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Ragghianti, coordinatore delle giovanili rossonere: "Bilancio di metā anno positivo. Lavoriamo per creare un settore giovanile dove si possa crescere con serietā, rispetto e impegno e lanciare qualche giovane in prima squadra"
05/01/2010 09:35
E' il coordinatore del settore giovanile rossonero, ma
definirlo tale è davvero riduttivo. Ivano Ragghianti, salvo qualche
breve parentesi, è da oltre quindici anni con la Lucchese. Ha visto
passare sotto i suoi occhi centinaia di giocatori, alcuni dei quali
sono arrivati anche in alto. Ora sta provando insieme ad uno staff
affiatato e davvero encombiale a risollevare il settore giovanile
rossonero dopo la tempesta del fallimento che tra i suoi effetti
collatarali provocò la disintegrazione, o quasi, di tutto quanto era
stato fatto sino ad allora.
Siamo a circa metà stagione: si può tracciare un primo bilancio per le squadre giovanili rossonere?
"Siamo
soddisfatti per quanto è stato fatto sinora. Bene anche i tecnici ai
quali non stiamo chiedendo la luna, ma che stanno facendo per il
meglio. Abbiamo cinque squadre impegnate nei campionati
professionistici e da un punto di vista quantitativo ci siamo. Ora
dobbiano lavorare per migliorare la qualità, ma è importante sapere che
siamo sulla buona strada".
Si può azzardare un bilancio anche squadra per squadra?
"Preferisco
evitarlo. Siamo ancora a metà stagione e giudizi di quel genere è
prematuro darli. Lo faremo a giugno. Certo, si può dire che nella
valutazione va tenuto di conto che c'è differenza tra un campionato
professionistico nazionale e uno regionale, ma non è ora il momento di
tracciare bilanci di quel tipo".
Senza fare nomi, si può
ipotizzare se c'è qualche giovane su cui scommettere per un futuro da
professionisti nel settore giovanile rossonero?
"Prematuro
dirlo, teniamo conto che alcune nostre formazioni schierano anche
giocatori più piccoli rispetto a quelli utilizzabili e questo ha
indubbiamente un peso. Credo che un settore giovanile lavori bene
quando riesce a lanciare qualcuno nella categoria dove milita la prima
squadra. Penso che il prossimo anno qualcosa possa anche succedere in
tal senso".
Dopo il fallimento il settore giovanile è dovuto ripartire quasi da zero: un danno notevole.
"Enorme,
basta vedere quanti ragazzi della Lucchese si stanno ben comportando in
altre squadre, a riprova che il lavoro era stato buono, ma sono
convinto che stiamo lavorando bene. Certo, ci vorrà ancora un po' di
tempo per ricreare quello che avevamo".
E qualche risultato sta già arrivando.
"La
società ci sta facendo lavorare bene e di questo va ringraziata,
oltretutto abbiamo un intero mondo che lavora con noi, penso a Sironi e
a tutti quelli che si sacrificano settimanalmente e la domenica perché
le cose vadano per il meglio. A tutti loro va detto davvero grazie,
perché a volte dall'esterno non ci si rende conto di quanto lavoro ci
sia dietro...le quinte".
Per il futuro cosa vi proponete?
"Bisogna
iniziare a cercare qualche giovane, grazie alla nostra rete di
osservatori, mirato per le esigenze specifiche delle varie formazioni,
quel lavoro di qualità a cui accennavo in precedenza. Magari puntando
gli occhi non solo dalle parti nostra, ma anche a livello nazionale".
La situazione impianti com'è?
"Buona,
perché la struttura dell'Acquedotto non è facile da trovarsi a livello
di serie C. Ovvio che si possono apportare delle migliorie e magari
provare a costruire un campo in più se ci sarà la possibilità".
Perché un ragazzo dovrebbe venire alla Lucchese?
"Perchè
qui gli diamo la possibilità di crecere con serietà, impegno e
rispetto. La possibilità che arrivi nel mondo del calcio viene semmai
dopo, ma senza quei valori non si va da nessuna parte. E qui li può
trovare".
Quanto è cambiato, in generale, il calcio giovanile?
"E'
parecchio modificato: ora si gioca un calcio veloce, più basato sulla
preparazione fisica. Rispetto a quello di qualche anno fa i ritmi sono
raddoppiati, ciononostante secondo me c'è una buona qualità in giro
anche se si deve lavorare di più sulla tecnica".
Un nome di cui si sentirà parlare.
"Punto
su Federico Carraro, classe 1992, della Fiorentina: è un esterno di
centrocampo che ha le caratteristiche giuste per arrivare a un certo
livello".
Pochi portieri italiani ormai approdano a grandi livelli: in crisi la scuola che ha sfornato fuoriclasse o che altro?
"Credo
ci sia molto una componente esterofila in questa mania dei portieri
straniere. A mio avviso portieri buoni e italiani ci sono, soltanto che
troppo spesso fanno più notizia gli acquisti effettuati all'estero".
Un obiettivo, o un sogno, per il futuro.
"Non
penso ai sogni, non mi illudo né illudo: sono per definizione un
realista. L'obiettivo è quello di riportare il settore giovanile
rossonero ai livelli che ha sempre avuto".
Fabrizio Vincenti