne vanno presto, troppo presto, quando ancora potrebbero dare tanto agli altri, quando ancora hanno voglia di sognare e di lottare. Ci ha pensato Bruno Confortini (nella foto) a rendere giustizia a questo ragazzo a cui le cose non sono mai venute da sole, con una bella biografia "Grande Vigna!" presentata negli scorsi giorni al Centro intitolato da Vittorio Tosto proprio al giocatore scomparso in un incidente stradale nel 2005. Confortini, il cui libro è in vendita presso il Centro Vignini e presso libreria DF, via delle Ville, San Marco e corso Garibaldi, 54 al prezzo di 15 euro, ha saputo tratteggiare al meglio il ritratto di un giocatore che a Lucca ha lasciato una traccia importante e di un uomo ricco di umanità. Che spesso rimane celata per chi i giocatori li vede solo in campo la domenica.

Lei è di Vicchio, come Sandro Vignini: come nasce l'idea di un libro su di lui?
"L'idea del libro era di Sandro. Credeva, senza vanagloria, che la sua storia potesse insegnare qualcosa, soprattutto ai giovani che si avvicinano allo sport. E aveva , a parer mio, ragione. Ne avevamo parlato mesi prima dell'incidente e avevamo registrato un paio d'ore di audiocassette, testimonianza che ritrovate nel libro".

Vignini e Vicchio: un legame che non si è mai sciolto, nonostante abbia girato mezza Italia da calciatore.
"E' vero. Sandro era molto legato al suo paese, agli amici, agli affetti familiari. Prova ne sia che non si è mai voluto allontanare molto da casa. L'affetto e la stima che ancora accompagna il suo nome in paese ne è un'altra testimonianza".

Una vita difficile, quella di Vignini, forse proprio per questo più forte di tanti, ma, per certi aspetti, più debole, più soggetto a dover pagare un tributo sul piano della sensibilità, della sofferenza.
"Certo, vita difficile, partita in salita, avendo troppo presto perduto i genitori. Anche per questo che Sandro è stato bravo, intelligente e di gran carattere a fare quello che ha fatto. Del resto queste sofferenze l'avevano dotato di una sensibilità che riusciva a riportare anche in un mondo particolare come quello del calcio. E per questo è grande il ricordo di Sandro in quel mondo, che di rado conosce personaggi di questo spessore umano".

Testardo, generoso, serio, umile, perbene e bravo, calcisticamente parlando. Tutti aggettivi che si adattano a Vignini: cosa si può dire di più su di lui? Magari dei lati meno conosciuti?
"Sandro era vulcanico, mille idee in testa, un entusiasta della vita e nello stesso tempo preoccupatissimo, fin quasi all'ossessione, per il futuro della sua famiglia; aveva grandi picchi di entusiasmo e vitalità e nello stesso tempo momenti di grande preoccupazione per i suoi cari".

Nel suo libro, più volte, viene fatto riferimento a quella famosa riga dei campi di serie A che Vignini non è riuscito a varcare per poco, quasi per un niente. Un rimpianto per lui?
"Certamente era un rimpianto, lo sarebbe per chiunque. Ma lo viveva con tranquillità, serenità. Convinto (e orgoglioso) di aver fatto il possibile per varcarla quella riga. Poi sapeva, da ragazzo intelligente, che non tutto dipende da noi. Ci sono gli altri, c'è il Caso, o Destino, o comunque lo si voglia chiamare. E mi pare che nel caso di Sandro, questa componente ha avuto soprattutto un peso negativo. Con altri non è successo. Con lui sì".

Lucca e Vignini: un amore lungo e intenso. Cosa ricordava di più di quel periodo?
"Il gruppo che si era creato anche fuori dal campo e che poi si è mantenuto; gli insegnamenti diversi ma tutti validi dei grandi allenatori avuti; le gioie delle vittorie e dei bei campionati fatti; l'impegno che sempre aveva profuso per quella maglia, per quella sua seconda casa che era diventata Lucca, anche giocando spesso in condizioni non ottimali".

C'era una gara in particolare che ricordava con maggiore intensità?
"Può sembrare strano,ma conoscendo Sandro non lo è: ricordava soprattutto una partita in cui aveva incrociato, e "picchiato" da par suo, un giovane calciatore, una promessa del calcio italiano- il lucchese Federico Pisani- che pochi anni dopo sarebbe morto in un incidente stradale. Naturalmente ricordava anche altre partite e campionati particolarmente positivi, ma quel ragazzo gli era rimasto impresso in maniera particolare".

Con Orrico, un rapporto di odio e amore? O che altro?
"Odio non direi proprio. E' vero, Orrico cercava nei calciatori "l'anima del diavolo" e questo poteva creare qualche volta attriti, scontri. Ma la stima per l'uomo e il professionista era massima e sincera. E, del resto, contraccambiata".

Al momento dell'addio da Lucca, però, forse, come spesso accade in questi casi, poche manifestazioni di affetto, che però gli sono state tributate post mortem. Un classico, amaro quanto si vuole, ma un classico.
"E' vero, il gran circo del calcio e dello sport in particolare, dimentica presto. L'attualità ha il suo peso. Ma poi, col passar degli anni, il valore dell'uomo oltre che del calciatore, viene fuori. Viene fuori la Storia, quello che rimane davvero.E mi sembra evidente che nel caso di Sandro Lucca "non dimentica" come dice Vittorio Tosto. Nella storia della Lucchese, Vignini non sarà mai uno qualunque".

Nella sua biografia non c'è traccia o quasi del tragico epilogo con l'incidente stradale. Una scelta dettata da cosa?
"E' una scelta mia. Ho voluto mettere l'accento sulla storia di Sandro, dove ha profuso le sue energie , l'anima e il cuore. Quello per cui va ricordato. L'incidente che lo ha tolto all'affetto dei suoi cari e degli amici, è qualcosa di irraccontabile. E' accaduto e non possiamo farci niente. Se Sandro avesse potuto tirare un "scarpata" al Caso lo avrebbe fatto, potete crederci. Ma non ha potuto".

Il suo sogno di un centro sportivo giovanile nel Mugello pensa sarà destinato a restare tale oppure qualcosa, nonostante la tragedia, si sta tuttora muovendo?
"Sandro, lo ripeto, era un vulcano e un trascinatore. Senza di lui, credo difficile che quel suo sogno si avveri. E' Vittorio Tosto e gli amici di Lucca che , almeno in parte, stanno inverando quello che Sandro avrebbe voluto fare. Qui in Mugello la vedo difficile".

Lei, giustamente, nella prefazione parla di una storia, non di una storia minore: cosa lascia Sandro Vignini a chi l'ha conosciuto o a chi lo conoscerà attraverso questa sua pubblicazione?
"Spero di aver reso giustizia, con il mio racconto, alla bella storia di un ragazzo per bene, generoso, bravo nel suo lavoro, di grandi valori morali. Chi lo ha conosciuto davvero, sa già chi era Sandro e la mia storia può solo aggiungere qualche conoscenza in più; chi non lo ha conosciuto spero possa apprezzare soprattutto l'amore per la vita di un ragazzo generoso e leale in campo e fuori dal campo. Un ragazzo che-come ha scritto un amico giornalista fiorentino- "senza crociati e senza fortuna" ha scritto una bella pagina di sport e di vita".

Fabrizio Vincenti

 

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