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Un bambino, una bandiera in mano, i colori rossoneri nel cuore sin da... piccoli
21/12/2009 15:04
Del pomeriggio freddo ma non freddissimo di Poggibonsi, dove lo diciamo subito si sarebbe potuto giocare se la società ospitante si fosse mossa con un po' più di sollecitudine, ma del resto - devono aver ragionato i dirigenti giallorossi - con questa Lucchese e in questo momento c'è solo da perdere: meglio rinviare a tempi migliori; di quel pomeriggio, dicevamo, ci resterà nella mente un'altra bella immagine di questa stagione che ne già ha regalate parecchie di emozioni.
E' quella che vedete a corredo di questo scritto. Una famiglia, con tanto di bandiera, che va al seguito dei rossoneri. Anche sotto la neve. Come modo per trascorrere insieme la domenica. Con la voglia e la tranquillità di passare un pomeriggio divertendosi, magari facendo una buona mangiata e, soprattutto, alimentando la passione per la Lucchese.
La scena ci rimanda indietro nel tempo. Tanto tempo fa. Primi anni settanta. Empoli-Lucchese, risultato zero a zero. Con un altro bambino che aveva la sua bandiera rossonera, presa dal padre in via Fillungo al Serra, un negozio che non c'è più da anni, sostituito da una delle tante catene che rendono tutti uguali (e brutti) i centri storici di questa nostra bella, anarchica, unica Italia. Sempre più (purtroppo) mondo, sempre meno Italia.
Una bandiera rossonera con al centro la Pantera, la Torre Guinigi, un pallone e una scritta. Lucchese Libertas 1905. Diversa nella grafica eppure perfettamente uguale. Vedere quel bambino sorridere mentre la sventolava, mentre la riepiegava orgoglioso ci ha fatto piacere da matti. La retorica sul fatto che il domani appartiene ai più giovani è talmente ovvia da non meritare spazio. Ma va anche detto che l'affermazione è tanto retorica quanto vera.
Se la Lucchese ha un calo negli spettatori da anni e anni è anche perché intere generazioni di piccoli tifosi non hanno conosciuto il Porta Elisa, non sanno nemmeno cosa è a momenti. Accanto ai tifosi disamorati ci sono loro: i mai pervenuti. Un buco e un danno enorme. Viani e gli altri dirigenti rossoneri stanno provando, con impegno, a smuovere le acque. Non è compito facile. Per niente. Ne sanno qualcosa Torre e Luchi che ci provarono negli scorsi anni. E' una semina che non si sa se e quando darà frutti. Ma va fatta.
Gli etologi parlano di imprinting per dire come alcuni gesti, attitudini, cose che si fissano da piccoli restano per tutta la vita. Konrad Lorenz ha dedicato la sua vita per dimostrarlo. E è così per gli animali come per gli uomini. Che in parte sono pure animali. Far crescere i ragazzi a pane, nutella e Lucchese sarebbe l'unico rimedio, supportato dai risultati naturalmente, per porre fine alla latitanza di intere fasce giovanili e rivedere quella vitalità allo stadio che solo chi ha pochi anni sulle spalle possiede.
Fargli scoprire il divertimento che offre il calcio dal vivo, lo sottolineiamo a chiare lettere: dal vivo, non ha prezzo. Gli slogan non ci piacciono. Il calcio fa skyfo lo lasciamo dire ad altri. Ma il calcio vero è quello sulla gradinata. Con la sciarpa al collo. Con il freddo. Con il caldo. Con il respiro di tanti che soffrono e gioiscono accanto. Con la presenza, a volte difficile da digerire, ma altrettanto utile, di chi esulta al posto tuo perché è lui a vincere. Con il gol che ti fa impazzire e abbracciare con il primo che capita. Con la tua bandiera al vento. Questo è il calcio.
Il resto è spettacolo, in parte fiction, offerto da una scatoletta di plastica e fili e da un telecomando. Un'altra cosa. Un'altra storia. Una storia che nemmeno esisterebbe se non ci fosse chi, sfidando la sorte, il mal di fegato, le condizioni climatiche e a volte altro, non se ne andasse in giro con la sua bandiera per gli stadi del mondo. Tieni alta quella bandiera, bambino. E' la tua, è la nostra. E' per sempre.
Fabrizio Vincenti