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Bene la prima, ma serve una riprova a Poggibonsi. E a proposito di Pantere e Aquile...
11/01/2010 11:14
Stavolta vogliamo fare i San Tommaso. Troppa la differenza in
campo tra la Lucchese e la Giacomense per poter dire che i rossoneri
hanno ripreso a marciare alla solita velocità. Certo i presupposti ci
sono tutti. Gioco, carattere, convizione, equilibrio (salvo l'ultimo
quarto d'ora) sono riapparsi anche ieri pomeriggio al Porta Elisa, ma
per dire che il cammino è ripreso preferiamo attendere mercoledì.
A
Poggibonsi, complice anche lo scontro diretto tra San Marino e Prato,
nel quale c'è da augurarsi un pari o meglio una vittoria dei padroni di
casa, sarà gara vera, contro una squadra decisamente più competitiva e
che ieri ha colto un bel pari a Bassano. Magari ci sbaglieremo, ma se i
rossoneri usciranno bene dal match in terra senese e qualche settimana
dopo a Nocera, allora i giochi saranno quasi fatti. Dando per scontate
le vittorie casalinghe nelle prossime gare.
Il suggerimento
di Chadi, come sempre tra i più lucidi tra i rossoneri, a non guardare
la classifica e ripartire come se fosse iniziato un nuovo campionato è
da prendere alla lettera. Siamo certi che questa squadra ha lo spirito
giusto e la cattiveria necessaria per non farsi trovare impreparata. Lo
stesso innesto di Potenza, ancora ampiamente da completare, lascia già
intravedere come il tessuto rossonero sia buono e solido e come gli
arrivi sembrano essere metabolizzati al meglio. Il ragazzo, va detto,
ha buone qualità. Non possiamo che augurargli che Lucca sia per lui
quello che è stata per altri. Paragoni non ne vogliamo fare, ma in quel
ruolo basta vedere gli almanacchi per capire che al Porta Elisa sono
passati giocatori di un certo tipo.
Paolo Giovannini non
finisce di stupire. Ieri è stata annunciata per quasi fatta la
comproprietà con l'Ascoli di Lenzi. Una scelta a nostro avviso felice,
ma è un altro l'aspetto che ci ha colpiti. Il diesse rossonero -
l'aveva già mostrato per l'affare Potenza - è un segugio che se ti
addenta il polpaccio non lo molla più. Prima o poi gli affari che vuole
li conclude. Con una determinazione ammirevole e una voglia di fare che
non conosce soste. Lenzi voleva piazzarlo un una squadra Primavera di
serie A o B in comproprietà e così, probabilmente, sarà. Con qualche
mese di ritardo, ma sarà. Anche per questo siamo sicuri che nonostante
in certe categorie ancora debba mettere stabilmente piede, Giovannini è
destinato a fare bene a Lucca e per tanto. Lo dicemmo tempo addietro:
lui e Favarin davvero incarnano la Lucchese del presente, ma anche
quella del futuro. Giuliani e Valentini hanno fatto non bene, ma
benissimo a confermarli ora e non a giochi fatti.
Qualche parola,
infine, su una vicenda per certi versi paradossale. Ieri c'è stato un
po' di trambusto allo stadio per uno striscione di un nuovo club -
Aquile rossonere - che avrebbe "urtato" alcuni puristi del tifo. L'arme
araldica della Lucchese è la Pantera. Si sa. Come si sa che l'Aquila è
quella di molte altre squadra, prima fra tutti la Lazio, ma anche lo
Spezia, il Catanzaro, la Cavese eccetera eccetera. Così l'idea di un
club con quel nome non è andata giù ad altri tifosi. Pare siano volate
parole grosse al punto che alcuni club, per protesta, hanno ritirato
gli striscioni in solidarietà con questo neonato club formato
principalmente da giovani.
Inopportuno, inadeguato, non
rispettoso di una certa tradizione calcistica? Senz'altro quel nome è
tutto questo, e forse quei giovani animati da tanta voglia di
fare non lo hanno tenuto debita considerazione. A Roma, nella curva
romanista, uno striscione del genere susciterebbe un misto d'ilarità e
orrore. Ma vediamo di capirci senza giri di parole. La Lucchese è di
tutti quelli che la seguono e quei giovani che non hanno smesso un
attimo di incitarla in questi anni anche dolorosi hanno tutto il
diritto, sacrosanto, di decidere come chiamare un club, anche a costo
di sfidare la storia o più modestamente il senso del ridicolo.
Certo,
un club con quel nome si adatterebbe senz'altro di più per un gruppo di
tifosi rossoneri che risiedono magari a Camporgiano o a Corfino, ma
lascia davvero amareggiati il fatto che non si perda occasione per
dividersi. A Lucca ci sono poco più di mille spettatori a partita.
Vediamo di non demotivare chi la segue con passione, a maggior ragione
se sono giovani; vediamo di non creare fratture o, peggio, problemi e
men che mai violenze anche solo verbali. E se qualcuno tra i più
anziani ha tempo spieghi loro, con parole e modi urbani, cosa
significano la Pantera e l'Aquila. Per cortesia, accendete il cervello.
E a proposito di cervelli una considerazione sulla
sortita del ministro Maroni e la sua volontà di interrompere le partite
in caso di cori razzisti. Prendiamo atto che per decreto ci sarà una
scala di gravità negli insulti allo stadio. Ai giocatori di pelle
bianca sarà possibile dire di tutto, toccare i morti, le mamme e
quant'altro di becero ogni anno viene vomitato su di essi senza
incorrere in analoghe sanzioni. Al massimo una multa. Ai professionisti
dell'antirazzismo di mestiere - che non hanno niente da invidiare a
quelli che aborriva Sciascia per l'antimafia - i nostri complimenti.
Fabrizio Vincenti